Gianfranco Giustina: il miglior giardiniere del mondo è italiano
Gianfranco Giustina: il miglior giardiniere del mondo è italiano
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Gianfranco Giustina: il miglior giardiniere del mondo è italiano

37 anni fa la famiglia Borromeo ha affidato a Gianfranco Giustina i parchi dell’Isola Bella e dell’Isola Madre che, nel 1845, Gustave Flaubert definì "il luogo più voluttuoso del pianeta"

"Una rosa è una rosa è una rosa" insegnava Gertrude Stein, ma se la coltiva Gianfranco Giustina, possiamo starne certi, diventerà una bellezza senza pari. Cinquantanove anni, nato a Borgomanero e appassionato di fiori e piante da sempre, Giustina è il mastro giardiniere di casa Borromeo, il curatore cui sono affidati, sul Lago Maggiore, i giardini dell’Isola Madre e dell’Isola Bella: il 10 aprile, la Royal horticultural society di Londra, una delle istituzioni più prestigiose del pianeta nel campo della floricoltura, gli conferirà la Rhs Memorial Medal, assegnata annualmente alla persona che, nel mondo, ha più contribuito ai progressi delle conoscenze scientifiche nel giardinaggio. E se nel 1845 Gustave Flaubert cantava le lodi dell’Isola Madre come "il luogo più voluttuoso che abbia mai visto", nel 2014 il riconoscimento a Giustina ha ridato lustro a questo magico angolo di Italia.

Una vittoria inaspettata?
Una sorpresa. I membri della Rhs formulano le loro nomination e poi si svolge una durissima selezione che sfoltisce i nominativi. Alla fine, sono rimasto solo io. Questa vittoria è stata una grande soddisfazione, il cui merito va diviso con i conti Borromeo, che mi hanno sempre lasciato libero di sperimentare le mie tecniche, e con tutti i miei collaboratori.

Ha iniziato giovanissimo un lavoro molto duro. Rimpianti?
No, mai. È vero, è un lavoro per cui bisogna fare molti sacrifici: io a 24 anni ero già capo giardiniere qui alle Isole, e in questi 37 anni di carriera abbiamo affrontato difficoltà di ogni tipo. Esperimenti di floricoltura che non riuscivano, alberi rarissimi che morivano, tifoni che hanno sradicato le piante più antiche, come il cipresso dell’Himalaya crollato nel 2006 per un fortunale; ma nonostante i problemi non ci siamo mai arresi.

Come ha fatto a diventare capo giardiniere così giovane?
Subito dopo le medie ho frequentato la prestigiosa scuola di floricoltura Domenico Aicardi di Sanremo. Avevo un ottimo curriculum e appena ho saputo che i Borromeo cercavano un giardiniere, mi sono presentato. Mi hanno assunto e dopo due anni mi hanno dato questo ruolo.

La più grande soddisfazione?
Il nostro successo è stato aver dato vita alla prima collezione di protee a cielo aperto in Italia; una delle pochissime in Europa. Queste meravigliose piante, originarie dell’emisfero australe, che da noi era quasi impossibile coltivare, ci hanno richiesto tre decenni di tentativi. Trent’anni di lavoro sembrano un’impresa che non vale la pena perseguire, e invece alla fine siamo riusciti a farle crescere; adesso il giardino dell’Isola Madre è un parco botanico al quale non manca più nulla.

Un elogio della lentezza per il giardinaggio?
Esatto. La fretta è nemica delle piante; oggi tutti si improvvisano giardinieri, e invece bisogna studiare, studiare e avere tanta pazienza. E non solo per le protee, ovviamente. Anche per fiori più comuni, come le amatissime rose.

Le tendenze cambiano ogni anno. Le seguite?
Be’, senza apparire presuntuoso, dico che noi le mode le creiamo: vado molto fiero di avere creato qui la prima collezione italiana di glicini. Così come di una spalliera di bougainvillea che ricopre una parete di Palazzo Borromeo.

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