Chiara Degl'Innocenti

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Tre licei di Firenze hanno ricevuto 300 libri. Tutto parte dall'iniziativa "100 libri per una scuola" promossa da Panorama d'Italia che, come prima tappa del tour, ha scelto appunto il capoluogo toscano, per assegnare centinaia di testi come premio per le letture scelte e ben recensite da alcuni studenti.

Gli allievi più brillanti che hanno inviato risposte interessanti al quesito "Qual è il tuo libro preferito e perchè vorresti lasciarlo in eredità alla tua scuola?" sono stati ricompensati per il loro lavoro con 100 libri per ognuno destinati alle biblioteche dei loro istituti.

Ecco, dunque, i titoli e le recensioni degli alunni dei tre licei che hanno colpito favorevolmente la redazione di Panorama.

Emma Franchini - classe 1H - Liceo Scientifico Statale Niccolò Rodolico

Libro: Wonder di R.J. Palacio

Fino dall’inizio del mio percorso scolastico ho sempre amato leggere. Leggevo qualsiasi libro che mi attraeva o che mi consigliavano, non importava che genere fosse o se fosse adatto alla mia età. Nel far ciò, con il passare degli anni ho letto tantissimi libri, alcuni più belli altri meno, ma  solo un libro mi ha veramente lasciato un insegnamento che porterò sempre insieme a me ovunque vada e chiunque incontri. Questo libro è Wonder di R.J. Palacio.

Wonder racconta la storia di un ragazzo di 10 anni, August, nato con una malformazione facciale, che per la prima volta nella sua vita dovrà andare in una scuola pubblica e affrontare gli altri e il problema del pregiudizio. August va bene in tutte le materie ma durante la ricreazione o la pausa pranzo è sempre solo, tutti si tengono lontani da lui.

Il “coraggio” di andare oltre i pregiudizi di alcuni suoi compagni cambierà  però la sua vita e quella delle persone che lo conosceranno, facendole diventare migliori. E senza rendersene conto cambierà anche la vita del lettore, perché dopo questa esperienza guarderà il mondo con occhi diversi, con la consapevolezza che giudicare una persona dal suo aspetto fisico non porterà altro che solitudine e disagio.

Vorrei lasciarlo in eredità alla mia scuola perché tutti possano imparare a non giudicare mai nessuno, non importa da dove viene, o chi gli piace o come si presenta: essere diversi va bene,  è bello. Vorrei che le nuove classi, con la lettura di questo libro, capissero che andare oltre all’aspetto fisico è il miglior pregio che una persona possa avere e che facendo ciò avranno l’occasione di incontrare persone stupende.

Soprattutto alla nostra età la diversità fa paura: abbiamo bisogno di appartenere a un gruppo per sentirci accettati, nessuno di noi vuole essere quello strano,  perché, anche se ci convinciamo che il giudizio degli altri non ci importa, nel profondo a noi interessa. Vorrei che con la lettura di questo libro si potesse abbattere questa barriera fatta fondamentalmente di paura, la paura di ciò che non si conosce, di ciò che è non è comune a quella che pensiamo sia la nostra normalità.

Vorrei lasciare  questo libro in eredità alla mia scuola per abbattere questi pregiudizi, per cambiare e creare una società migliore, un passo alla volta, un libro alla volta.

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Giulio Passini - Classe 4A Scienze Umane - Liceo Machiavelli - Capponi

Libro: Oltretorrente di Pino Cacucci

R-ESISTERE:
Silenzio. Qui, nei vicoli e sul Lungarno tutto tace; si sentono solo i passi della marmaglia che si appresta a rincasare con un brusio timido, quasi fastidioso. La città è stata annientata attraverso armi fittizie che ci hanno espropriato delle nostre coscienze. Lo stato centrale, subalterno alle potenze straniere, ha provveduto a garantire una casa, un telefono e Wi-FI a tutti, suddividendo il lavoro con metodo rigoroso. Questa opera di ingegneria sociale nel corso degli anni ha annichilito le menti e ucciso ogni forma di associazionismo.

Solamente una voce è fuori dal coro “È il vecchio parmigiano con le rotelle fuori posto” dice la madre a suo figlio Guido tornando da scuola. I bar sono già chiusi e le compagnie dei ragazzi non vagano poiché ognuno ha già tutto nella propria camera. Guido, un ragazzino di 11 anni, vispo e curioso, ripensa alle parole del vecchio svitato: “Ricordate! Ricordiamo! Il passato può dare origine a intuizioni pericolose, la società stabilita teme i contenuti formidabili degli svegli, svegliamoci! Ribelliamoci!”

La mattina seguente Guido vuol conoscere l’anziano e, arrivato davanti alla casa malmessa, dopo una breve esitazione, bussa. Preceduta da una serie di rumori, la porta si apre. L’anziano accoglie al meglio Guido che, senza troppo parafrasare, chiede cosa voglia dire l’anziano con quelle parole.

