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Sanremo 2020: le pagelle della terza serata

Cover, duetti e medley: Sanremo si celebra facendo rileggere ai big le canzoni che hanno fatto la storia del Festival. Ma non tutti sono stati all'altezza del compito...

Niente gara stasera, solo cover di grandi successi sanremesi e duetti. Alcuni indimenticabili, altri totalmente prescindibili. Ecco le nostre pagelle della terza serata del Festival. Dove a votare gi artisti in gara è stata l'Orchestra dell'Ariston.


- Michele Zarrillo, Deborah, con Fausto Leali

Un brano del 1968 che Zarrillo e Leali rileggono in chiave soul-r&b con abbondanza di fiati. Divertendosi. E l'Ariston applaude. Voto 6

- Junior Cally, Vado al massimo, con i Viito

Confrontarsi con Vasco Rossi è un'impresa ardua. Le possibilità di successo sono già minime, ma se poi ci si presenta con una versione confusa tra reggae e rap, l'effetto è quello di una cover venuta male. Evitabile. Voto 4



Junior Cally con i Viito
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- Marco Masini, Vacanze romane, con Arisa

Un classico dei Matia Bazar del 1983. Uno di quei pezzi che sarebbe meglio non affrontare a cuor leggero. E così la versione Masini-Arisa proprio non decolla. Voto 5

- Riki, L'edera, con Ana Mena

Certo, non poteva mancare l'omaggio a Nilla Pizzi nella serata delle cover sanremesi. Il risultato non è esaltante ma nemmeno pessimo. La chitarra funky è una variante interessante e le due voci sono a fuoco. Voto 5

- Raphael Gualazzi, E se domani, con Simona Molinari

Un capolavoro portato al successo da Mina, qui ben rivisitato in chiave jazz grazie anche alla splendida voce di Simona Molinari. Classe e raffinatezza. Praticamente perfetti. Voto 8

- Anastasio, Spalle al muro, con PFM

L'incontro inaspettato ma riuscitissimo tra due mondi sonori distanti. Grande Anastasio e spettacolare come sempre la Premiata Forneria Marconi con Franz Di Cioccio alla voce nei panni di Renato. Rap, progressive rock e zerofollia. Geniale. Voto 8,5



Anastasio e PFM
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- Levante, Si può dare di più, con Francesca Michielin e Maria Antonietta

Mica sempre l'unione fa la forza, men che meno quando si affronta un pezzo così scolpito nella memoria collettiva. Una versione senza scintille. Voto 5,5

- Alberto Urso, La voce del silenzio, con Ornella Vanoni

Una canzone straordinaria, interpretata anche da Dionne Warwick, qui riproposta da un duo inedito. Grandi voci e l'Ariston si alza in piedi... Voto 6,5

- Elodie, Adesso tu, con Aeham Ahmad

Ottima interpretazione, arrangiamento brillante e una grande voce. Non è mai facile affrontare un classico: Elodie ha vinto la scommessa con garbo, senza strafare. Voto 6,5

- Rancore, Luce (Tramonti a nord-est), con Dardust e La Rappresentante di Lista

Una delle highlights della serata. Il talento rap indiscutibile di Rancore e la voce di La rappresentante di Lista sono un match perfetto. Originali e intensi. Una delle rare performance cult di questo Festival. Voto 8



Rancore e La Rappresentante di Lista
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- Pinguini Tattici Nucleari , Medley

Papaveri e papere, Nessuno mi può giudicare, Gianna, Sarà perché ti amo, Una musica può fare, Salirò, Sono solo parole, Rolls Royce: questi i brani condensati in unico pezzo dalla band rivelazione di quest'anno. Divertenti e divertiti, oltre che bravi. Voto 6,5

- Enrico Nigiotti, Ti regalerò una rosa, con Simone Cristicchi

Uno pezzo che è nella storia del Festival per aver rotto il tabù di parlare in una canzone di malattie mentali. Intenso il testo, intensa la musica e intensi anche Nigiotti e Cristicchi. Emozioni... Voto 7

- Giordana Angi , La nevicata del '56, con Solis String Quartet

Confrontarsi con Mia Martini, con una canzone di enorme difficoltà vocale che reca lo zampino di Franco Califano, è un'impresa da far tremare i polsi. La giovane Giordana Angi, che anche nel look e nella gestualità si ispira apertamente a Mia, riesce a non sfigurare, con un'interpretazione intensa e misurata, sorretta dagli archi ariosi del Solis String Quartet. Voto 6,5

