Il terrorismo e le condanne a morte per la Tav
FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images
Il terrorismo e le condanne a morte per la Tav
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Il terrorismo e le condanne a morte per la Tav

Con la lettera di minacce recapitata all’Ansa, la “lotta di liberazione” contro l’Alta Velocità raggiunge un nuovo apice. Il problema? Che i terroristi appaiono credibili

per Lookout News

Mercoledì 19 febbraio all’agenzia Ansa di Torino è stato recapitato un volantino di stampo terroristico, firmato “Nuclei Operativi Armati”. Il contenuto è alquanto minaccioso: infatti, non solo si rivendica la “lotta di liberazione contro il Tav”, stavolta vengono direttamente emesse quattro “sentenze di condanna a morte”, indirizzate ad alcuni personaggi connessi con l’Alta Velocità in Val di Susa, con tanto di nome e cognome. Il primo della lista è il senatore PD, Stefano Esposito, già da mesi sotto scorta per le minacce provenienti dagli ambienti anarchici e No Tav. Il 13 gennaio scorso, uscendo di casa, il senatore aveva trovato sul pianerottolo della propria residenza torinese tre bottiglie molotov, accompagnate da un biglietto: “Torna in Prefettura altrimenti farai boom boom, ora che non c’è più il Procuratore Caselli a proteggerti”.

Il secondo obiettivo dei terroristi è il capo della Digos di Torino, Giuseppe Petronzi, responsabile tra l’altro degli arresti del 9 dicembre 2013, quando la Procura del capoluogo piemontese mise in galera quattro anarchici, accusati di devastazioni in Val di Susa e condannati non per semplici violenze ma per “attentati con finalità di terrorismo”. Gli arresti di Torino hanno evidentemente toccato un nervo sensibile dell’anarco-insurrezionalismo italiano e forse non è un caso che il numero degli uomini minacciati nel documento - quattro - coincida esattamente con il numero degli anarchici arrestati a dicembre. 

Gli altri due “condannati” dai “Nuclei Operativi Armati” sono entrambi manager impegnati nei lavori della Val di Susa: Massimo Matteucci, presidente della CMC (Cooperativa Muratori & Cementisti di Ravenna) e Maurizio Bufalini, direttore dei lavori della LTF (Lyon Turin Ferroviaire, filiale di Réseau Ferré de France - RFF e di Rete Ferroviaria Italiana - RFI).

- L’analisi del volantino di minacce

Il volantino, ennesima dimostrazione del momento eversivo su cui ballano il Piemonte e il resto d’Italia, sembra quasi confermare che è giunto il momento del salto di qualità: il linguaggio, le argomentazioni, la scelta degli obiettivi e la coerenza con tutto quanto scritto e fatto dall’anarco-insurrezionalismo italiano nell’ultimo anno, concorrono infatti a considerare tali condanne a morte - definite “immediatamente esecutive” - tutt’altro che una guasconata. Nel testo, recapitato anche in altre sedi regionali dell’Ansa (a dimostrazione della ramificazione nazionale), si parla volutamente di “azione diretta”. È un termine che fa parte dei codici espressivi della FAI - Federazione Anarchica Informale, e proposizione che nel lessico anarchico indica un “via libera” per i nuclei ad agire alla prima occasione utile, senza attendere ulteriori comunicazioni o decisioni da parte di una gerarchia. Che, peraltro, nel movimento anarchico - organizzato in maniera reticolare ma orizzontale - non esiste.

Anche se gli inquirenti dicono (a quanto riferisce la stampa italiana) che la sigla “Nuclei Operativi Armati” fosse già nota, risulta invece inedita e sconosciuta, ma pur sempre riconducibile all’anarchismo torinese, che spesso ama evocare fantasmi di un non lontano passato terroristico, creando sedicenti gruppi e nuove sembianze organizzative, con un linguaggio assimilabile ai documenti classici degli anni di piombo.

- La struttura del terrorismo oggi

La differenza principale rispetto agli anni di piombo e alle Brigate Rosse - richiamate in vita, inopportunamente, in ogni occasione possibile - è che i gruppi del terrorismo strategico di fine Novecento agivano attraverso campagne organizzate da nuclei clandestini, secondo linee politiche e operative precise e rigidamente gerarchizzate. Il movimento anarchico degli anni duemila, invece, non si basa affatto su una struttura organizzata e clandestina. Opera piuttosto su un sistema di “gruppi di affinità”, per lo più composti da tre o quattro compagni, che si organizzano alla bisogna per compiere un’azione e poi riprendono la normale vita quotidiana. I gruppi di affinità, dunque, agiscono sulla base di stimoli e appelli universali, proprio come quello contenuto nel volantino minatorio. 

Un esempio per capire il modus operandi dell’anarco-insurrezionalismo oggi è l’attentato all’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, gambizzato il 7 maggio 2012: nel febbraio 2010 il sito anarchico di Trento “Rompere le Righe” pubblicò un corposo dossier contro “la piovra Finmeccanica” (di cui Ansaldo fa parte) nel quale l’ingegnere veniva additato esplicitamente come fautore del ritorno del nucleare in Italia. Due anni dopo, Adinolfi fu gambizzato e nel volantino di rivendicazione gli anarchici citarono proprio la “piovra Finmeccanica”. Durante il processo che seguì, Alfredo Cospito, uno degli attentatori, dichiarò che la decisione di colpire l’ad di Ansaldo era maturata successivamente al disastro nucleare di Fukushima e che si organizzò per compiere l’attentato dopo aver studiato il dossier dei suoi compagni di Trento. 

- Conclusioni

Questo episodio dimostra empiricamente che oggi chiunque, nel movimento anarchico, è chiamato a raccogliere l’appello contenuto nel documento dei NOA e chiunque è “autorizzato” a tentare di colpire i settori indicati nella lettera: siano essi la stampa nemica (oggi sono comparse scritte sui muri delle sedi di numerosi giornali a Milano), le forze dell’ordine, la magistratura o le aziende impegnate nella Valle. Gli anarchici, dunque, anche se non organizzati o strutturati come le Brigate Rosse, proprio per questa ragione sono ancor più imprevedibili e inafferrabili. Perciò, va tenuto conto del reale pericolo insito nel documento: i quattro uomini minacciati così platealmente saranno sicuramente sottoposti a rigorose misure di protezione - forse sufficientemente efficaci a evitare l’attuazione delle minacce delle “cellule di fuoco anarchiche” - ma quella lettera segnala comunque che la deriva eversiva e terroristica presa dal movimento che gravita intorno all’Alta Velocità è seria, pericolosa e forse anche irreversibile. 

In conclusione, l’escalation è innegabile e per questo motivo il volantino diffuso dai “Nuclei Operativi Armati” dev’essere tenuto in debita considerazione, in quanto perfettamente coerente con il crescendo dialettico e operativo di matrice terroristica degli ultimi mesi. A novembre, dopo le condanne a 9 e 10 anni inflitte dal tribunale di Genova ai due attentatori dell’ingegnere Adinolfi, sul web è partita una campagna di solidarietà per i due condannati. Molto successo, in particolare, ha avuto l’appello di un loro compagno anarchico, rilanciato su tutti siti d’area: “A questi due fratelli non posso che esprimere solidarietà totale e attiva, complicità e affetto. Di colpi di pistola, di echi di esplosioni, ne voglio sentire ancora!”. Tutto chiaro?

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