Assad ancora sul trono ma senza medaglia

Roma revoca l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone concessa al dittatore appena due anni fa

I presidenti Giorgio Napolitano e Hafez Assad a Damasco nel marzo 2010 (da.Dagospia)

Gianandrea Gaiani

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Bashar Assad non ha ancora perso il trono di Damasco sul quale lo pose il padre, suo predecessore alla guida del regime siriano, ma dovrà fare a meno della medaglia di Cavaliere di Gran Croce conferitagli nel marzo 2010 dal presidente Giorgio Napolitano in visita ufficiale (e trionfale) di ben quattro giorni a Damasco.

Certo all’epoca la guerra civile non era ancora scoppiata ma Assad era già un dittatore senza scrupoli che eliminava e faceva torturare gli oppositori, sosteneva insieme all’Iran con armi e denaro gli Hezbollah libanesi e chiudeva un occhio fin dal 2003 sul passaggio attraverso il territorio siriano dei volontari di al-Qaeda che da Libia, Cecenia, Afghanistan, Pakistan e numerosi altri Paesi islamici entravano in Iraq per attaccare i militari americani e alleati, italiani inclusi.

Dettagli evidentemente considerati insignificanti da Roma che con la visita di Napolitano siglò con Damasco intese commerciali, economiche e persino nei settori militare e della sicurezza (nonostante la Siria abbia uno dei più poderosi arsenali di armi chimiche del mondo) seconde solo a quelle intrattenute dalla Siria con la Russia. L’11 marzo 2010 Bashar ha ricevuto la massima onorificenza italiana: non la semplice medaglia di Cavaliere di Gran Croce ma la più prestigiosa Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone solitamente riservata ai capi di stato e conferita per premiare altissime benemerenze.

Oggi però la decorazione è diventata ingombrante. Non è politically correct mantenere rapporti con quel dittatore accusato anche dall’Onu di fare quello che ha sempre fatto, cioè sterminare gli oppositori. Anche se oggi è forse più giustificato a farlo rispetto al passato dal momento che i ribelli siriani non sono certo pacifici manifestanti. Anzi tra le fila degli insorti vi sono pure quei miliziani di al-Qaeda che invece di essere riconoscenti nei confronti di Assad per gli aiuti ricevuti in passato, oggi fanno saltare in aria i palazzi del governo, dell’intelligence e persino i suoi ministri.

Va bene scordarsi il passato ma l’Italia doveva anche cancellare il segno visibile dell’amicizia con Bashar rappresentata da quella onorificenza concessa dal Quirinale, simbolo imperituro più di un video su youtube di stretti rapporti bilaterali oggi divenuti imbarazzanti per Roma al punto che in Parlamento molti hanno chiesto che gli venisse ritirata.

Il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura ha dichiarato che “il governo ha revocato per indegnità l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce” e anche se ha aggiunto che formalmente Assad ha 20 giorni di tempo per replicare, De Mistura si è detto convinto che “non abbia argomenti da usare né il tempo per farlo in quanto impegnato in altre cose” considerando così la revoca “confermata”.

Assad non potrà più portare con orgoglio la decorazione italiana ma per sua fortuna non tutti i suoi amici sono volubili come gli italiani. Il presidente siriano si potrà infatti consolare sfoggiando con orgoglio l’unica altra decorazione straniera ricevuta, la medaglia dell’Orden del Libertador concessa dal presidente venezuelano Hugo Chavez il 26 giugno 2010. Gli amici veri del resto si riconoscono perché non ti abbandonano nel momento del bisogno.

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