La verità sull'attacco con gas nervino a Damasco, cinque mesi dopo
La verità sull'attacco con gas nervino a Damasco, cinque mesi dopo
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La verità sull'attacco con gas nervino a Damasco, cinque mesi dopo

Chi ha usato le armi chimiche? Come dare una risposta seria, dopo mesi di complottismo e mezze verità

Cinque mesi fa, alle prime ore del mattino, alcuni sobborghi di Damasco venivano colpiti da razzi armati con gas nervino. L’attacco è costato la vita a centinaia di civili e ci ha portato sull’orlo della guerra contro il presidente siriano Bashar al Assad – colpevole, si pensò subito, di aver varcato la "linea rossa" che Barack Obama aveva tracciato, prima di dimenticarsene .

Che cosa è successo, davvero? Mesi di digiuni, veglie di preghiera, omissioni e complottismo da bar hanno portato le tesi più improbabili al centro della scena, a discapito di ricostruzioni meno affascinanti ma più di buon senso. Si può provare a rimettere gli elementi in ordine, andando per punti.

Quanti razzi sono stati sparati?
Quando parliamo dell’attacco chimico del 21 agosto scorso a Damasco ci riferiamo, in realtà, a una serie di attacchi. I siti colpiti dai razzi armati con gas nervino sono stati più di 7 e meno di 12. Non si è trattato, quindi, di una scarica estemporanea, ma di un’operazione coordinata, preparata ed eseguita con precisione. Gli Stati Uniti non hanno aiutato a fare chiarezza: le mappe diffuse dagli americani sono confuse, perché non indicano i punti d’impatto dei missili, ma solo le zone in cui le persone colpite dal gas sarin sono state curate. È ovvio che i feriti si siano sparsi, in cerca di assistenza, in tutti gli ospedali della zona. Una mappa più precisa, frutto di analisi incrociate di fotografie e filmati, la trovate a questo indirizzo .

Da dove è partito l’attacco?
L’associazione umanitaria Human Rights Watch ha incrociato le traiettorie di due missili, descritte nel rapporto degli ispettori Onu, e ha scoperto che si incrociano in un punto molto interessante: una grande base dell’esercito siriano, a nord della città.
I razzi ritrovati a terra, però, non sono in grado di restare in volo per i 9,5 chilometri che separano i quartieri colpiti dalla base militare, sede della guardia repubblicana. Uno studio pubblicato in questi giorni, firmato da un professore del MIT e da un ex ispettore dell’Onu, è categorico: l’attacco è opera dei ribelli, perché i razzi modificati per le armi chimiche non potevano colpire obiettivi a più di 2 chilometri di distanza e il 21 agosto non c’erano postazioni dell’esercito così vicine.

I due studiosi, però, hanno fatto qualche errore di calcolo: i razzi sono più lunghi (di 15-20 centrimetri) e avrebbero potuto avere la punta conica (come si vede in questo video ), non piatta. La forma più aerodinamica garantisce una gittata più lunga, facilmente superiore ai 2 chilometri. Ma non ce n’era bisogno: da tre mesi l’esercito siriano si era assicurato il controllo di un quartiere a meno di 2 chilometri delle zone colpite a est della città. È la zona di Qaboun , "ripulita" con un’operazione durata da giugno ad agosto. Ecco qui un video del giorno prima dell’attacco: i soldati si muovono liberamente in un quartiere che controllano appieno.

 

I ribelli erano in grado di produrre gas nervino?
Secondo il premio Pulitzer Seymour Hersh, certamente sì. La sua tesi si basa su tre elementi: i tentativi fatti da al Qaeda per impadronirsi delle scorte di reagenti chimici di Assad, la qualità mediocre (quindi "artigianale") del gas sarin usato e il fatto che già i terroristi che avevano colpito la metropolitana di Tokyo, nel 1995, erano riusciti a sintetizzare il nervino da soli.

La versione di Hersh è stata smontata senza pietà dall’esperto Dan Kaszeta: "Il sarin non si può produrre nel retro di casa, servono strutture industriali perché il processo è delicato e il mix è molto instabile e altamente corrosivo. L’ultimo stadio, in particolare, è estremamente complicato. La gente, poi, pensa che basti un briciolo di sarin per uccidere migliaia di persone. Non è vero: per un attacco come quello di Damasco ne servono almeno 370 kg, ma personalmente credo che ne siano stati usati mille. È impossibile produrre e gestire un prodotto così instabile, in queste dimensioni, se non si hanno attrezzature industriali. Non dimentichiamo che il sarin, una volta prodotto e stabilizzato, va usato al più presto". Nessuno ha mai dimostrato che i ribelli avessero gli impianti, i reagenti, la capacità tecnica e quella logistica per portare a termine l’attacco. Per Kaszeta "l’impurità non è un indizio di nulla, anche gli iracheni, dopo un processo in stabilimenti industriali, si ritrovavano con un prodotto impuro".

Quante sono le vittime?
L’amministrazione Obama ha detto che le vittime sono 1.429. È un numero insolitamente preciso per uno scenario così caotico. È, peraltro, un numero sbagliato: 1.429, secondo il coordinamento delle forze d’opposizione, erano le persone morte in tutta la Siria il 21 agosto, di cui 1.360 negli attacchi con armi chimiche. Per Medici senza frontiere, le vittime del gas nervino a Damasco sono 355. I feriti sarebbero oltre tremila.

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