Il clima sta cambiando, nonostante alcune sacche di scetticismo e l’immobilismo di una certa politica che sembra evitare intenzionalmente di correre ai ripari attraverso azioni concrete, radicali, coordinate.

Il clima è sempre cambiato, in un’alternanza continua tra periodi caldi e periodi freddi, e i livelli di inquinamento e di concentrazione di anidride carbonica anche molto superiori a quelli attuali. "Ma qualcosa oggi è diverso", argomenta il direttore di Focus Jacopo Loredan, moderatore del convegno sull’inquinamento e i cambiamenti climatici che si è svolto a Ragusa nell'ambito di Panorama d'Italia.

“Ciò che è cambiato è sia la rapidità con cui quest’alternanza si verifica - spiega Ilaria Baneschi, ricercatrice in geochimica ambientale e paleoclimatologia presso Igg-Cnr sede di Pisa - sia i valori assoluti che emergono dalle nostre ricerche nell’Artico, dove l’innalzamento delle temperature invernali è arrivato anche a 3,4 gradi in più della media, dipingendo un quadro allarmante”.

Dall'aria all'acqua

A soffire non è solo l'aria ma anche l'acqua. A cominciare dal mare che bagna la Sicilia, il "mare nostrum", un mare malato.
Ad affliggerlo, oltre all’inquinamento c’è la pesca che lo sfrutta in maniera eccessiva: “Si pesca troppo e male - spiega Serena Maso di Greenpeace - e i censimenti sulle risorse ittiche ci dicono che molte specie sono ormai prossime all’estinzione”.

Anche in questo caso, "se nel giro di pochi anni non correremo seriamente ai ripari potrebbe scatenarsi un effetto domino dalle conseguenze deleterie sull’intera catena alimentare marina”.

Perché tutto ciò? “Certamente per via dell'aumento della domanda - prosegue Maso - ma anche per via dell’illegalità, con la cattura di specie vietate, in zone vietate, con armi vietate”.

A questo disastro annunciato si aggiungono gli otto milioni di tonnellate di plastica che in forma di micro e nanoplastiche non visibili a occhio umano galleggiano nel Mar Mediterraneo.

Occorre quindi che si diffonda, tra tutti, una conoscenza sempre più approfondita su quali siano i comportamenti da adottare e da evitare nella vita di tutti i governi e che le istituzioni mettano in atto tutte le politiche necessarie a raccogliere e a riciclare le materie che hanno ormai svolto il compito per cui sono state progettate.

Cambiare il modo di produrre

“In altre parole - argomenta Gianluca Martelliano, responsabile dell’ufficio stampa di Cobat, il Consorzio Nazionale per Raccolta e il Riciclo - occore che si passi da un’economia lineare, la quale prevede che i prodotti siano acquistati, usati e poi buttati, a un’economia circolare in cui, già a partire dalle fasi di progettazione, si sa in che modo le materie prime dei prodotti saranno recuperate e reimmesse nel ciclo produttivo”.

Il fenomeno dei Medicane

La tavola rotonda si conclude con l’intervento in ambito meteorologio che, in questa circostanza, è affidato a Stefania De Angelis, tenente dell’Aeronautica Militare, che si concentra anche lei sull’area siciliana raccontando dei Medicane (crasi tra Mediterraneo e Hurricane, uragano), piccole formazioni tropicali che si formano nel nostro mare e con i loro 200-400 chilometri di diametro possono produrre venti fino anche ai 150 all’ora, capaci, dunque, di fare molri danni.

“Si formano - spiega De Angelis - per lo scontro tra le alte temperature del mare e le correnti fredde provenienti dal nord”.

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