Un anno di governo Renzi: i 10 fatti più importanti
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Un anno di governo Renzi: i 10 fatti più importanti
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Un anno di governo Renzi: i 10 fatti più importanti

Dal giuramento nelle mani di Napolitano all'elezione di Mattarella, i provvedimenti, le riforme, le polemiche di questi primi 12 mesi di governo

È trascorso un anno da quando Matteo Renzi, dopo aver strappato il Pd alla "Ditta" di Bersani e compagni e aver disarcionato Enrico Letta dalla poltrona di capo del governo, entrò per la prima volta a Palazzo Chigi da neo presidente del Consiglio con la benedizione di Giorgio Napolitano. 12 mesi all'insegna di annunci, promesse, forzature, pressioni, strappi, hashtag, gufi, sciacalli e sorci verdi. 12 mesi di polemiche infuocate (con i sindacati per esempio) ma anche di successi personali, come il 40% ottenuto alle elezioni europee dal suo partito o l'elezioni di Sergio Mattarella al Quirinale. 12 mesi in cui due riforme come quella elettorale e quella costituzionale, che in pochi credevano potessero essere realizzate in così poco tempo, sono quasi giunte al capolinea. 12 mesi in cui, piaccia o meno l'aspetto che ha assunto, Renzi è riuscito comunque a rinnovare davvero il volto (ma anche il linguaggio e i tempi) della politica italiana.

Il giuramento

La squadra dei ministri del governo Renzi al Quirinale, in occasione della cerimonia del giuramento, con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il premier Matteo Renzi, Roma, 22 febbraio 2014. ANSA / US PALAZZO CHIGI

Il 22 febbraio Matteo Renzi giura nella mani di Giorgio Napolitano. Il giorno prima aveva accettato l'incarico conferitorgli il 17 dal capo dello Stato. L'ex sindaco di Firenze (si dimetterà da questa carica solo il 24 marzo) diventa, a 39 anni, il più giovane primo ministro nella storia della Repubblica. Nel suo esecutivo, sostenuto da Ncd, centristi e montiani, su 16 ministri 8 sono donne. L'età media è di 47 anni, la più bassa di sempre in Italia. Una setitmana prima del giuramento, l'ex premier Enrico Letta, sfiduciato dal suo stesso partito su richiesta del neo segretario, durante una drammatica Direzione nazionale, era salito al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni.

Il patto del Nazareno

L'arrivo di Silvio Berlusconi nella sede del PD a largo del Nazareno, Roma, 18 gennaio 2014. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Quando Silvio Berlusconi mette piede, per la prima volta, nella sede del Pd, il principale partito della sinistra italiana, è il 18 gennaio del 2014. In carica c'è ancora il governo di Enrico Letta. Ad accoglierlo è il neo segretario Matteo Renzi scelto da circa 2 milioni di iscritti, elettori e simpatizzanti con le primarie democratiche dell'8 dicembre del 2013. L'incontro avviene al secondo piano del palazzo di via delle Vergini, nei pressi di Largo del Nazareno da cui il nome del patto che verrà siglato quel giorno. Contenuto dell'accordo sono la riforma del Titolo V della Costituzione, la fine del bicameralismo perfetto con la trasformazione del Senato in una “camera delle autonomie” e la modifica della legge elettorale. Esattamente un anno dopo, alla vigilia dell'elezione al Quirinale di Sergio Mattarella, quel patto si rompe. A Palazzo Chigi siede, ormai da quasi 12 mesi, proprio Matteo Renzi. Silvio Berlusconi non accetta, infatti, che il presidente del Consiglio abbia proposto un candidato, a nome del suo partito, senza averlo concordato anche con Forza Italia.



Il Jobs Act

La leader della Cgil, Susanna Camusso, partecipa al corteo di Torino in occasione dello sciopero generale nazionale, Torino,12 Dicembre 2014 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Superamento dell'articolo 18 (che prevedeva il reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa), introduzione del contratto e tutele crescenti, sgravi contributivi per le assunzioni dal 2015. Sono queste le principali novità introdotte dalla nuova normativa sul lavoro diventata effettiva alla vigilia del Natale scorso e che proprio oggi riceverà dal governo l'ok definitivo ai primi decreti attuativi. Una riforma che ha spaccato la sinistra e il Pd al suo interno e scatenato critiche durissime da parte dei sindacati, soprattutto Cgil e Uil che a fine ottobre hanno organizzato uno sciopero nazionale a Roma e Torino contro il Jobs Act, ma che invece è stata promossa dall'Ocse secondo cui "potrebbe far crescere il pil del 6% in 10 anni".

Gli 80 euro

Busta paga bonus 80 euro. La busta paga di una dipendente comunale.ANSA/STRINGER

“1000 euro netti all’anno a chi guadagna meno di 1500 euro al mese”. E' il 12 marzo è il premier Matteo Renzi annuncia il provvedimento di cui, tra entusiasmo, scetticismo, contrarietà, più si parlerà nei mesi seguenti. E che contribuirà, non poco, a fargli stravincere le elezioni europee di maggio visto che il bonus comincerà ad arrivare in busta paga proprio quel mese. Si tratterà di 10 miliardi per 10 milioni di italiani, 80 euro netti a testa ogni mese, “alla faccia- dirà quando verrà varato il decreto - dei gufi e dei rosiconi”. Resteranno esclusi i lavoratori autonomi, pensionati, gli incapienti (ovvero quelli con un reddito inferiore a 8.145 euro annui e quindi esenti dal pagamento Irpef sul reddito) e 3 milioni di partite Iva. Il decreto Irpef che contiene il provvedimento sugli 80 euro sarà trasformato in legge il 19 giugno e il bonus confermato anche dalla legge di stabilità approvata a fine anno.

