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Stefano Santori: il Biohacking Coach più famoso d’Italia

Stefano Santori: il Biohacking Coach più famoso d’Italia

Usata da moltissimi vip internazionali e grandi atleti, il biohacking indica nuovi spunti per vivere sempre meglio

Biohacker, coach di atleti olimpionici e consulente di grandi  multinazionali, speaker TEDx e autore di bestseller. Lui è Stefano Santori, da oltre trent’anni impegnato nello sviluppo personale, e il più famoso Biohacking Coach in Italia.

“Il Biohacking – spiega – si basa su protocolli in grado di “alterare” il corpo e il cervello e, di conseguenza, le prestazioni psicofisiche a 360 gradi”.

Questo insieme di pratiche che combinano biologia e tecnologia “hackerano”, per  dirla all’inglese, il proprio corpo e l’ambiente circostante per ottenere risultati che ogni persona desidererebbe raggiungere: rallentare l’invecchiamento, vivere di più, e soprattutto meglio. Molto meglio.

Jennifer Lopez, Hugh Jackman, Cristiano Ronaldo, LeBron James, Justin Bieber e Miley Cyrus sono solo alcuni nomi di celebrità che hanno fatto dell’utilizzo di questi modelli  la loro ispirazione.

Stefano, come ti sei avvicinato al Biohacking?

“Facevo la vita ultra frenetica di molti consulenti aziendali, con il mito che a quarant’anni si ha ancora dell’invincibilità e del poter dormire 3 ore per notte, se non che,  a quarantun anni, mi si è presentato il conto: dolore al petto e corsa al pronto soccorso. Mi hanno ricoverato per presunto infarto. In realtà è stato un errore sanitario, fortunatamente non lo era, nonostante avessi tutti i valori sballati.”

Ho amato quell’errore sanitario: infarto o meno, la lezione di vita l’avevo appresa in maniera estrema. Ho capito quanto fossi ignorante, come lo siamo tutti, su molti valori del nostro corpo. Dopo aver incorporato una buona dose di paura, ho capito di dover cambiare vita e ho iniziato a studiare.”

 Hai iniziato a studiare “semplicemente” per stare meglio

“Assolutamente. L’inizio è stato dettato da interessi individuali ed egoistici: non pensavo di insegnare niente a nessuno. Scopro prima il mondo americano, poi quello nordeuropeo, Dave Asprey, il “papà” possiamo dire del biohacking e Tim Ferriss. Negli anni inizio a studiare metabolismo flessibile, cambio la mia alimentazione, controllo il microbiota, ribalto tutto, radicalmente!”

Quali sono questi cambiamenti?

“Dal cibo, all’allenamento, al sonno, alle luci. Inizio gradualmente a fare solo docce fredde (sono ormai nove anni che non tocco acqua calda), studio  respirazione dallo stesso maestro che oggi le insegna alla Marina Americana e alle Forze Speciali. Stig Severinsten, un uomo capace di restare 21 minuti in apnea; appuro sulla mia pelle che le tecniche di respirazione sono un grande pulsante capace di gestire anche il sistema nervoso.”

Ci fai qualche esempio?

“A volte basterebbe semplicemente tornare alla logica della natura, con il suo buonsenso. Una volta l’energia elettrica non c’era: siamo stati per migliaia di anni cacciatori e agricoltori che seguivano i ritmi della luce. Abbiamo interi orologi biologici che l’accompagnano. Quando scende la luce, il corpo non ha più bisogno di energia pronta, il glucosio è energia veloce, mentre i grassi sono energia lenta. Quindi il sistema biologico e digestivo si prepara al sonno, al riposo. Lo stesso microbiota rallenta. Per questo è meglio non mangiare carboidrati di sera, anzi, è molto efficace il digiuno intermittente, mangiando solo a colazione e pranzo, per permettere al corpo di disinfiammarsi durante la notte e dormire meglio.”

Anche la cura del sonno è una leva fondamentale

“Prima di andare a dormire si dovrebbero evitare tv, tablet, smartphone, e anche luci led, che sono il peggior distruttore endocrino luminoso.

Basta, ancora una volta, guardare la natura: com’è il colore del tramonto? Giallo e poi rosso. Com’è invece la luce quando dobbiamo essere più svegli? Chiara e più brillante. A mezzogiorno raggiunge il massimo dello spettro blu e la sera passa al giallo e al rosso. È lo spettro della luce che dice al cortisolo di staccare la spina per lasciare che la ghiandola pineale produca melatonina. Questo è il ritmo circadiano.

