Quando il bambino è l'adulto
OSHIKAZU TSUNO/AFP/Getty Images
Quando il bambino è l'adulto
News

Quando il bambino è l'adulto

Sono in aumento deciso le persone che soffrono della sindrome di Peter Pan. E non se ne esce con una pillola

La diagnosi è riconfermata dall’ennesimo saggio fresco di stampa. Il mondo adulto è malato e non ci sono pastiglie per la cosiddetta “sindrome da eterna giovinezza”. Non ci sono neppure ricette pronto uso, ma un cammino accidentato da percorrere in salita. Ognuno ha il suo.

Il fatto è che non si cresce dall’oggi al domani. Non si diventa grandi in un giorno. Un bambino, un adolescente ha tutto il tempo, è il suo tempo. Ma se è l’adulto a dover crescere, allora sono guai. E infatti siamo nei guai. Perché prima ancora di crescere, occorre rendersi conto di essere rimasti dei Peter Pan e sarebbe già un passo avanti. Anzi, se questo infantile mondo adulto ne fosse consapevole, non si ritroverebbe in pieno giovanilismo, senza neppure l’idea di voler raggiungere la maturità perché costa fatica e la vecchiaia fa paura.
 L’emergenza viene posta sulla crisi economica quando in realtà è innanzitutto sociale, educativa, culturale. Siamo incapaci di produrre armonia su larga scala e l’economia fa da specchio.

Gli scaffali delle librerie sono pieni di trattati su adulti che, desiderosi di restare giovani il più a lungo possibile, almeno apparentemente, abdicano alla loro adultità. Analisi acute (talvolta) e riflessioni su un fenomeno che non è poi cosa nuova. In proposito, negli anni Trenta del secolo scorso lo storico olandese Johan Huizinga riteneva l’infantilismo una delle possibili cause della degenerazione della civiltà che culminò nei regimi totalitari.

Sembra che il senso di onnipotenza del bambino-che-non-vuole-crescere sia una sorta di fil rouge che attraversa la storia senza spezzarsi. Il filo, tuttavia, si è assottigliato sempre di più e un mondo intero va alla deriva perché gli adulti nella migliore delle ipotesi stanno a guardare e nella peggiore neppure quello.

Fare di tutte l’erbe un fascio non aiuta né è di alcun conforto, ma quando ai nostri figli vengono sottratti i sogni, è l’umanità stessa ad essere in pericolo. Che fare allora? Il cammino già, anche se i benefici saranno visibili solo sulle lunghe distanze.
 
 Molti si sono già messi in marcia. Si tratta dei “creativi culturali”, definiti così dagli americani Paul Ray e Sherry Anderson. Sono i creatori di una nuova cultura, capaci di azioni costruttive orientate ad un modello di sviluppo che dia importanza e valore all’essere umano; uomini e donne che curano il proprio processo di crescita personale, considerano la relazione consapevole un valore e lavorano per inserirla nei programmi scolastici; adulti in grado di dare risposta dei propri comportamenti, ascoltare e sostenere le giovani generazioni. Non fanno notizia, eppure non sono pochi.

Le indagini sociologiche condotte da Ray nel primi anni del nuovo millennio hanno registrato un aumento di questa fascia della popolazione dal 25 al 35 per cento che significa circa 80 milioni negli Stati Uniti.
 

Successivamente un'équipe internazionale, guidata dal "Filosofia della scienza" filosofo della scienza ungherese Ervin László , ha realizzato ricerche analoghe in Italia, Francia, Germania, Ungheria, Paesi Bassi, Norvegia, e Giappone con risultati sorprendenti, che avallano quelli americani, e un dato singolare. Gli intervistati si sentono dei don Chisciotte contro i mulini a vento, forse perché sono un’avanguardia eterogenea e non è immediato poter condividere relazioni autentiche, pari diritti fra uomini e donne, sensibilità ecologica e sociale.
 

Nonostante questo, sono in buona compagnia. In tutto il mondo, infatti, associazioni e movimenti si stanno allineando sui “nuovi” valori. Saperlo dà forza, è una buona notizia per giovani e adulti, la prova che possiamo farcela, una motivazione a cercarli e interagire.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti