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Scienza

Longevità: il segreto è in un colorante

Serve a tracciare le placche proteiche nel cervello dei malati di Alzheimer, ma allunga la vita dei vermi

Un composto organico utilizzato per tracciare le placche proteiche nel cervello dei malati di Alzheimer ha mostrato proprietà sorprendenti nell'allungare la vita di migliaia di differenti specie di vermi nematodi, che presentano numerose similitudini con l'uomo sotto l'aspetto molecolare, genetico e funzionale.

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La Tioflavina t è un colorante che diventa fluorescente quando si lega agli aggregati amiloidi presenti nel cervello dei pazienti con Alzheimer. Ora uno studio pubblicato su Nature Communications svolto dai ricercatori della Rutgers University, dell'Università dell'Oregon e del Buck Institute for Research on Aging in California, ne dimostra caratteristiche prima sconosciute.

Effetto universale
Lo studio ha coinvolto più di 44.000 animali e ha messo alla prova 10 differenti composti su molte specie diverse di nematodi che presentano tra loro una diversità genetica maggiore di quella presente tra topo e uomo. Hanno scoperto che la Tioflavina t era la più efficace tra tutte le sostanze testate perché in grado di aumentare la durata della vita di tutte le specie e addirittura di raddoppiarla in una.

Finora i composti chimici che gli scienziati hanno scoperto avere la caratteristica di allungare la vita di vermi e topi sono stati per lo più studiati su animali con background genetici specifici e in qualche modo uniformi. La novità della Tiofavina t è che ha funzionato su tutte le specie geneticamente diverse, probabilmente evitando il deposito di proteine danneggite e mal ripiegate che nell'uomo contribuiscono a malattie degenerative come l'Alzheimer, il Parkinson e la corea di Huntington. "Abbiamo trovato che questo composto in particolare ha avuto un effetto positivo su tutti i ceppi, il che è importante se si vuole trovare il miglior candidato per un intervento volto a un sano invecchiamento in una grande fetta della popolazione", ha dichiarato Monica Driscoll, autrice principale dell'articolo e professoressa di biologia molecolare alla Scuola di Arti e Scienze della Rutgers University.

Allungare la vita di qualità
Quel che dà allo studio una marcia in più e ne aumenta la credibilità è che "documentando in un dettaglio senza precedenti tutto ciò che facevamo in laboratorio, siamo stati in grado di avvicinarci a vedere risultati identici in tre diversi laboratori", ha dichiarato Driscoll. Visto che una delle principali critiche mosse alla comunità scientifica è di spendere grosse somme per trovare risultati che poi non è possibile riprodurre in altri laboratori, questo è già di per sé un traguardo notevole. Uno studio pubblicato su PLoS Biology nel settembre del 2015 stimava che circa la metà degli studi preclinici svolti nel corso di un anno risultassero irriproducibili in laboratori diversi, per una spesa totale di 28 miliardi di dollari, di fatto buttati via.

"A mio parere", conclude Driscoll, "il vero obiettivo della ricerca sull'invecchiamento non dovrebbe essere la longevità, ma piuttosto la durata della salute di una persona - per quanto tempo si può mantenere attiva, libera da malattia, con un'alta qualità della vita. Il più grande fattore di rischio per le malattie come il diabete, il cancro e le malattie neurodegenerative è l'età, questo è il motivo per cui la ricerca che mira a ritardare l'insorgenza del declino associato all'età è così importante".


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