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Perché il botox non è più cool. 2026, fuga dalle punturine

Perché il botox non è più cool. 2026, fuga dalle punturine

#notox, #nevertox… sui social (regno della moda botulinica) parte l’offensiva al naturale. Sempre più attrici e modelle mettono al bando le siringhe, perché pentite o ostili, rivendicando la “ruga libera”.

Quando la modella americana Hailey Bieber ha proclamato: «Mi sono impegnata a non fare il botox fino ai trent’anni», è apparsa quasi una decisione ascetica. L’annuncio urbi et orbi di una novella Giovanna d’Arco. Non avrebbe avuto tanta eco neanche se avesse detto di voler restare vergine. In fondo rinunciare alla tossina botulinica è la nuova verginità. E la socialite ha capito che il vento è cambiato. Contro le punturine fatte in pausa pranzo, e postate orgogliosamente con tanto di cappello di Babbo Natale come a dire: «Io sono pronta e voi?», si sta innalzando la muraglia del dissenso.

L’era social e il rifiuto del botox

I danni della cultura della bellezza all’interno dell’era digitale sono diventati così mostruosi da far nascere un vero movimento. Sui social volano gli hashtag #notox #nevertox #agingnaturally. «Vi succederà qualcosa di serio solo per aver voluto nascondere qualche piccolo segno del tempo», «Almeno informatevi, leggete gli effetti collaterali prima di iniettarlo», «Le rughe sono parte della vita, semplicemente esistono. L’industria ti fa credere che siano un problema», «È autolesionismo mascherato da cura del sé», postano aggressive donne da ogni parte del mondo. La paladina è Kate Winslet che in un’intervista a The Times ha dichiarato che cambiarsi i connotati a Hollywood è diventato qualcosa di devastante: «Le giovani donne non sanno più cosa significhi essere belle. Sono consapevoli di cosa si mettono in corpo?», si chiede l’attrice di Titanic.

Facce copia e incolla

In America il dibattito sulla standardizzazione dei lineamenti è infuocato, parte dalle copy&paste face, le facce copia e incolla, delle star Millennials: Anne Hathaway, Margot Robbie, Lindsay Lohan. Barbie dalla pelle liscia, una sorta di versione Ia di loro stesse. «Sta diventando terribilmente difficile invecchiare naturalmente, le donne sono ossessionate da una perenne giovinezza, per adeguarsi e raggiungere gli standard richiesti entrano in un incubo senza fine», scrive la giornalista Ellen Atlanta nel suo Pixel Flesh, saggio sulla cultura tossica dell’estetica nell’era social.

Pentite e ribelli

Da noi il primo, quindici anni fa, a essere contrario all’uso estetico del botulino e a parlare degli effetti collaterali fu il professore Antonino Di Pietro. Oggi una schiera di pentite gli chiede di essere accolta e perdonata. «A volte le sgrido», dice scherzando. «Hanno capito che non si riconoscevano più allo specchio». Le Maddalene dell’espressione che ti paralizza i muscoli in un sorriso ketaminico, dove resti uguale sia che provi un orgasmo sia che paghi l’Imu, sono in forte aumento. Da Jamie Lee Curtis, ora attivista notox, a Cameron Diaz fino a Elisabetta Gregoraci. Rimpiangono di aver passato serate con lo sguardo stralunato da botulino e le sopracciglia che si alzavano di colpo stile Rossella O’Hara in Via col vento. Levigata, lucida, priva di ogni negatività, di qualsiasi ferita, questa è l’estetica digitale descritta dal filosofo sudcoreano Byung-Chul Han ne La salvezza del bello (edizioni Nottetempo).

Le vergini e le icone naturali

Mentre dall’alto del loro yoga facciale sfrecciano le vergini, quelle che non si sono mai piegate al diktat. E che considerano un insulto sentirsi dire: «Come stai bene per la tua età». La modella Paulina Porizkova con i suoi capelli grigi da tempo predica che «invecchiare è un privilegio» e intanto imperversa sulle copertine dei magazine patinati. Isabella Ferrari, Justine Mattera, Penelope Cruz, sono come mamma le ha fatte. Fino all’apoteosi, l’irraggiungibile regina Pamela Anderson: dal costume rosso prorompente di silicone alla diva spirituale di oggi. Naturale come noi al mattino quando “scendiamo” il cane. Così chic e trasandata ha trovato l’amore e il successo. Tiè.

