E la Spagna ora si chiede a cosa serve un Re
 EPA/Javier Cebollada
E la Spagna ora si chiede a cosa serve un Re
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E la Spagna ora si chiede a cosa serve un Re

In migliaia scendono in piazza in tutto il Paese per chiedere l'abolizione della monarchia. Ma, al netto di scandali e gaffes, finora i Borbone hanno garantito la continuità democratica

Il vecchio Don Juan lascia il regno di Spagna nelle mani del principe Felipe, che sarà incoronato il 16 giugno, e immediatamente in migliaia scendono in piazza per chiedere un referendum che cancelli la monarchia. Ventimila solo a Madrid e decine di migliaia nel resto del Paese. Tutti a manifestare per mettere la parola fine all'epoca dei Borbone ed entrare in una nuova Storia repubblicana. Ma non è così facile.

Dopo 39 anni di regno Juan Carlos ha passato il testimone al figlio in uno dei momenti peggiori per la famiglia reale, vessata da scandali finanziari e da gaffes che hanno visto proprio l'anziano re nel mirino. Questo passaggio rappresenta un cambiamento notevole nella monarchia spagnola, che tanti credono essere inutile al pari di tutte le monarchie europee, ma che altri continuano a difendere a spada tratta come simbolo di continuità nella democrazia, proprio in un momento così delicato.

Va riconosciuto che il lungo regno di Juan Carlos, che inizialmente si pensava sarebbe stato brevissimo, ha preso per mano la Spagna e l'ha accompagnata fuori dall'agonia del franchismo. Dal 1975 in poi i Borbone hanno prestato i loro servizi alla causa della democrazia e della libertà. E questo - al netto di gaffes e scandali - gli spagnoli sanno di non poterlo cancellare dalla loro Storia.

Certo, è molto probabile che anche senza il Re la Spagna oggi sarebbe un Paese pienamente democratico, ma il cammino forse sarebbe stato più lento e più contorto. Juan Carlos è stato una sorta di stella polare per uscire dall'oscurantismo franchista e rimettere in moto i gangli della società civile, addormentata e quasi azzerata dalla dittatura, garantendo un lungo periodo di stabilità politica.

E non possiamo dimenticare che il Re ha sempre rappresentato l'unità del Paese di fronte agli "indipendentismi", da quello basco a quello catalano, e alle loro derive armate. Insomma, se la Spagna di oggi ha messo solide radici nel consesso europeo senza smembrarsi e perdersi in micro-regionalismi lo deve proprio a Juan Carlos. 

C'è da dire, però, che mai momento fu più adatto alla successione di questo. Gli spagnoli stentano a uscire dal guado della crisi economica, il sentimento generale è fortemente depresso, la disoccupazione è alle stelle e la classe politica è sì stabile, ma appare fortemente disorientata. Insomma, in questo momento nessuno in Spagna - compresi i monarchi - sa bene come maneggiare la barra di comando per imprimere al Paese uno scatto definitivo che permetta di mettersi alle spalle la crisi.

In più si aggiunge il fatto che re Juan Carlos non è solo bollito dall'età, quanto piuttosto dagli scandali che lo hanno travolto. Scandali finanziari, che gettano una luce oscura sui privilegi dei monarchi mentre il popolo patisce la fame. L'Infanta Cristina è stata coinvolta nel sistema Nòos, una piramide di mazzette e corruzione gestita da suo marito, e anche il Re ci è dentro fino al collo. Meglio tentare di ripulire l'immagine dei Borbone con il fresco Felipe, il principe 2.0 che dieci anni fa ha sposato una giornalista d'inchiesta, Letizia. 

Ma, al di là della prossima incoronazione e del passaggio di consegne tra reali, quello che adesso gli spagnoli si chiedono è: ci serve davvero un Re? Ci serve davvero una dinastia monarchica da mantenere e, se sì, perché? Ed è la stessa domanda che tormenta tutte le altre monarchie europee, a cominciare dai Windsor britannici, che adesso godono di una grande popolarità legata al brand della giovane coppia William-Kate, ma che restano comunque nel mirino per i loro sperperi e la loro inutilità in un mondo che è sempre più "repubblicano".

I monarchici di Spagna sostengono che mai come adesso i reali sono necessari per garantire stabilità al Paese, laddove il bubbone catalano potrebbe esplodere da un momento all'altro. I repubblicani invece sono del parere contrario. Il gesto di Don Juan è stato coraggioso, anche se piuttosto doveroso.

Ma la domanda che sale alta dalle piazze di Spagna riguarda in realtà tutti i re e le regine del Vecchio Continente, da nord a sud, da Copenhagen a Madrid: a cosa servono i reali e perché dobbiamo ancora continuare a mantenerli?  

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