Il Senato boccia Obama sulla riforma dell'Nsa
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Il Senato boccia Obama sulla riforma dell'Nsa
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Il Senato boccia Obama sulla riforma dell'Nsa

I repubblicani si sono messi di traverso e non hanno fatto passare la nuova legge che limitava i poteri di sorveglianza

Il clima politico è cambiato a Washington. La bocciatura della riforma dell'Nsa ne è la prova più evidente. Il provvedimento, che era stato sponsorizzato dall'amministrazione Obama, non è passato al Senato. I repubblicani si sono messi di traverso e hanno impedito che venisse discusso e approvato. Per approdare in aula, la legge aveva bisogno di 60 voti. Ne ha avuti solo 58, mentre 42 senatori hanno votato contro.

Solo un aperitivo di ciò che accadrà da gennaio in avanti, quando si insedieranno gli undici nuovi senatori del GOP, i nuovi voti che permetteranno al Partito Repubblicano di controllare l'intero Congresso.

Per Obama è stato uno schiaffo. La promessa riforma dell'Agenzia per la Sicurezza Nazionale si è arenata. Difficile pensare che la U.S.A. Freedom Act possa essere ripescata in futuro. E'stata impallinata da destra e da sinistra. Da coloro che nel GOP la ritenevano un regalo ai terroristi e da coloro che, invece, la valutavano troppo poco rispettosa della privacy dei cittadini.  Sicurezza e libertà dal governo federale.

L'eterno dualismo filosofico politico che pervade le anime della politica americana e in particolare quella del Partito Repubblicano si sono saldate nella bocciatura della riforma.

La nuova legge aveva un punto forte: vietare alla National Security Agency di tenere nel proprio database le registrazioni di milioni di telefonate dei cittadini americani. La riforma prevedeva che sarebbero rimaste nei 'magazzini' delle compagnie telefoniche per poi essere distrutte dopo 18 mesi.

L'altro cardine era il divieto di raccogliere ed analizzare le telefonate senza un permesso di un tribunale e l'obbligo, una volta ottenuto il segnale verde dalla corte, di controllare solo quelle di alcuni specifici individui, sospettati di contatti con organizzazioni terroristiche. Non sarebbe più stato valido il principio secondo cui l'Nsa controlla tutto il traffico telefonico e pesca dalla rete le conversazioni che contengono parole-chiave dette da chiunque, anche persone che non centrano assolutamente nulla con possibili minacce terroristiche.

Tutto questo è stato bloccato al Senato. La riforma era stata annunciata da Barack Obama in gennaio. Era la risposta allo scoppio del Datagate. Nulla di veramente radicale. La Nsa manteneva la maggior parte delle sue prerogative di sorveglianza e controllo su milioni di americani, ma in una cornice di maggiore tutela per l'ignaro cittadino.

Quella proposta era diventata un progetto di legge che la Camera dei Rappresentanti - a maggioranza repubblicana - aveva approvato in maggio con molte modifiche, così tante che le associazioni dei diritti umani degli Usa avevano tolto il loro appoggio alla nuova legge.

Così edulcorata è approdata poi al Senato. Dove è stata stoppata. Il clima politico a Washington è cambiato. I repubblicani   hanno vinto le elezioni di Medio Termine non solo perchè Obama ha deluso, ma anche perché la guerra contro l'Isis ha fatto cambiare il vento che spira nell'opinione pubblica sulla questione della sicurezza nazionale.

Se qualche mese fa era prioritaria la privacy, ora non lo è più: è tornata ad esserlo la lotta contro i fondamentalisti islamici. Il terrorismo fa ancora paura. Più della possibile ingerenza del governo federale dentro la vita privata delle persone. Per questo la riforma della Nsa può aspettare.






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