Cronaca

Vatileaks: il "corvo" confessa ma non vuole essere l’unico a pagare

Monsignor Vallejo ammette di aver passato i documenti ai giornalisti Nuzzi e Fittipaldi, ma accusa Chaoqui di averlo messo sotto "un'enorme pressione"

Vatileaks 2: l'arrivo in tribunale di Francesca Chaouqui con il suo avvocato, Laura Sgrò

Ignazio Ingrao

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Il processo Vatileaks 2 è entrato nella sua fase più importante. Ieri erano presenti in aula, in Vaticano, quattro dei cinque imputati: monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, accusato di essere il “corvo”, Francesca Immacolata Chaouqui, al settimo mese di gravidanza, accusata di essere stata la sua complice, l’ex segretario del monsignore Nicola Maio e il giornalista Emiliano Fittipaldi. Assente, a causa di un altro processo in corso a Milano, Gianluigi Nuzzi.
Chaouqui ha chiesto al Papa di essere sciolta dal segreto pontificio per poter rivelare alla corte quali fossero i suoi veri compiti in Vaticano e in seno alla Cosea (Pontificia Commissione Referente di Studio e di Indirizzo sull’Organizzazione della Struttura Economico-Amministrativa della Santa Sede) mentre Vallejo è tornato in carcere per aver violato il divieto imposto dal giudice di comunicare con l’esterno (si sarebbe fatto consegnare di nascosto un cellulare in una scatola di ciambelle per parlare con amici spagnoli e italiani).
E ieri, come prevede il codice di procedura penale del Vaticano (che risale al 1913), Vallejo è stato interrogato dai promotori di giustizia (i pubblici ministeri) Gianpiero Milano e Roberto Zannotti e dai giudici del tribunale, presieduto da Giuseppe Dalla Torre. Il monsignore, assistito da un interprete (un gendarme del Vaticano, Sarcinella) ha anche risposto al “controinterrogatorio” del suo avvocato difensore, Emanuela Bellardini.

La "commissione ombra"
Vallejo ha ammesso di aver passato documenti ai giornalisti Nuzzi e Fittipaldi. In particolare a Nuzzi ha fornito 87 password per aver accesso alla sua posta elettronica e ai documenti riservati della Cosea e della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede. Ha detto di averlo fatto perché si sentiva “sotto pressione” e in un periodo di “poca lucidità”. Il passaggio del materiale sarebbe avvenuto tra aprile e settembre 2015. Però Vallejo sostiene di essere convinto che la sua e-mail era già stata violata in precedenza, perché Corrado Lanino, il marito di Chaouqui, aveva realizzato il sistema informatico della Prefettura degli affari economici e poteva aver già fornito le password a Nuzzi.
Vallejo invece ha negato che in seno alla Cosea si fosse creata una “commissione ombra” composta da lui, Chaoqui e pochi altri fidatissimi collaboratori per raccogliere informazioni e dossier al di là dei loro compiti ufficiali. Ma il promotore Milano ha letto in aula le dichiarazioni di numerosi testimoni, tra cui funzionari e collaboratori della Prefettura degli affari economici, che parlano dell’esistenzaa di questa “commissione segreta” e accusano Vallejo di aver sottratto e fotocopiato documenti riservati per mesi. Anzi era stata fatta addirittura una raccolta di firme per denunciare i comportamenti del prelato spagnolo. Ma la domanda allora è: perché il “corvo” non è stato fermato prima?

Chaouqui e i servizi segreti
Per quasi due anni invece avrebbe accumulato un enorme archivio in una stanza di Casa Santa Marta, dove abita anche il Papa, la numero 127, con documenti e materiale riservatissimo sull’attività economica, e non solo, dei 266 enti collegati con la Santa Sede. Una parte di questi documenti poi sarebbe stata messa a disposizione dei due giornalisti.
Vallejo punta il dito contro la Chaouqui che lo avrebbe prima “sedotto”, fino a consumare un rapporto con lui nel dicembre 2014, e poi sottoposto a continue pressioni, fino a vere proprie minacce. Chaoqui, secondo Vallejo, terminato il lavoro della Commissione non accettava di essere stata messa alla porta dal Vaticano e avrebbe addirittura detto al prelato: “Qui abbiamo bisogno di aiuto e l’unico aiuto può essere la mafia”. Inoltre gli avrebbe fatto persino credere di far parte dei servizi segreti. La donna lo avrebbe fatto anche controllare dal suo autista, Pietro Grillo.

Investigatori privati al lavoro
Vallejo ha portato una perizia psichiatrica per dimostrare come in quel periodo fosse in uno stato grande stress. Oggi sarà la volta del contro interrogatorio al monsignore spagnolo da parte dell’avvocato Laura Sgrò, legale di Chaoqui e degli avvocati degli altri imputati. Sgrò ha fatto effettuare un’ampia attività di indagini difensive per smontare le tesi di Vallejo: due valige di documenti che ieri sono state depositate in tribunale. In seguito sarà la volta degli interrogatori di Chaoqui e dei giornalisti. Entro Pasqua la corte intende terminare di sentire tutti gli imputati. Poi sarà la volta dei testimoni.

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