Le 4 direttrici di sviluppo per il digitale secondo IBM

A Trieste per Panorama d'Italia l'incontro tra l'azienda e le imprese sull'impatto delle nuove tecnologie sul business del futuro

ibm-trieste

L'incontro IBM-Panorama nell'antico caffé San Marco di Trieste - 6 settembre 2017 – Credits: Vincenzo Leone/Next Nex Media

Sergio Luciano

-

“Ai concerti degli anni Novanta andavamo con l’accendino, nei momenti clou tendevamo verso il cielo mille fiammelle per seguire la musica. Oggi lo facciamo con gli smartphone!”: ci sono annotazioni di costume che rimarcano meglio di mille discorsi l’evolvere dei tempi, e Luca Altieri – che in Ibm Italia è responsabile del marketing, della comunicazione e della citizenship – ne indovina una molto efficace: “È un aspetto superficiale ma chiaro di come la tecnologia abbia cambiato le nostre vite. E ancora le sta cambiando, sta cambiando tutto”.

All’Antico Caffè San Marco di Trieste, Altieri e Gianni Margutti, che in Ibm si occupa di Global business service, si confrontano con un pubblico selezionato di imprenditori e manager, sull’impatto che le nuove tecnologie digitali hanno sulla vita delle aziende e sulla competizione di mercato.

L’intelligenza artificiale, che saggiamente in Ibm chiamano “intelligenza aumentata” (“perché solo l’uomo è dotato di intelligenza vera e propria”, sottolinea Altieri) ma anche – elenca Margutti – le tecnologie mobili, la robotica dei processi gestionali e la blockchain, quella tecnologia che certifica le transazioni, celebre perché rende possibile il fenomeno bitcoin, ma in realtà molto più utile per altre dinamiche economiche e gestionali che a differenza della criptovaluta non sono controverse e pericolose.

 

“La digital disruption”, continua Altieri introducendo la serata, “sta cambiando l’economia del mondo. Oggi la più grande compagnia di taxi si chiama Uber e non possiede una sola auto; la più grande catena alberghiera, che tutti i big del settore temono, si chiama Airbnb e non possiede una sola camera d’albergo; il più grande supermercato del mondo si chiama Alibaba e non ha neanche un magazzino; e Facebook, la più grande media-company mondiale, non produce contenuti”.

Dieci anni fa c’era Blockbuster, colorava le nostre città con le sue insegne azzurro intenso. Le proposero di acquistare a poco prezzo Netflix, rifiutò. Oggi Netflix è un colosso che macina utili, Blockbuster è fallita. La Ford sta lavorando per trasformarsi da produttore di auto a fornitore di servizi di mobilità. “E noi stessi”, sottolinea ancora Altieri, “siamo passati dal produrre bilance, l’attività con cui Ibm nacque, a realizzare sistemi di intelligenza aumentata”.

Come agganciare tanto, acceleratissimo, ritmo di trasformazione? Comprendendo, innanzitutto, quale “benzina” lo muove: i dati. “I dati sono il nuovo petrolio”, dice il manager Ibm: “E alimentano i sistemi cognitivi con cui le aziende evolvono. Analizzano la realtà in cui agiscono e comprendono fenomeni prima indecifrabili. Gli ambiti di applicazione dei sistemi cognitivi sono ovunque e in tutti i settori di business”.

Lo spiega approfonditamente Margutti, un professionista-centauro che da una parte analizza le esigenze delle aziende clienti per capire come risolverle usando il cognitive computing e tutte le altre tecnologie digitali più avanzate, dall’altra sa gestire queste tecnologie: “C’è tanto da fare perché l’innovazione ci ha tutti spiazzati: oggi si calcola che solo il 27% di chi fa business abbia già una strategia digitale coerente”.

Ma cosa intende il mercato per digital? “Una serie di tecnologie nuove”, sintetizza Margutti: “L’Internet delle cose, Iot; il cloud computing, che fa trovare in Rete i software che occorrono per lavorare; le tecnologie social, la cyber-sicurezza, le soluzioni mobili, i sisteni cognitivi e gli analytics”. Secondo Margutti, l’importante è che gli investimenti digitali siano ispirati da chiari obiettivi di business: “Anche perché così rendono subito: a patto di lavorare fianco a fianco, noi e i nostri clienti, per calare nelle loro realtà la grande potenza delle nostre soluzioni”.

Ed è qui che Margutti spiega le quattro grandi direttrici di sviluppo per il digitale applicato al business che considera indispensabili da comprendere e applicare: appunto l’intelligenza aumentata, le tecnologie mobili, la robotica dei processi gestionali e la blockchain. “Pensiamo solo alle applicazioni di intelligenza aumentata ai call-center: oggi sono in grado di interagire con i clienti in linguaggio naturale grazie a sistemi che imparano; con le tecnologie mobili si dematerializzano i processi, si può lavorare in modalità agile. Con la robotica applicati ai processi gestionali – e non solo a quelli manifatturieri – si possono automatizzare e perfezionare tutte le funzioni ripetitive, per esempio negli uffici amministrativi”.

E poi il blockchain: “Lo definisco l’internet delle transazioni: è un sistema che genera un registro elettronico inviolabile e condiviso tra più attori di uno stesso processo. Chiunque partecipi al processo, lascia traccia del suo passaggio.  E’ una tecnologia importante. Una delle prime applicazioni che Ibm ne ha fatto è la certificazione dei diamanti. Per essere sicuri che le pietre provengano solo dalle miniere che non sfruttano il personale, con la blockchain si possono applicare delle etichette digitali a ogni singolo diamante e seguirlo nel suo percorso”. Una formula preziosa ad esempio nell’alimentare – dove la qualità dei prodotti è un’esigenza igienico sanitaria vitale - e comunque sempre che occorra garantire l’identità di un bene.

"Si stanno abbreviando i tempi dell’adozione delle tecnologie”, conclude Margutti: “Oggi possiamo configurarle e applicarle molto rapidamente. Appena si focalizza l’idea la si mette in opera e la si fa evolvere per approssimazioni successivi: ma intanto si produce!”.

© Riproduzione Riservata

Commenti