L'Italicum

Operazioni di voto. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Ribattezzata Italicum, la nuova legge elettorale, che deve ancora ottenere il via libera definitivo, entrerà in vigore da luglio 2016. La minoranza dem, insieme ad altre forze d'opposizione, hanno contestato soprattutto i capolista bloccati. Mentre tutti gli altri candidati verranno scelti attraverso le preferenze (fino a due basta che siano di genere diverso), la legge prevede infatti che ciascun partito scelga il proprio capolista per ciascuno dei 100 collegi in cui verrà diviso il territorio italiano. Per entrare in Parlamento i partiti devono raggiungere almeno la soglia del 3%. La lista che ottiene al primo turno il 40% dei voti ha accesso al premio di maggioranza. Nel caso nessuna dovesse farcela, vanno al ballottaggio le prime due liste più votate.

La riforma del Senato

senatoUna panoramica dell'aula del Senato ANSA/ETTORE FERRARI

"Vorrei essere l'ultimo a dover chiedere la fiducia in quest'aula". Con queste parole, pronunciate a Palazzo Madama presentando il suo programma di governo due giorni dopo aver giurato al Quirinale, Matteo Renzi conferma di voler fare ciò che ha già annunciato: trasformare completamente il Senato e superare il bicameralismo paritario. Il progetto di riforma costituzionale, che una volta approvato in via definitiva da entrambe le camere, il premier ha già annunciato di voler sottoporre al giudizio degli italiani attraverso referendum consultivo, prevede che il nuovo Senato diventi una camera di rappresentanza delle autonomie locali, che non sia più eletto direttamente dal popolo ma composto da sindaci e consiglieri regionale più 5 senatori scelti dal presidente della Repubblica e che conservi potere di voto solo su alcune materie (non sulla fiducia al governo, per esempio).


La buona scuola

Un momento della manifestazione degli studenti a Roma, 10 ottobre 2014. 'La buona scuola siamo noi'. ANSA/CLAUDIO PERI

Assunzione di 150 mila precari da settembre 2015, concorso per tutti, basta supplenze, premi agli insegnanti più meritevoli, più ingelse, più internet, musica e storia dell'arte. Queste le parole chiave della riforma della scuola targata Renzi. Un progetto che non ha ancora convinto insegnanti e commentatori. Nei giorni scorsi, sul Corriere della Sera, Gianna Fregonara, moglie dell'ex premier Enrico Letta, l'ha infatti stroncata: "il testo della Buona scuola, anche dopo la profonda revisione di queste ultime settimane - ha scritto la giornalista - resta una proposta di riforma della professione di insegnante più che una riforma del sistema educativo. 3,5 miliardi di euro la somma stanziata per l'edilizia scolastica. 

Le elezioni europee

pdMilitanti del PD durante la manifestazione di chiusura della campagna elettorale del Pd a piazza del Popolo per le elezioni Europee. Roma 22 maggio 2014. ANSA/ANGELO CARCONI


Pd primo con oltre il 40% (un risultato raggiunto prima solo dalla Dc nel lontano 1958), M5S sotto di 20 punti, Forza Italia terza con il 16%. E' il 24 maggio e il partito del premier stravince le elezioni europee ottenendo un risultato “storico". Per Matteo Renzi, arrivato a Palazzo Chigi senza passare per le urne, si tratta di un'investitura ex post che rafforza la sua posizione alla guida del suo partito e soprattutto del governo. Nei mesi successivi le fila della magigoranza infatti si ingrosseranno grazie agli innesti di una decina di parlamentari provenienti da Sel e nelle ultime settimane da Scelta civica.

Il semestre di presidenza Ue

Federica Mogherini con il premier Matteo Renzi a Bruxelles, 18 dicembre 2014. ANSA/UFFICIO STAMPA CHIGI

Dopo le elezioni europee e il rinnovo del Parlamento, tra luglio e dicembre 2014 l'Italia assume la presidenza della Ue. Nonostante un bilancio in chiaroscuro di quanto ottenuto durante questi mesi, Matteo Renzi ha rivendicato comunque la sua battaglia per l'allentamento della rigidità su conti pubblici e bilancio, l'ottenimento del cosiddetto "piano Junker" per la crescita da 315 miliardi di euro e l'avvio della nuova missione di pattugliamento del Mediterraneo, Triton, che ha sostituito Mare Nostrum e Frontex. Per il premier un altro risultato importante è stato la nomina di Federica Mogherini a Alto rappresentante della politica estera europea. Il 13 gennaio Renzi tiene davanti all'Europarlamento riunito a Strasburgo il discorso conclusivo della sua presidenza. Il giorno dopo Giorgio Napolitano ufficializza le dimissioni da presidente della Repubblica.

L'elezione di Mattarella

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi a bordo della Flaminia, dopo il giuramento e il discorso di insediamento a Montecitorio, con il corteo lungo via Quattro Novembre, Roma 3 febbraio 2015. ANSA/CLAUDIO ONORATI

Senza tenere conto né delle indicazioni arrivate dal proprio alleato di governo Angelino Alfano, né di quelle del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, con il quale il premier aveva condiviso fino a quel momento il cammino delle riforme tracciato con il patto del Nazareno, il 31 gennaio scorso Matteo Renzi fa eleggere il "suo" presidente della Repubblica: Sergio Mattarella. Ci riesce, come pronosticato fin dall'inizio, alla quarta votazione dopo aver convinto un'ampia maggioranza parlamentare e soddisfatto soprattutto la minoranza del suo partito.

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