Io tra i Forconi a Piazza del Popolo
Giulia Pelosi/Ansa
Io tra i Forconi a Piazza del Popolo
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Io tra i Forconi a Piazza del Popolo

Cronaca di un pomeriggio di protesta e di folclore - Le frasi dal furgone

Diciamolo subito: sicuramente questo articolo è scritto male, non riflette in alcun modo le opinioni dei presenti che sono state indebitamente e strumentalmente manipolate e costituisce l'ennesima prova del fatto che noi giornalisti siamo degli infami servi dei partiti. Scorretti e in malafede fin dal titolo visto che oggi, a Piazza del Popolo, non c'erano "Forconi" ma solo "italiani", vessati da uno Stato corrotto, strangolati da politici delegittimati, piegati dai debiti, ridotti alla fame, costretti praticamente al suicidio.

Per cui hanno fatto sicuramente bene tutti coloro che, venendo avvicinati da noi, ci hanno squadrati dall'alto al basso, spesso insultati in quanto rappresentanti della miserabile casta dei pennivendoli e, solo al termine di un approfondito interrogatorio, autorizzati a porre loro qualche domanda.

Già, perché noi ora scriveremo che di veri disgraziati in giro se ne sono visti ben pochi, che la maggior parte sfoggiava borse, scarpe e cappotti firmati, che tra i giovanotti che si sono presentati con lo striscione "Studenti, braccianti, operai…il sole non sorge a Bruxelles!", non ce n'era uno che assomigliasse, nemmeno vagamente, a un operaio o a un bracciante e neppure a uno studente.

Riporteremo anche che erano in due di numero, un uomo e una donna con pashmina al collo (certamente più chic dei cappi ostentati da quelli di Casapound) gli esponenti del "Movimento incazzati"; che in piazza c'era pure Bruno Berardi, responsabile di Alba Dorata Italia, agilissimo a fiondarsi su chiunque mostrasse un taccuino per rilasciare dichiarazioni d'amore nei confronti di Danilo Calvani, il leader, ma non chiamatelo così, del "Coordinamento 9 dicembre" il quale, stavolta, è arrivato a bordo dell'auto di una televisione locale che lo ha scortato da Pontinia fino a Roma.

Circondato da un servizio d'ordine che non lasciava passare nessuno senza un suo cenno d'assenso, Calvani non si è sottratto a nessuna telecamera. Ha rilasciato interviste a raffica, ripetuto a tutti che lui non si suicida ma combatte e, dopo averli accusati fino all'altro ieri di essersi venduti al governo, offerto ramoscelli d'olivo ai due ex sodali Mariano Ferro e Lucio Chiavegato capi dei Forconi siciliani e veneti.

Subdolamente annoteremo anche che mentre veniva intonato l'Inno di Mameli e sventolato il Tricolore, il povero Abhik, che li vendeva a 10 euro, si sentiva rispondere: "riportateli a casa". 

Non ometteremo nemmeno che il ragazzo con la mimetica e gli occhiali a specchio che gridava nel megafono, alcune sere fa si trovava al presidio di Piazza dei Partigiani, dove una ventina di irriducibili stazionano notte e giorno intorno a un tavolo di plastica e quattro sedie, per animare il dibattito serale sul tema "donne zoccole in politica".

Sottolineremo che lo stesso Fabrizio, 48 anni, libero professionista della comunicazione, in piazza per rappresentare tutti quelli, compresi molti suoi amici d'infanzia, che non sanno come sbarcare il lunario, che si trovano sotto sfratto, che hanno addirittura minacciato il suicidio ma che non posso essere qui "perché hanno da lavorare", ha ammesso di stare sicuramente meglio di tanti altri, compresi noi. 

Racconteremo che per prendere la parola dal furgoncino attrezzato, bastava alzare la mano, che si sentiva strillare nel microfono dalla moderatrice "chi sei? Pino? Pino da Lecce? Ah, ok. E allora adesso un bell'applauso per Pino da Lecce!".

Che quando qualcuno ha invitato i presenti a fare la ola, mettendoci però un po' di cuore, "perché il cuore è importante", ai lati il commento è stato "e questo chi è? L'animatore del villaggio vacanze?".

Obietteremo che tutto sommato non è stato tanto giusto che l'unico cui non sia stato permesso di intervenire è stato Simone Di Stefano, il vicepresidente di Casapound arrestato sabato scorso e condannato a tre mesi per aver tentato di sostituire la bandiera dell'Europa con una italiana presso la sede della Commissione europea a Roma in via IV novembre. 

"Peggio per loro, oltre alla protesta non vanno, gli manca completamente la proposta politica. Dubito che parteciperemo di nuovo a iniziative del genere" l'amaro commento di Di Stefano mentre qualche metro più avanti, continuava la gara a chi gridava più forte "tutti a casa" senza che nessuno spiegasse, però, con quale legge elettorale dovremmo andare a votare.

Infine la candida ammissione di un pensionato di 70 anni "qui nessuno ha un'idea concreta su niente, a tutti basta contestare lo status quo". 

Come al pizzaiolo in nero di 23 anni arrivato da Genova che giura di essere disposto a tutto, proprio a tutto, pur di cambiare le cose. In che modo poco importa.

Lo avevamo scritto che sarebbe stato un brutto pezzo. Perché che male c'è a prendere la parola in una piazza per salutare tutti i presenti e "anche chi ci guarda da casa"? In fondo tutti hanno diritto a un momento di celebrità, a leggere il proprio nome storpiato sul giornale del giorno dopo, a guadagnarsi un'inquadratura sfocata su un tg nazionale, ad avere qualcosa da raccontare ai parenti il giorno del cenone di Natale perché, come dice Calvani, "le sante feste sono importanti, rispecchiano i nostri valori".

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