Tescaroli, il magistrato che non sbagliava mai
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Tescaroli, il magistrato che non sbagliava mai

Ecco l'articolo che è costato la condanna al direttore di Panorama

Pubblicato su Panorama del 14 ottobre 2010

Domanda numero uno: può un magistrato sostenere che ogni suo atto è insufflato da vera giustizia, mentre le sentenze che lo ostacolano in tribunale e le decisioni avverse dei colleghi sono dettate da errore o da malafede (se non peggio)? Domanda numero due: può quello stesso magistrato, nel momento in cui c’è chi lo cita in giudizio per contestargli un errore, reagire con una serie di dichiarazioni e d’interviste nelle quali grida all’intimidazione e minaccia addirittura una denuncia per «violenza privata»? Risposta: sì, in Italia un magistrato può fare tutto questo. E senza essere subissato di fischi per l’ego ipertrofico, ma al contrario ottenendo dai giornali una patente di eroe.

Questa è la storia di Luca Tescaroli, giovane sostituto procuratore romano. Con il giornalista Ferruccio Pinotti, il magistrato ha scritto un libro, Colletti sporchi (Bur Rizzoli, 464 pagine, 12 euro), sui legami tra finanza e criminalità organizzata. Per una serie di dichiarazioni ritenute diffamatorie, i due sono stati citati in sede civile dalla Fininvest, azionista della Mondadori, la casa editrice di Panorama. Il magistrato, che in passato ha lavorato nell’antimafia a Caltanissetta, nel libro utilizza infatti alcune sue inchieste per accusare la Fininvest, e altre società, di rapporti finanziari con ambienti criminali. Qua e là lascia intendere perfino che suoi colleghi pm lo abbiano bloccato nelle indagini per motivi oscuri; accenna a «forti pressioni esterne» e racconta di «inviti pressanti».

Contro la Fininvest Tescaroli lancia due accuse pesanti: sostiene che avrebbe avuto legami con le cosche, riportando come prova le dichiarazioni del pentito Salvatore Cancemi, e afferma che nel processo romano per la morte del banchiere Roberto Calvi sarebbe emerso un misterioso riciclaggio internazionale dal Banco ambrosiano verso la Fininvest delle Gran Cayman.

La citazione della società, stilata dall’avvocato Fabio Roscioli dello studio Vassalli e associati, smonta tutte le accuse: pacatamente, ma punto per punto. Roscioli ricorda che Cancemi a Palermo è stato ritenuto «inattendibile» in due gradi di giudizio e dimostra che la Fininvest ltd delle Cayman non ha nulla a che vedere con la Fininvest italiana, tant’è vero che quest’ultima non ha avuto alcun ruolo nel processo per la morte di Calvi.

Si vedrà che cosa deciderà il tribunale civile di Verona: la prima udienza è stata appena fissata al 3 febbraio 2011. Intanto, però, Tescaroli e Pinotti sono riusciti a sollevare una barriera mediatica. Intervistati dal Fatto quotidiano e dal Corriere della sera, si sono spinti a ipotizzare che la citazione da parte della Fininvest sia la manifestazione della «volontà di impedire indagini sui mandanti occulti delle stragi», e «l’ennesima tappa di uno strenuo attacco alla giustizia e all’informazione libera». Il pm, poi, ha dichiarato: «È singolare che si chiami in giudizio un funzionario pubblico che ha sacrificato i migliori anni della sua vita lavorando giorno e notte». Neanche fosse un’esimente giudiziaria.

L’Espresso ha rivelato che Tescaroli starebbe perfino elaborando una controdenuncia (penale), nella quale accuserebbe la Fininvest di «intimidazione e violenza privata». In favore di questa tesi paradossale, del resto, ha parlato anche il presidente dell’Associazione magistrati di Palermo, Antonino Di Matteo: «Diventano sempre più palesi» ha detto «i tentativi d’intimidire i magistrati che osano indagare a fondo sui rapporti tra mafia e potere». Certo, se a sostenerlo è un magistrato, e per di più un «sindacalista»...  

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