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Alberto Bevilacqua
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Panorama d'Italia 2017

L'agricoltura naturale alle porte di Pavia

Un'oasi riportata indietro di mille anni: il progetto Neourale degli eredi del premio Nobel Natta

Un’area di 1.500 ettari nel cuore della pianura dove le zanzare sono il 95 per cento in meno. E senza disinfestazioni, perché a metterle a tacere ci pensano rane, pipistrelli, libellule e avifauna. Questo e tanto altro è il risultato del progetto “Neorurale” del comprensorio Neorurale di Giussago, l’ area rinaturalizzata ricostruita dagli eredi del premio Nobel per la chimica Giulio Natta (soci di Neorurale sono i nipoti Francesco e Rosita, di 46 e 45 anni) per sviluppare una “nuova agricoltura” del tutto naturale. “In 20 anni abbiamo riportato quest’area indietro di mille anni, vincendo la desertificazione delle coltivazioni intensive di riso e riportando l’ambiente al suo equilibrio originario, fatto di aree umide, laghetti, boschi naturali dove vivono liberamente caprioli, cicogne, cavalli, aironi e specie protette” spiega il Ceo Piero Manzoni, 54 anni , anche lui della famiglia

“L’obiettivo è creare aree periurbane votate a un’agricoltura che preservi l’ambiente, sia in grado di utilizzare i nutrienti prodotti dalle grandi megalopoli e che riesca allo stesso tempo a  riformirle di generi alimentari a chilometro zero e di ottima qualità”. 

La visione di Neorurale è che tale “progetto venga esportato” insieme con le tecniche di coltivazione, che comprendono l’utilizzo di fertilizzanti naturali prodotti con un procedimento brevettato. “Siamo in grado di recuperare qualsiasi tipo di scarto organico, producendo un fertilizzante igienizzato, rispettoso dell'ambiente e senza odore. Molti non lo sanno, ma i fertilizzanti che usano  ammoniaca superficiale chiamano e assorbono particolato, inquinando i terreni e l'aria che respiriamo. Realizzare la tenuta ha richiesto un milione di piantumazioni e investimenti importanti ma “i nostri dati attestano che le aree coperte anche solo per il 15 per cento da un ambiente naturale intatto, producono più dell’intero 100 per cento dell’area stessa”. Una risposta all’agricoltura intensiva.
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