- Le Vibrazioni, Un'emozione da poco, con i Canova

Canzone di Fossati, voce di Anna Oxa: mica facile. I versi "Dimmi, dimmi dimmi che senso ha" forse riassumono meglio di ogni giudizio la discutibile esibizione degli irsuti Canova con Le Vibrazioni, troppo uguali a loro stessi per una canzone così, che richiede ben altra interpretazione. Voto 5

- Diodato, 24mila baci, con Nina Zilli

Il look volutamente sopra le righe dei due cantanti è funzionale a un'intepretazione policroma e ricca di soul di un classico di Celentano, riarrangiato con grande inventiva da Rodrigo D'Erasmo. Divertente. Voto 6,5



Diodato e Nina Zilli ANSA


- Tosca, Piazza grande, con Silvia Perez Cruz

Una delle canzoni più belle di sempre dedicate a Bologna, arrangiata magnificamente da Joe Barbieri, che acquista inediti colori latini in una gara di bravura, senza vincitori né vinti, tra gli intrecci vocali di Tosca e Silvia Perez Cruz. Siamo ragionevolmente certi che questa versione sarebbe piaciuta anche a Lucio Dalla. Voto 8

- Rita Pavone, 1950, con Amedeo Minghi

Scordatevi le polemiche sul sovranismo del ex Pel Di Carota e concentratevi sulla voce, sulla passione e sul carisma di questa piccola, grande donna che valorizza un brano magnifico di Amedeo Minghi, incredibilmente escluso dalla fase finale di Sanremo 1983, che racconta con grande delicatezza un difficile amore nel dopoguerra. Voto 7

- Achille Lauro, Gli uomini non cambiano, con Annalisa

Achille Lauro è stato paragonato (a sproposito) a David Bowie in questi giorni per i suoi look sopra le righe e lui che fa? Si veste come David Bowie nei primi anni Settanta. Altra canzone siderale, ma il look non riesce a coprire una voce biascicata e limitata nelle sue possibilità, mentre Annalisa mette in mostra tutta la sua notevole estensione vocale. Il voto finale è una media tra il 7 ad Annalisa e il 5 a Lauro. Voto 6



Annalisa e Achille Lauro
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- Bugo e Morgan, Canzone per te

La "strana coppia", che tanto bene aveva funzionato nell'inedito sanremese, appare qui poco amalgamata, tra Morgan che spinge sull'istrionismo e gioca a fare il direttore d'orchestra freak, ma è abbastanza afono vocalmente, mentre Bugo appare spaesato e quasi intimidito da cotale brano, composto da Luis Bacalov, Sergio Bardotti e Sergio Endrigo. No, non ci siamo. Voto 5

- Irene Grandi, La musica è finita, con Bobo Rondelli

La voce piena e baritonale di Rondelli si confronta con il piglio rock della Grandi. La canzone scivola velocemente, senza troppi sussulti, dando l'impressione del compito eseguito diligentemente, senza la necessaria partecipazione emotiva. Voto 5,5

- Piero Pelù, Cuore matto

Piero Pelù ha il merito di svegliare all'1.30, con la sua carica rock, gli spettatori dell'Ariston dal torpore dell'ennesima, estenuante serata dalla lunghezza monstre, con un'interpretazione volutamente eccessiva e godibilissima della canzone-simbolo di Little Tony, con il quale duetta virtualmente attraverso il maxischermo. Voto 6,5

- Paolo Jannacci, Se me lo dicevi prima, con Francesco Mandelli

Una canzone sulla tossicodipendenza, eccezionalmente priva di paternalismo e di retorica, che viene tramandata da padre in figlio come un tesoro prezioso da custodire. I buffi scambi verbali tra Jannacci Jr.e l'ex Nongiovane si alternano all'emozionante parte vocale, sorretta da fiati scintillanti. Una bella pagina di spettacolo. Voto 7

- Elettra Lamborghini, Non succederà più, con Myss Keta

Non sa cantare, non sa tenere il palco, non sa ballare, non ha carisma: resta davvero un mistero insondabile la scelta di Elettra Lamborghini al Festival di Sanremo 2020. Rispetto a lei, la sua sodale Myss Keta sembra Lady Gaga. Mah. Voto 4

- Francesco Gabbani, L'italiano

Mancano dieci minuti alle 2 quando uno stralunato Francesco Gabbani si presenta sul palco dell'Ariston con la tuta da astronauta, sventolando il tricolore. Resterà l'unico momento di stupore di un'esibizione abbastanza piatta e trascurabile. Voto 5









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