Siria, i ribelli si riposizionano sul territorio
Siria, i ribelli si riposizionano sul territorio
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Siria, i ribelli si riposizionano sul territorio

I lealisti rinunciano a controllare le regioni periferiche per difendere i grandi centri

I ribelli sembrano in ritirata ad Aleppo ma secondo molte fonti stanno assumendo il controllo di diverse aree periferiche della Siria ai confini con Turchia, Libano, Iraq e Giordania. Più che di successi militari degli insorti si tratterebbe di ritiri unilaterali delle forze lealiste che il regime preferisce concentrare a difesa delle grandi città soprattutto nel centro e nell’ovest del Paese  invece di disperderle a protezione di vaste aree desertiche o poco abitate.

Da quasi un mese milizie curde hanno assunto il controllo di una lunga striscia di territorio nei pressi del confine con Turchia e Iraq, aree nelle quali anche i ribelli hanno preso possesso di posti di frontiera e villaggi inclusa la cittadina di Mayadin, lungo l'Eufrate e a poche decine di chilometri dal confine con l'Iraq. Testimoni affermano che le tribù sunnite della limitrofa provincia irachena di al Anbar (bestia nera dei marines americani durante la recente guerra irachena) sostengono i ribelli siriani con armi e aiuti umanitari e che almeno il "60 per cento della regione di Dayr az Zor è sotto il controllo dell'Esercito Siriano Libero.

Altre aree in mano ai ribelli si registrano nella regione meridionale di Daraa, vicino al confine giordano e nei pressi della frontiera libanese.Una situazione che sul piano tattico consente a Damasco di concentrare le forze militari nelle aree strategiche ma al tempo stesso permette ai ribelli di ricevere più agevolmente armi, combattenti e aiuti dai Paesi che sostengono l‘insurrezione sunnita (soprattutto Arabia Saudita, Qatar e Turchia) inclusi i missili anticarro e antiaerei (come gli americani Stinger forniti dai turchi  che consentono agli insorti di contrastare la superiorità militare dei lealisti.

Oltre a questo, e alla perdita del controllo su parte del territorio e della popolazione, il regime rischia che si creino inoltre i presupposti per un intervento militare esterno. Se i ribelli dovessero consolidare il controllo su alcune “aree liberate” potrebbero insediarvi un governo provvisorio della “Siria libera” che otterrebbe un immediato riconoscimento da parte della Lega Araba e di molti Paesi occidentali, anticamera della richiesta di un intervento militare internazionale giustificato dalla necessità di proteggere i civili dal regime. Uno scenario già visto l’anno scorso in Libia con l’intervento a protezione della Cirenaica ribellatasi a Gheddafi.

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