Lucio Stanca: "Largo ai giovani per salvare l'Italia"
Lucio Stanca: "Largo ai giovani per salvare l'Italia"
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Lucio Stanca: "Largo ai giovani per salvare l'Italia"

Nel nuovo libro dell'ex ministro vizi e virtù di un Paese da svecchiare

Diamoci una mossa”. Si potrebbe riassumere in queste tre parole il senso dell'ultimo libro di Lucio Stanca, ministro dell'Innovazione e Tecnologie dal 2001 al 2006 nel secondo governo di Silvio Berlusconi.

L’Italia vista da fuori e da dentro – Wrong or right, it’s my country” edizioni Gruppo 24 Ore, come recita il titolo del volume, non è certo un Paese all'altezza delle esigenze dei tempi, e nemmeno della "bravura" dei suoi abitanti. In ritardo di vent'anni, invecchiato, disilluso, eppure non ancora completamente sconfitto. Almeno per l'ex manager dell'Ibm prestato alla politica che oggi invita a dare più fiducia ai giovani, "alla nuova generazione rappresentata da Renzi, Letta e Alfano” e che punta, nonostante le passate turbolenze, sull'Expo 2015 come grande occasione di rilancio della nostra economia.

Scusi Stanca, ma lei che da ministro del governo più longevo della Repubblica, ha avuto l'opportunità di cambiarlo questo Paese, adesso di che si lamenta?

Io ci ho provato, ma ammetto di non esserci riuscito. Ho trovato delle resistenze politiche, culturali, corporative di ogni tipo. Ma non si può mollare.

Stiamo messi così male?

Il problema è che siamo in ritardo da oltre vent'anni. Quando all'inizio degli anni '90 il mondo intero si è messo a correre all'attacco, noi ci siamo chiusi a catenaccio. Non ci siamo accorti della rivoluzione in atto.

E adesso è troppo tardi?

Assolutamente no! Abbiamo un motore ancora potente e punti di forza notevoli. Penso al settore turistico, al nostro patrimonio artistico e culturale, alla nostra capacità manifatturiera. Solo che non basta più il sole e il mare per richiamare turisti in Italia. Smettiamola di pensare di poter vivere di rendita.

Sicuramente il 30% che, secondo l'Eurispes, non arriva a fine mese ha già smesso.

Certo, perché oltre ai punti di forza abbiamo punti di forte debolezza, a iniziare dal Mezzogiorno il cui divario con il Nord è drammaticamente aumentato. In certe regioni il 70% dell'economia dipende dalla spesa pubblica, siamo ai livelli dei paesi socialisti conosciuti negli anni '50. Abbiamo una pubblica amministrazione che invece di spingere in avanti il Paese lo frena, un governo debole.

Non lo dica a Enrico Letta...

Non nego gli sforzi che sta facendo, ma siamo veramente all'inizio. Nessuno pensi che basta fare la legge elettorale e abolire il Senato per risolvere tutti i nostri problemi.

Lei cosa metterebbe subito all'ordine del giorno?

Sicuramente il sostegno all'industria manifatturiera. Abbiamo una tassazione che ammazza le imprese e le costringe a scappare. Resistere in Italia è davvero difficile quando si compete a livello mondiale.

A meno che non si ricattino i dipendenti offrendo loro la metà dello stipendio in cambio del mantenimento del posto di lavoro come ha fatto la svedese Elettrolux...

Le imprese non posso fare gli eroi. In Italia c'è una produzione troppo bassa rispetto ai salari. Bisognerebbe mantenere gli stessi salari e aumentare la produttività che da noi è la più bassa d'Europa. E poi lo Stato deve diminuire le tasse sul lavoro.

In Italia c'è ancora poca meritocrazia?

Nessuna. L'Italia è il paese dove si danno i bonus ai dirigenti pubblici in modo indiscriminato. Ci piace essere tutti uguali.

In America però Obama ha alzato il salario a tutti i dipendenti della pubblica amministrazione...

Sì, ma l'America è un paese fortemente meritocratico. Meritocrazia significa disuguaglianza, non nella partenza, ma nell'arrivo. Tant'è che anche gli italiani riescono a veder riconosciuti i loro meriti solo quando vanno all'estero.

Che ne pensa della Fiat americana?

O la Fiat diventava un'azienda globale, non solo americana, o avrebbe chiuso. C'è un proverbio cinese che dice che le correnti non si fermano con le mani. Se le aziende vanno dove c'è una tassazione più favorevole, che c'è di male?

Ha letto le prime proposte di Matteo Renzi sul lavoro? Assunzione a tempo indeterminato per tutti ma a garanzie progressive: può funzionare?

Non illudiamoci, nel mondo di oggi sempre più instabile dal punto di vista economico, dare garanzie significa illudere la gente. Nessuno può garantire tutto a tutti. Quella che va protetta è la persona, non il posto di lavoro. La strada indicata dal segretario del Pd mi sembra giusta.

Darebbe a Renzi la sua fiducia per cambiare l'Italia?

Non c'è solo Renzi. Ci sono Letta, Alfano, una generazione nuova che sta portando una visione diversa per il futuro. Senza parlare di rottamazione, che è una parola un po' scema, credo che sia ora di dare più spazio ai giovani perché questo Paese soffre anche di gerontocrazia. Diamoci una mossa. Dobbiamo essere radicali. Gli italiani sono bravi, se vogliamo possiamo farcela.

Nonostante il sofferto addio a Expo 2015, crede che questo evento possa davvero rappresentare un'occasione di rilancio per l'Italia?

Continuo a dire oggi quello che dicevo quando ne ero responsabile: l'Expo rappresenta un'unica, irripetibile, straordinaria opportunità per Milano, la Lombardia e l'Italia. E mi fa piacere che chi remava contro quando c'ero io alla guida, definendo l'esposizione addirittura 'una fiera di campagna', oggi la promuova nel mondo. Cambiare opinione è sempre un bene.

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