Venezuela, killer incappucciati al servizio di Maduro
JUAN BARRETO/AFP/Getty Images
Venezuela, killer incappucciati al servizio di Maduro
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Venezuela, killer incappucciati al servizio di Maduro

Il leader dei Tupamaros minaccia di fare strage di oppositori in nome della "democrazia chavista". Intanto aumentano le vittime. 14 i morti accertati e più di 500 i feriti

Non basta dire paz, pace, per averla. Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha "ecumenicamente" annunciato una giornata di dialogo con le parti sociali, ma il Paese continua a essere scosso dalle manifestazioni di protesta. Oggi, 26 febbraio, scenderanno in piazza anche migliaia di donne vestite di bianco, per chiedere la fine delle violenze ai danni degli oppositori del governo post-chavista di Maduro.

Scontri e violenze si sono registrati nella notte a San Cristobal e San Antonio, nello stato della Tachira, dove il 12 febbraio scorso sono esplose le prime proteste antigovernative. La rabbia si è riversata per le strade quando gli studenti del campus universitario di San Cristobal hanno manifestato contro il presidente, denunciando violenze e stupri, tragici effetti dell'aumento esponenziale della criminalità nel Paese che qualche mese fa ha seppellito Hugo Chavez, l'eore del "Socialismo o muerte".

Un popolo affamato è un popolo arrabbiato. A guardare le immagini che rimbalzano sui social network da Maracay e da altre città del Venezuela sembra di assistere a una puntata di The Walking Dead, quando i sopravvissuti agli zombie saccheggiano i supermercati per riuscire a trovare qualcosa da mettere sotto i denti.

Scaffali vuoti, scatole aperte e buttate per terra, congelatori sventrati. Questi gli scatti dal centro commerciale di Maracay, preso di mira da decine di persone. Scene di devastazione che in Venezuela sono diventate all'rdine del giorno. I manifestanti denunciano le violenze del governo e Maduro fa il poliziotto buono, invitando la stampa "amica" a Palacio Miraflores, mentre Caracas continua a bruciare.

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Ma, mentre il presidente continua a ripetere di voler punire le forze dell'ordine che si macchiano di violenze ai danni dei manifestanti, Alberto Carias (detto el Chino) il leader dei Tupamaros, l'organizzazione armata chavista ricavata da scarti di galera e delinquenti comuni, la pensa in modo diverso .

"Se la democrazia venezuelana che conosciamo dal 2002 (anno dell'arrivo al potere di Hugo Chavez ndr) viene intaccata da un colpo di Stato, come presidente del MRTA dico che noi prendiamo le armi e indossiamo i nostri cappucci".

Detto, fatto. I terribili uomini incappucciati del Chino ormai affiancano regolarmente la Guardia Nacional Bolivariana con i loro mitra e i fucili a pompa. Per loro "lottare per la democrazia" significa reprimere nel sangue i manifestanti in piazza, nel nome e in memoria di un fantasma, quell'Hugo Chavez che li ha tirati fuori dalle patrie galere e che li ha armati e coccolati. Sono i guardiani del regime di Maduro, mentre il Venezuela sta rovinosamente scivolando verso il baratro della guerra civile.

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