La Mar-a-Lago face

Replicanti seriali alla Philip K. Dick, lontane cugine delle Kardashian. Volti statici che in America chiamano “Mar-a-Lago face” perché ricalcano la first lady Melania Trump e le amiche che vivono nelle lussuose ville in Florida. È inquietante, ricorda Capitol City in The Hunger Games, una società di privilegiati artefatti. Riflette la filosofa e scrittrice Maura Gancitano: «In questi ultimi anni è peggiorato e non tocca più soltanto le donne. Quel senso di vergogna, la spinta a cambiare il proprio corpo per aderire a uno standard esterno, riguarda anche i ragazzi. Stiamo arrivando a una parità malata. Certo se ne parla di più, ma alla fine è molto difficile non considerarsi sbagliati, inadeguati. Ti senti un’eccezione se non ti uniformi. I social alimentano tutto questo con una quantità enorme di contenuti, che si influenzano a vicenda persino tra i creatori. È una continua spinta a conformarsi, a imitare, a replicare».

Bambine, skincare e algoritmo

La battaglia contro la tossina botulinica nasce dalla nauseabonda abbondanza di reel con piccole protagoniste che ci spiegano la loro skincare quotidiana. Vent’anni fa usciva Little Miss Sunshine, film che mostrava l’universo dei concorsi di bellezza per bambini. Questo è il passato. Oggi le madri fanno le punturine alle figlie di otto anni, che si lamentano per il dolore, ma sanno che non devono più salire su palchi decorati da squallidi festoni di carta. Ma su quello assai più luccicante dei social. E così le sfilate di faccine dalle guance gonfie e tese, tanto simili a Cicciobello Bua, sono la routine. In un cortocircuito grottesco: mentre noi spasmodicamente rincorriamo la giovinezza, ai pargoli impediamo di viverla. Intanto la nenia propinata dai medici-social alle adolescenti è la stessa: «Prevenire è meglio che curare». Una micro-dose di tossina botulinica, chissà non esca una rughetta sulla fronte, piuttosto di una corsa al mare. Alla fine la triste verità è che si passa la vita in bagno a fotografarsi allo specchio con lo sfondo del cesso. TikTok ospita eserciti di ventenni bellissime, che orgogliose mostrano visi scolpiti e labbra turgide. Tremendamente sole. È la nuova dipendenza di questi tempi inconsistenti. Continua la scrittrice di Specchio delle mie brame (Einaudi), tradotto pure in Cina dove è un bestseller: «La cura ossessiva della pelle è sempre più precoce, d’altronde è un settore di mercato, prima si inizia, più si guadagna. Le scelte non sono da giudicare, ma la questione è: perché lo stanno facendo? Diventa un lavoro, un obbligo, un carico mentale. È una società che non ti aiuta a vederti per quello che sei, né a scegliere a cosa dedicare le tue risorse, ma ti fa sentire costantemente non all’altezza. Vedere una ragazza che passa ore al giorno a pensare che è bruttina è uno spreco. Tutta questa fatica non li renderà mai felici. Il mito della perfezione si nutre dell’insoddisfazione, ha bisogno della nostra infelicità».

Bellezza come lotta di classe

L’algoritmo spinge costantemente avanti. Abbiamo l’illusione di avere il controllo in un ambito impossibile da governare. Ci sono sedicenni che confessano di aver pianto mentre spegnevano le candeline del compleanno, perché sentivano la giovinezza scivolare tra le dita. La vita è una corsa verso un’immagine inarrivabile, la “TikTok Face”, un po’ coniglietto, tenero gattino, piccola volpe. M’illumino d’immenso è il mantra (se Giuseppe Ungaretti sapesse a cosa lo abbiamo accostato ci fulminerebbe dall’Aldilà). Canoni irrealistici e pericolosi. Che meraviglia quando la bellezza era un dono della genetica insieme a una buona dose di fortuna. Oggi è diventata lotta di classe. Sei bello nella misura in cui te lo puoi permettere. In Italia si stima che siamo sui 600 mila trattamenti all’anno. La spesa si aggira sugli 80 milioni, quasi il 20 per cento in più del 2024.

Il ritorno delle occhiaie chic

Jessica DeFino, la più temuta beauty reporter americana, ha raccontato di un ritorno ai canoni estetici francesi. Guai a toccare le occhiaie, simbolo di notti vissute. Insomma Léa Seydoux nel mondo virtuale, noi in piedi sul 53 alle sei del mattino in quello reale. Un nuovo trend da copiare? È assai più semplice: alla fine è solo una questione di denaro. Se vuoi eliminare lo sguardo affaticato ti verrà a costare diecimila euro. La moda si adegua alla crisi. Così, fedeli alla linea, dichiariamo convinte che le “Vuitton” sotto gli occhi sono tremendamente chic.

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