La fine dell'incubo di Sydney
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La fine dell'incubo di Sydney

Morti due ostaggi e il sequestratore: Man Maron Monis, un australiano di origini iraniane già processato per molestie sessuali

Si chiama Man Haron Monis l'uomo che ha tenuto in ostaggio per 16 ore una quarantina di persone in una cioccolateria Lindt in Martin Place, nel cuore di Sidney, prima dell'intervento dei corpi speciali che  hanno posto fine al sequestro, lasciando sul terreno diversi feriti, due gravi, e tre morti, tra cui il sequestratore. Sul posto è intervenuto anche un robot sminatore, con lo scopo di disinnescare le eventuali bombe presenti all’interno del caffé.


A Sydney si è materializzato l'incubo del terrorista free lance


IL PROFILO DEL SEQUESTRATORE
50 anni, australiano di orgini iraniane, già noto alle forze dell'ordine per aver inviato lettere di insulti alle famiglie dei soldati australiani morti in Afghanistan, il sequestratore aveva sul groppone, stando a quanto scrivono i quotidiani australiani, almeno una quarantina di denunce per molestie sessuali.

Martin Place, una piazza del quartiere degli affari di Sydney, è stata chiusa alla circolazione. Patrick Byrne, un produttore della catena televisiva Channel Seven, la cui redazione è situata di fronte alla cioccolateria, ha detto che i dipendenti dell'emittente hanno visto la cattura degli ostaggi svolgersi sotto i loro occhi. ''Ci siamo precipitati alla finestra e abbiamo avuto la visione scioccante e agghiacciante di persone alzare le mani di fronte ai vetri del locale'' hanno detto alla Australian Broadcasting Corporation.


La fuga del primo ostaggio

Monis, lo psicopatico islamista

EPA/DEAN LEWINS AUSTRALIA AND NEW ZEALAND OUT
Man Haron Monis

Si faceva chiamare sceicco Mohammad Hassan Manteghi, si atteggiava da santone e ha sempre sostenuto, sui social, che i numerosi carichi penali contro di lui siano figli di una macchinazione politica, proprio come Julian Assange. Monis è stato indagato anche, nel 2013, per l’omicidio della ex moglie, Noleen Pal, accoltellata e data alle fiamme in un condominio a Sidney. Insomma, si tratterebbe di uno psicopatico.  Uno psicopatico-sequestratore che ha autorizzato alcuni degli ostaggi a parlare per telefono con alcune emittenti locali, chiedendo una bandiera con la professione di fede musulmana e di parlare con il premier Tony Abbott.  

AVREBBE AGITO DA SOLO
Pare anche che l'uomo abbia detto di avere installato quattro bombe attorno all'edificio, particolare sul quale però non ci sono ancora conferme. Gli investigatori ritengono che l'uomo abbia agito da solo e che non faccia parte di alcuna organizzazione terroristica.  Monis, durante il sequestro, ha fatto ruotare gli ostaggi davanti alle finestre e si è mosso per ore nel locale tenendo un ostaggio davanti a sé come scudo.

Nel blitz sono stati coinvolti almeno cento poliziotti, molti armati di tutto punto e con indosso giubbotti antiproiettile: diversi edifici circostanti sono stati evacuati, fra cui la Reserve Bank, il consolato Usa e l'Opera House. Il Gran Mufti d'Australia, professor Ibrahim Abu Mohamed, ha dichiarato che la comunità musulmana è "devastata" dalla presa degli ostaggi e ha duramente condannato l'episodio.  Il primo ministro australiano Abbott era al corrente di minacce terroristiche ricevute dal governo australiano ed è stato il primo a scendere in campo al fianco degli americani per cercare di fermare l’avanzata dell’Isis in Iraq. 


Le foto degli ostaggi

Il fermo - immagine degli ostaggi nella cioccolateria Lindt presa da "The morning show"
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