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Cinque motivi per cui Lenovo Phab 2 Pro è lo smartphone che volevamo

Dopo due anni di test e indiscrezioni ecco il telefonino che mappa l’ambiente e dove app e giochi prendono forma. Arriva a settembre a 499 dollari

Finalmente qualcosa di nuovo. Il 2016 si appresta ad essere un anno cruciale per il settore smartphone che, complice un’evidente saturazione del mercato, rischia di perdere parecchi utenti. La convinzione è che non valga più la pena spendere quattrini per cambiare modello di telefono ogni anno, per portarsi a casa un’innovazione minima rispetto al precedente. Lenovo è qui per mostrare come il panorama può cambiare, grazie alla realtà aumentata e a Google.

Mostrato un paio di anni fa in primordiali prototipi, Project Tango è un progetto di Google nato per portare su un dispositivo mobile la capacità di mappare l’ambiente circostante, per varie finalità. Sebbene i detrattori e sostenitori della privacy affermassero come dietro ci fosse solo la volontà di Big G di entrare nelle nostre case per spiarci e fare del business (pensate alla mappatura indoor di Maps), quella di Tango sembrava davvero essere un’evoluzione destinata a cambiare le sorti della telefonia mobile.

Il nome finale di Project Tango è Phab 2 Pro, un prodotto di Lenovo svelato ieri e in vendita a livello globale da settembre al prezzo di 499 euro, così come anticipato al CES di Las Vegas di gennaio. La promessa è quella di portare sul display una nuova esperienza di interazione, resa possibile da tecnologie che prima o poi potrebbero arrivare anche su altri modelli.
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Motivo 1: le fotocamere

Lenovo Phab 2 Pro ha un totale di 4 fotocamere: una sul fronte, che serve all’onnipresente voglia di farsi selfie, una sul retro da 16 megapixel per catturare le immagini in maniera classica e altre due che si trovano più in alto e che hanno il compito di gestire la profondità di campo e i movimenti di persone e oggetti. Sono proprio queste ultime ad abilitare il cellulare verso i mondi già esplorati della realtà aumentata grazie all’integrazione di algoritmi che riprodurranno in digitale il mondo che ci circonda, per farlo diventare parte integrante di un’app o un gioco.

Motivo 2: quello che può fare (e gli altri no)

Come mostrato ieri durante il Lenovo Tech World 2016, i primi ad essere interessati ad un dispositivo del genere saranno i più giovani, che avranno tra le mani una specie di console con cui trasformare stanze e pareti in livelli di un platform, sfruttando parti di arredo come scudi o nascondigli. Ma non solo: grazie al calcolo delle distanze, con Phab 2 Pro si potrà scattare una foto e misurare le dimensioni di un divano o lo spazio a disposizione tra l’armadio e il comodino, per dar vita a progetti più professionali, come l’architettura e il design.

Motivo 3: la potenza che porta con sé

Non vanno sottovalutate le specifiche tecniche che accompagnano Phab 2 Pro, alte per permettere al terminale di operare senza rallentamenti o crash improvvisi. Il processore è uno Snapdragon 652, la RAM è da 4 GB e lo spazio di archiviazione interno da 64 GB. Lo schermo è da 6,4 pollici (decisamente grande) e ha una risoluzione QHD; sulla carta c’è un’ottima batteria da 4.050 mAh (per intenderci, quella del Galaxy S7 Edge è da 3.600 mAh) che bisognerà capire quanto verrà risucchiata dalle applicazioni in 3D. Come detto, la camera posteriore è da 16 megapixel mentre quella frontale da 8. Le misure sono 179,83 mm x 88,57 mm x 6,96 mm condensate in un peso di 259 grammi (il Galaxy S7 Edge pesa 157 grammi). Insomma, in tasca si farà sentire.

Motivo 4: le app mai viste

Stando a quanto annunciato ieri da Lenovo, proprietaria anche del ramo mobile di Motorola di cui prosegue la linea Moto con il rilascio degli smartphone “Z” e “Z Force” che supportano gli accessori modulari da inserire sul retro, sono già 25 le app attualmente disponibili per Phab 2 Pro. L’obiettivo è quello di arrivare a 100 entro la fine dell’anno, anche grazie all’inventiva di sviluppatori indipendenti e case di produzione, che avranno il non facile compito di estendere le funzionalità del telefono così da agganciare una vasta fetta di consumatori. Varrà la pena comprarlo? Al momento la migliore risposta è “dipende” ma la sensazione è che da qui ai prossimi mesi anche gli altri big dovranno inventarsi qualcosa per tenere il passo di aziende che non hanno avuto paura di rischiare. 

Motivo 5: il primo telefono del futuro

La parola d’ordine che segnerà i prossimi anni del mercato smartphone potrebbe essere “particolare”. A differenza di quanto accaduto fino a ieri, quando i telefonini volevano essere tante cose nel miglior modo possibile (fotocamera, lettore mp3, console di gioco), presto potremmo assistere ad una maggiore settorializzazione, in cui terminali ben specifici svolgeranno funzioni in maniera qualitativamente migliore degli altri.

Un esempio è Huawei P9, che ad oggi è il miglior camerafonino in circolazione, oppure la gamma Galaxy S7 di Samsung, la sola ad aprire a costi contenuti le porte della realtà virtuale ai consumatori. In altre parole ci sarà un cellulare per le foto, uno per ascoltare musica di qualità, un altro per giocare o per sfruttare professionalmente programmi di realtà aumentata, come CAD. È certo una possibilità, peraltro confermata dal trend di voler realizzare prodotti modulari, una sorta di oggetto globale a cui abbinare accessori peculiari, con cui trasformare un’esperienza media in un’interazione unica, soggettiva e funzionale.

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