L'eccezionale banalità di vittime e carnefici
L'eccezionale banalità di vittime e carnefici
Società

L'eccezionale banalità di vittime e carnefici

L'omicidio di Roma, un festino trasformato in mattanza, poteva riguardare chiunque? Forse no

Se ne vanno sempre i migliori?

A uccidere sono sempre i peggiori?

L'unica certezza è che le vittime e i carnefici dei casi di cronaca sono sempre iconizzate.

L'effetto che fa

In questi giorni non si parla d’altro che dei due ragazzi (gay, sottolinea qualcuno, un gay e un etero, sottolinea qualcun altro, comunque ragazzi, come se a 30 anni lo si fosse davvero ancora) che hanno ucciso “per vedere l’effetto che fa” (ci aveva già pensato in Folsom prison di Johnny Cash, “But i shot a man in Reno, just to watch him die”).

Volevano sapere l'effetto che fa?

Ora lo sanno.

E infatti hanno cercato di uccidersi, si sono costituiti, e ora piangono in galera.

La loro vita è rovinata, per sempre.

Quella dei loro genitori, pure.

Il vortice di vanità, nichilismo, droga, devianza, mondanità che ha risucchiato quei “bravi ragazzi” sembra il materiale perfetto per una campagna di sensibilizzazione sociale: non uccidete, se lo fate, ecco cosa vi succederà!

Poteva capitare a chiunque?

Ma la vittima?

La vittima è sempre innocente.

Ed è ovvio che niente giustifica quel che è successo al povero Luca, l’innocente Luca, lo sfortunato Luca, il confuso Luca, che in cambio della promessa di qualche soldo e qualche sostanza ricreativa ha raggiunto i due debosciati credendo di dover partecipare a un festino e scoprendo di dover invece partecipare a una mattanza (la sua).

Un'ingiustizia.
Però.

C'è da aggiungere un però al però, visto che i però irritano sempre i benpensanti. Perché una frase succeduta da un però secondo i paladini del "senza se e senza ma" si contraddice fino a diventare inaccettabile. Però alcune precisazioni sono necessarie, per evitare di dire ogni volta “poteva capitare a chiunque”.

Perché alla maggior parte di noi quell’sms di adescamento non è arrivato.

E la maggior parte di noi, per dei soldi e della droga, non avrebbe voluto partecipare a un festino con gente simile.

E la maggior parte di noi trentenni, non ha tempo da perdere, perché ha sogni, ambizioni, o necessità, cui deve far fronte, e lavora, o studia per trasformare la precarietà in opportunità.

Quindi no, non poteva capitare a chiunque.

Casualità e causalità

Non si tratta di demonizzare la vittima, dire che “se l’è cercata”.

L’orrore è orrore, a volte inspiegabile, altre spiegabilissimo, mai giustificabile.

E i colpevoli vanno puniti e le vittime piante, non c’è dubbio.
Però (eccolo che ritorna), non tutte le cose possono capitare a tutti.

Questo “ragazzo”, Luca, non doveva morire.

Ma al di là dei suoi gusti sessuali, che come al solito non c’entrano niente (vale lo stesso per il femminicidio, che ci piace tanto sostenere essere frutto della perversione maschile: quando ci saranno più coppie lesbiche e gay e trans, etc, etc, finiremo a parlare di lesbicicidio, gaycidio, transcidio o finalmente ammetteremo che ci sono degli individui che, a prescindere dal genere sessuale, vivono le relazioni di coppia in maniera malata?), quel tipo di vita, tra locali e promiscuità, sostanze stupefacenti e ostentazione, in cui degli uomini fatti e finiti hanno tempo e soldi da buttare in baccanali di giorni e giorni per fingersi eterni ragazzi, c'entra più che un po'.

Non è solo il male a essere banale. Anche il “bene”, lo è.

Uccidere in questo modo è di una banalità sconcertante.

Ma essere uccisi in questo modo lo è spesso altrettanto.

Questi individui, vittime e carnefici, banali, non avevano niente di eccezionale, se non, evidentemente, l'eccezionale banalità di non essere impegnati a guadagnarsi un futuro come tutti i loro coetanei che non possono permettersi il lusso di gettare alle ortiche il presente.

Possiamo girarci intorno quanto vogliamo: la cronaca nera sarà sempre piena zeppa di orrori banalissimi, compiuti o subiti da banalissimi esseri umani.

Difficile pensare possano essere completamente scongiurati.
Però, se evitassimo di impiegare le nostre energie giornalistiche, politiche, morali, nel mitizzare vittime e carnefici, e ci concentrassimo un po’ di più nell'edificare fondamenta materiali e spirituali per far sì che i giovani mettano in relazione il loro presente con il loro futuro, forse avremmo meno casi di cronaca nera da commentare.

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