Antonio Carnevale

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Un teatro San Babila gremito per Nicholas Sparks, ospite della prima giornata di «Panorama d’Italia» a Milano. E tanta folla era inevitabile. Con oltre 105 milioni di copie vendute nel mondo, lo scrittore americano è amatissimo anche in Italia. "Da ragazzo volevo diventare uno scrittore, ma non avrei immaginato che con i libri ci avrei pagato le bollette. A 28 anni provai a far diventare questo sogno una realtà. Fu così che nacque “The notebook”. Mi sono posto
una sfida ed è andata bene. Direi che ora riesco a pagarmi le bollette più che tranquillamente…".

Rilassato, divertito, incalzato dalle domande del direttore di Panorama Giorgio Mulè, Sparks ha regalato aneddoti sulla propria gavetta. Ma è stato “La vita in due”, (Sperling & Kupfer), suo ultimo romanzo, lo spunto per riflettere sui sentimenti e le turbolenze degli affetti. "Il protagonista Russell ha 34 anni e vede andare in frantumi la sua sicurezza affettiva ed economica. Verrà tradito dalla moglie, perderà il lavoro, e si ritroverà solo con sua figlia" racconta Sparks. "Si ritroverà insomma con una vita da re-inventare, tutta in salita, ma ce la farà".

Questo romanzo è la storia di un tradimento?, chiede Mulè "Sì. Ma soprattutto di una guarigione. E dimostra come ogni guarigione possa avvenire grazie all’aiuto delle persone che ti stanno accanto".

Le curiosità

Puntute le domande dal pubblico. Ma è possibile che in ogni suo libro debba morire qualcuno? domanda una lettrice "C’è una differenza tra scrivere una vicenda d’amore romantica oppure – come faccio io - una storia che tocca tutto lo spettro delle emozioni", ha risposto Sparks. "Io non scrivo soltanto d’amore, scrivo di vite. E dentro ci finisce tutto ciò che un’esistenza più offrire: gioie, dolori, lutti. Ma non necessariamente qualcuno deve morire" conclude scherzando. "Ho provato anche a far ammalare di tanto in tanto, o a mandare un personaggio in coma, magari solo per un po’...".

Un Nicholas Sparks a tuttotondo, insomma, quello che si è concesso al Teatro San Babila: con la sua voracità per i libri ("ne leggo almeno 140 ogni anno; adoro Stephen King"), il suo ottimismo ("è qualcosa che si
impara, anche se in me è innato") e il suo filantropismo (mai sbandierato) con oltre 900 mila dollari donati e con una sua fondazione per aiutare i giovani svantaggiati a studiare.

Il futuro: la pace interiore

Ma come vede Nicholas Sparks il suo futuro? "Ho raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero prefisso" ha detto. "Ho viaggiato in tutto il mondo, ho avuto una bella famiglia e una brillante carriera. Adesso, più di ogni altra cosa, desidero la pace interiore".

“La vita in due” diventerà un film? È l’ultima domanda, e basta un "Sì" detto a mezza voce per far esplodere il teatro di applausi. Fino all’assalto finale: il firma-copie, nel foyer, durato più di due ore.

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