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Viaggio a Marawi, dove l'esercito delle Filippine ha sconfitto l'Isis - Foto

La città era stata attaccata lo scorso maggio, dopo sei mesi di bombardamenti restano solo macerie

Il giorno dopo la liberazione dall'Isis Marawi sembra una città fantasma. Dopo sei mesi di combattimenti il capoluogo della Provincia di Lanao del Sur, nel sud delle Filippine, è un surreale colabrodo, una città devastata da mesi di artiglieria e fiamme. Dopo 148 giorni d'assedio gli uomini dell'esercito filippino sono riusciti a vincere una battaglia che durava dal 23 maggio 2017, giorno nel quale Marawi è stata attaccata dai combattenti jihadisti.

In città erano asserragliati quasi mille combattenti dello Stato Islamico, un esercito che ha messo a ferro e fuoco la città seminando morte e distruzione. Più di mille è il numero dei morti sul campo, 822 dei quali, secondo le fonti filippine, sarebbero militanti dell'Isis. Per spazzare via la minaccia l'esercito di Manila ha inviato a Marawi oltre 7000 soldati, un assedio che si è risolto con l'eliminazione dei due capi Omar Maute e Isnilon Hapilon, rispettivamente dei gruppi armati Maute e Abu Sayyaf.

Questi due clan erano attivi nel sud delle Filippine da oltre vent'anni, protagonisti di violenze, sequestri di gruppo e omicidi nel nome dell’islamismo radicale. Lo stesso islamismo che oggi, nonostante la liberazione di Marawi, resta ben radicato e pericoloso nelle Filippine del sud. I sorrisi dei soldati di Manila dopo la vittoria sono stati cancellati poco dopo dalle immagini di una terra straziata che deve ora rialzarsi: i profughi della battaglia sono oltre 200 mila e il presidente filippino Rodrigo Duterte ha prolungato la legge marziale fino al prossimo 31 dicembre.

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La devastazione di Marawi dopo la liberazione - 24 ottobre 2017
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