Torture: come agivano i medici della Cia
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Torture: come agivano i medici della Cia
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Torture: come agivano i medici della Cia

Quale è stato il ruolo dei due psicologici che hanno collaborato con l'Agenzia di Langley?

L'obiettivo era quello di farli sentire indifesi e impotenti, incapaci di reagire, in balia completa dei loro carcerieri. Le brutali tecniche d'interrogatorio della Cia avevano questo scopo. Due psicologi militari - James Mitchell e Bruce Jessen - avevano avuto il compito di studiare il modo per 'insegnare' ai prigionieri il significato della parola 'helplessness': indifesi.

Così, in quella condizione, avrebbero perso il controllo dei loro pensieri, l'angoscia sarebbe salita, il senso di abbandono e di impotenza li avrebbe sopraffatti e condotti a parlare, a collaborare con chi li torturava. Perchè solo così, solo dopo la resa, sarebbero stati aiutati a uscire da quell'incubo fatto di finti annegamenti, musica heavy metal a tutto volume, mancanza di sonno e di riposo. Solo così sarebbero usciti dall'inferno delle prigioni segrete della Cia.

Mitchell e Jessen avevano studiato dei vecchi esperimenti condotti su cani negli anni'60 all'Università della Pennsylvania. Gli animali venivano tenuti in un recinto elettrificato. Avevano imparato che tentare di uscirne voleva dire prendersi la scossa e quindi sentire un forte dolore. Alla fine, ci avevano rinunciato. Rimanevano accucciati nella loro scatola circondata da fili elettrici, piagnucolando per le ferite e l'impossibilità di uscire. In balia dei loro carcerieri: indifesi.

Quaranta anni dopo, i medici della Cia hanno sostituito quelle barriere elettrificate con il waterboarding. La pratica, il finto annegamento, ripetuta e ripetuta, avrebbe avuto sugli uomini gli stessi effetti che la scossa aveva provocato ai cani. James Mitchell e Bruce Jessen ne erano sicuri. L'agenzia di Langley li aveva chiamati apposta per sfruttare le loro teorie e conoscenze.

I due avevano studiato anche gli altri metodi di tortura. Secondo Steven Reisner, uno psicologo interpellato dal New York Times, molte di queste pratiche erano ispirate direttamente dalla psicoanalisi freudiana. Numerosi studi hanno accertato che le privazioni sensoriali e la mancanza di sonno conducono alla psicosi, uno stato in cui le persone perdono il controllo di ciò che dicono e che pensano. E'a quel punto che (in genere) iniziano a collaborare con i loro carcerieri.

Lo scopo di queste tecniche coercitive è quello di provocare una regressione psicologica negli individui in modo tale che si sentano alla mercé di una forza superiore ed esterna in grado di esercitare un potere assoluto su di loro.

Stress violenti e importanti sono in grado di danneggiare la capacità di pensiero degli uomini in modo molto veloce. I medici della Cia puntavano a quel risultato. Tutte le tecniche studiate e messe in atto, puntavano a quello. Solo così avrebbero parlato e rivelato le informazioni in loro possesso. La storia ci dice che le torture sono state praticate, ma che nessuna rivelazione è stata fatta dai torturati.

I nomi di Bruce Jessen e James Mitchell ricorrono diverse volte nel rapporto della commissione del Senato sulle torture della Cia. I due hanno iniziato a lavorare con l'agenzia alcuni mesi dopo l'11 settembre. Erano dei contractors, dei consulenti esterni.  E per i loro lavoro hanno guadagnato circa 80 milioni di dollari per quei sette anni di servizio.

Giravano per le prigioni segrete della Cia, studiavano le tecniche d'interrogatorio, le reazioni degli interrogati, le eventuali modifiche al programma di torture in modo da renderlo più efficace. La loro teoria era che se aveva funzionato con i cani dell'Università della Pennsylvania, avrebbe funzionato anche con i terroristi di Al Qaeda.




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