 Con i dispositivi che sparano luce blu, è come se si dicesse al cortisolo che è ancora giorno, quindi di rimanere attivo. Cortisolo che è antagonista della melatonina, il cui compito è predisporre al sonno. Succede che crolliamo ugualmente appena spenta la luce perché siamo molto stanchi, ma la melatonina non è riuscita a predisporre adeguatamente il sonno e le fasi sono già alterate. Sarebbe opportuno usare degli appositi occhiali capaci di proteggere gli occhi dai filtri blu durante le ore serali.

Tutto questo, ovviamente, lo si può misurare con dei dati precisi grazie alle app e ai misuratori di sonno.”

Infatti, un concetto imprescindibile del Biohacking è la misurazione oggettiva

“Il Biohacking puro è agnostico, nel senso che prende da tutto, per esempio, meditazione, yoga, focalizzandosi sulla parte più tecnica. Così facendo, diventa molto più pragmatico andando al risultato. Si cerca il risultato che per essere tale deve basarsi sui numeri. Il dato biologico deve corrispondere. Se voglio calmare una persona con una tecnica, analizzo i suoi valori per vedere se effettivamente sono scesi. Siamo scettici e per questo ci basiamo sui numeri. Se la tecnica funziona, i numeri devono dirmelo. Se il dato non conferma, non è Biohacking.

Vale per esempio per l’intestino, dove non si va “a sensazione”

Cioè?

“Si parte dal test del microbiota, test che noi mettiamo alla base dei processi più profondi del cambiamento della persona, perché l’intestino è talmente centrale che impatta su tutto: sull’umore, sul sistema immunitario, sull’energia, sulla digestione, sui mitocondri.  Ha un impatto talmente violento sulla vita di una persona che avere una disbiosi significa quasi aver metà della salute in difficoltà.

La parte di lettura e di interpretazione dati la fanno assolutamente i medici (collaboro con cliniche eccellenti come la clinica del Microbiota in Salento e Genomix4Health), la parola poi passa a me per tutta la parte relativa allo stile di vita. Questo è il vero Biohacking.”

In un mondo dove tutti si fingono esperti e cercano di proporre soluzioni più o meno discutibili, sapere che esiste una disciplina dove a parlare sono i risultati reali è rassicurante

“Vedere, sentire e capire è alla base di qualsiasi cambiamento. È utile anche per la nomea stessa del Biohacking, perché più la si vede vicino ai medici, più si capisce che non è un trend o una moda.

Possiamo dire che è un anello che incrocia la medicina; l’ultima parte che spiega come lo stile di vita possa mantenere al meglio la funzionalità degli organi e del corpo.

Il massimo livello del Biohacking è “l’over performance” dove in genere arrivano solo i super vip e gli atleti. Tu hai seguito diversi  atleti olimpici

“Esatto. Adesso seguo la Federazione Svizzera di Lottatori di MMA, dove lavoriamo su tutto: mente, respiro, alimentazione, usiamo il freddo per recuperare i lividi. Questa disciplina è estrema, però, se ci pensiamo, tolta la componente del dolore fisico, alcuni manager si trovano nella stessa situazione, “ammazzandosi di lavoro”. Ci sono molti modi per farsi davvero male.”

Sei direttore scientifico del primo Master europeo in Biohacking Coach, riconosciuto dal Mur

“È l’unico master europeo universitario, tenuto dall’Università delle Camere di Commercio Italiane (UniMercatorum), che forma la figura professionale del Biohacking coach. È frequentata soprattutto da medici, fisioterapisti, osteopati per rafforzare la parte che unisce la pura cura della patologia con la funzionalità di uno stile di vita sano e ottimale.”

Un’alimentazione sana, l’esposizione al sole, orari regolari di sonno e risveglio, allenamento fisico, docce fredde  e meditazione per gestire lo stress di tutti i giorni.

Piccole pratiche, che se mantenute con costanza, portano enormi benefici, dimostrando che il biohacking, perlomeno ai primi livelli, è davvero alla portata di tutti.

Gli ingredienti più difficili, probabilmente, come in tutte le cose, sono disciplina e volontà.

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