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Daniele Scudieri - Imagoeconomica
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La strana storia dei revisori dei conti della Regione Calabria

Il Consiglio ha fatto decadere il collegio che aveva bocciato i premi ai dipendenti. Venti giorni dopo il fondo entra in fuzione. Con nuovi revisori

Anche quest’anno i dipendenti e i dirigenti della Regione Calabria avranno il loro bravo premio di risultato, in barba alla crisi, alla spending review e alle pesanti riserve del Ministero dell’Economia. Il fondo destinato a questo scopo, circa 4,8 milioni di euro, era stato bloccato in un primo momento dalla contestazione del collegio dei revisori dei conti della Regione. Che, tenendo conto della denuncia alla Procura della Corte dei Conti presentata proprio dagli ispettori del ministero dell’Economia per il periodo 2008-2012 (con un’ipotesi di danno erariale), avevano prudentemente negato il loro via libera.

Ma in tempi di elezioni imminenti (si vota il 23 novembre per la Regione e il 26 ottobre per il Comune di Reggio Calabria), potevano i vertici del Consiglio alienarsi le simpatie di tanti cittadini? Ovvio che no. E infatti fra il fondo dei premi ai dipendenti e il collegio dei revisori dei conti hanno scelto il primo senza esitazione. Licenziando in tronco i revisori. Il blitz si è consumato ad agosto: il giorno 7 si approva una legge che modifica il vecchio sistema di selezione dei revisori (in modo da rispondere alla contestazione di un candidato a suo tempo escluso) con la sorprendente postilla della decadenza immediata del collegio in carica, e il 27 si attiva il fondo come se niente fosse. Il cerchio si chiude il 7 ottobre con l’acquisizione di un nuovo collegio dei revisori dei conti, eletto con un metodo diverso dal precedente.

Tutto risolto, allora, almeno sul piano formale? Neanche per idea, perché la decisione di erogare il premio di risultato a dirigenti e dipendenti per il 2014 è stata presa e messa in atto senza alcun via libera del collegio dei revisori, essendo l’organo in carica decaduto e il secondo non ancora neppure nominato. «Per liberarsi di noi» dice a Panorama.it Pasqualino Saragò, presidente del Collegio dei revisori cacciato «il Consiglio regionale ha disposto la nostra decadenza immediata, senza tener conto del regime di prorogatio dovuto per legge. In questo modo, tra l’altro, per ben due mesi l’ente è rimasto sprovvisto del collegio dei revisori dei conti, il cui controllo è previsto per legge. E proprio nel tempo trascorso fra la nostra decadenza e l’insediamento del nuovo collegio, guarda caso, è stata presa la decisione di erogare i premi ai dipendenti regionali». In teoria questo controllo potrebbe essere esercitato ora, a posteriori, dal nuovo collegio. Lo farà? «Èuna domanda a cui nessuno può rispondere», commenta sconsolato Saragò.

Per tutte queste ragioni si era pensato che il governo avrebbe impugnato la legge regionale, almeno nella parte in cui stabiliva la decadenza immediata del vecchio collegio. Tanto più che questa era l’indicazione dei tecnici della presidenza del Consiglio pubblicata sul sito di palazzo Chigi, con la motivazione che il provvedimento «lascia l’ente, seppur temporaneamente, privo dell’organo di controllo». Invece non è andata così. Nel consiglio dei ministri del 30 settembre diverse leggi regionali sono state impugnate dal governo, ma non questa. E il parere di cui sopra è stato subito fatto sparire dal sito.

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