Il vecchio, inizialmente sorpreso, decide di leggere a Guido il libro che tiene sempre con sé leggendogliene un capitolo al giorno.

Un giorno, al suo arrivo, il ragazzino trova però la porta aperta e la casa distrutta. Guido raccoglie il libro, ne estrae il segnalibro e legge: "Ti lascio questo libro, o meglio, la testimonianza del mio passato che spero possa ispirarti. In queste pagine si narra la storia di un popolo, quello parmigiano, composto da reduci, artigiani, professionisti, operai, madri e figli guidati dall’instancabile Picelli e dal comandante Cieri. Narra di una resistenza per la libertà del proprio paese, narra di uomini e donne che nel ’22, dopo varie angherie e soprusi, insorgono innalzando barricate, combattendo con lo spirito romantico e solidale di chi ama l’Italia ed è pronto a morire per essa".

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Matteo Guida - classe 4° A - Liceo classico statale Michelangiolo

Libro: Discorso sull’origine della disuguaglianza di Jean-Jacques Rousseau

Nel 1775 Jean Jacques Rousseau redige un’opera che è considerata uno dei capisaldi dell’illuminismo e, per la prima volta, il caleidoscopio millenario della letteratura mondiale proietta l’immagine di un uomo nuovo, naturalmente buono, uguale ai suoi simili, nei diritti naturali o primitivi.

Nel Discorso sull’origine della disuguaglianza, un libro che occupa uno spazio speciale nella mia preziosa libreria, il genio svizzero – come il più abile dei pittori che, premuroso, indugia sulla tela – ridisegna l’idea dell’uomo ed infrange la monolitica concezione secondo cui il genere umano, oltre che strutturalmente cattivo, è profondamente disuguale nelle diverse razze (concezione che troppi mostri ha generato nel secolo breve e che, tuttora, produce danni immensi).

Scegliere il libro preferito per consigliarlo è un po’ come mettersi a nudo, mostrare le sfumature più recondite dell’animo, aprire porte e finestre di un mondo interiore che si è deciso di condividere; è come portare alla bocca un immaginario megafono per gridare a tutti chi siamo e quali sono le nostre opinioni. Sono il nostro vissuto, le nostre idee che ci fanno preferire un libro ad un altro e il libro che scegliamo si adagia con delicatezza sul nostro cuore, illumina un tratto della nostra vita e noi, accarezzando quelle pagine, scopriamo le domande che avremmo voluto porre e le risposte che desideravamo ascoltare.

Un libro non è per sempre; è come una stagione della vita; oggi ti appaga, ma poi, quasi impercettibilmente, un’altra opera prende il suo posto e ti accompagna per un po’, come una silenziosa sentinella dell’evoluzione del tuo spirito. In questa particolare epoca della mia vita e nella fase sociale e politica che stiamo vivendo, il Discorso di Rousseau è la veste che più mi si addice. Un libro che esalta l’uguaglianza e condanna, aspramente, una società che, per incapacità di analisi o, come si dice, per futili motivi, si macchia di un delitto gravissimo: l’ottusa discriminazione tra gli esseri umani.

Io vorrei che questo libro fosse lasciato in eredità non solo alla mia, ma a tutte le scuole italiane perché fosse chiaro, a ogni ragazzo che supera la soglia di un edificio scolastico, che la disuguaglianza tra gli uomini non è un fatto naturale, necessario, ma è il frutto avvelenato di un certo processo storico, profondamente malato, che ha segnato la nascita di una società oscurata dalle nubi minacciose del razzismo.

In cuor mio, auspico che la lettura di quest’opera - che, con una forza prodigiosa, scolpisce nella pietra il principio d’uguaglianza - illumini, per sempre, come un vivido fascio di luce, senza possibilità di dubbio, la mente di ogni studente e lo induca a vedere il genere umano come un’entità unica, lo spinga a costruire ponti, non ad erigere muri, a lottare per l’affermazione dei diritti, non per il predomino dei privilegi, a battersi perché l’uguaglianza abbia la meglio sulla discriminazione.

Ora più che mai è importante riscoprire il pensiero illuminista, per proteggerci da questa nube tossica di xenofobia ed odio tra gli uomini che, talvolta, sembra invadere il mondo, la cui unica, autentica, arma di difesa sta nella cultura, nello studio, nell’approfondimento, individuale e partecipato. L’idea rousseauiana della forza della ragione, della centralità della pietà e dell’amore (che il genio ginevrino considera qualità intrinseche dell’animo umano) e l’immagine di un uomo ontologicamente buono, possono rappresentare l’abbrivio di un itinerario culturale per generazioni di studenti, non soltanto del nostro paese.

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