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Società

2015: tra rimpianti e propositi, piccole soddisfazioni

Finisce l'anno, è tempo di bilanci e speranze, ma non solo

La fine dell'anno è il classico momento di bilanci e propositi, rimpianti e aspirazioni.

Il 2015 appena scorso si frantuma in elenchi, mentali e non, di decine di cose non fatte che si sarebbero volute fare, decine di cose fatte che si sarebbero volute non fare, e soprattutto di cose che si vorranno fare nel 2016.

A salvarci dall'ansia, ci vengono in soccorso le cose non fatte che si è contenti di non aver fatto, gli appuntamenti mancati che si è contenti di aver mancato, le cose che non si sanno è che si è contenti di non sapere. Una salutare pratica antiansia nei giorni di Capodanno, un modo per non essere troppo critici per come ci sono andate le cose o troppo preoccupati per come ci andranno, e passare un ultimo giorno di 2015 perfettamente soddisfatti, anche della propria ignorante inettitudine.

Ho stilato il mio piccolo elenco:

1) Expo: non ci sono andato. Non ne ho letto nulla. Non ho visto foto o servizi televisivi. Non ne so, assolutamente, nulla. Al netto dei bilanci economici positivi, di culturale non avrei saputo vederci molto.

Fiere piccole e grandi, tendenzialmente, mi disgustano. So che non è stato solo questo, ma niente di quanto dettomi da amici e parenti che ci sono andati è riuscito a togliermi dalla testa che si trattasse solo di grossi tendoni pacchiani con cibi più cari che esotici, da consumare in fretta e furia, travolti da folle di turisti tanto ineducate al buon cibo, quanto ineducate al buongusto.

2) Giubileo: dura un anno, vorrò andarci, ma tra inizio e fine, meglio il centro.

Se l' esperienza vale, da un punto di vista spirituale e culturale, meglio andarci quando l'impressione di trovarsi davanti a un pellegrinaggio superi quella di trovarsi davanti a un raduno di boy-scout.

La Sindone a Torino mi è bastata. Se voglio trovarmi in fila tra cafoni rumorosi che ammantano la loro cafonaggine di un'aurea ieratica, vado all'acqua park, o all'outlet. Per lavarmi la coscienza il 2016 andrà benissimo lo stesso.

3) Star Wars: tanto vale confessarlo. Non ho mai visto i precedenti.

No, nemmeno la prima trilogia. È grave, vorrei rimediare, è sempre stato un mio enorme scheletro nell'armadio. Eppure, delle tante volte che mi sono riproposto una maratona solitaria, per recuperare le vecchie trilogie e non trovarmi più in imbarazzo col mondo, nessuna è andata in porto.

Finirà che mi troverò con nove film da vedere, sperando di non lasciarci le penne scoprendo che mi ero perso davvero qualcosa.

4) Sottomissione: brutto da dirsi, ma si è trattato del "lancio" editoriale meglio riuscito della storia. Della campagna di marketing librario più efficace di sempre, se contiamo che non è costata neanche un euro, ad autore ed editore.

Se scrivi un libro che parla dell'islamizzazione dell'Europa (peraltro, politicamente parlando, si tratta di una panzana buona al massimo per razzisti e creduloni), ed esce il giorno in cui dei sedicenti islamici fanno fuori a colpi di kalashnikov dei sedicenti paladini del libero pensiero, hai voglia a diventare il libro dell'anno. Lo leggerò l'anno prossimo.

5) Il volo: hanno vinto Sanremo, sono andati ovunque, rappresentano la canzone italiana nel mondo. Tutti li amano. Eppure, sono straordinariamente soddisfatto di aver cambiato canale o stazione radio a ogni accenno delle loro canzoni, e di ignorare almeno in parte le ragioni per cui la loro "grande amore" gli ha procurato un grande successo.

Avrei potuto scoprire di vivere in un mondo molto più brutto di quanto chiudermi in una bolla di pregiudizi non mi abbia fatto pensare.

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