Visionario, testardo e innamorato. Rocco Commisso è stato tutto questo e molto di più per la Fiorentina e per il calcio italiano, avventure in cui si è calato nel 2019 dopo lungo corteggiamento che ha riguardato non solo la Viola ma anche il Milan. Voleva tornare a casa, Commisso, alle sue origini italiane e calabresi. Firenze è stata la sua terza patria dopo Gioiosa Ionica, luogo natale, e New York, la terra dell’affermazione professionale, fondatore del colosso Mediacom, patrimonio personale stimato in 8 miliardi di dollari.
Rocco Commisso è morto dopo lunga malattia nella notte tra il 16 e il 17 gennaio 2026. Da tempo non poteva più stare al fianco della sua Fiorentina a causa delle condizioni di salute. Una circostanza che lo angustiava, come testimoniato nell’ultima intervista rilasciata a La Nazione un mese prima della scomparsa.
La Fiorentina che aveva scelto di sposare mettendoci impegno, risorse e visioni da uomo d’affare americano. Non solo i tanti soldi spesi nelle campagne di rafforzamento, ma anche le battaglie perse e vinte per fare grande un club irrimediabilmente destinato al ceto medio nel panorama del calcio attuale. Lo stadio Franchi da solo, veramente moderno e funzionale, burocrazia e politica italiana non gliel’hanno fatto fare a costo di spendere danari pubblici e aprire cantieri senza la certezza di chiuderli in tempi certi e ragionevoli.
Il Viola Park, invece, Rocco Commisso lo ha costruito: 20 ettari all’avanguardia, un lascito per la Fiorentina di oggi e di domani per chiunque vorrà proseguire la sua opera. Non ha vinto trofei, anche se ci è andato vicino. È stato respinto due volte dalla cattiva sorte in Europa, due finali di Conference League sfuggite per un soffio, e a Roma ha sbattuto sull’Inter conquista tutto in Coppa Italia. Ci avrebbe riprovato ancora, una volta messa in sicurezza la Viola in questa stagione del centenario nata male e proseguita peggio.
Del resto gli sforzi non sono mai mancati. E anche il coraggio di difendere gli uomini scelti, con uno stile molto americano di condivisione di obiettivi, responsabilità e lavoro. La scomparsa di Joe Barone, molto più di un braccio destro, era stata un colpo durissimo per lui e per la Fiorentina: eppure Commisso aveva rilanciato. Da mesi doveva stare lontano da Firenze dove tutti sapevano eppure tutti continuavano ad aspettare di rivederlo in città e al Viola Park.
Del calcio italiano ha sempre amato l’enorme passione che lo circonda e sempre detestato i meccanismi politici. Non è mai riuscito ad entrare nelle stanze che contano, pur avendo bussato con forza e a volte in maniera eccessiva: ha accusato altri di barare, litigato con molti e ricomposto con pochi. Però lo ha sempre fatto mettendoci la faccia e per il bene della Fiorentina. “Fast, fast, fast” diceva, parlando dei suoi progetti: la sua scomparsa è arrivata troppo in fretta.
