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ANSA/ANGELO CARCONI
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Scheda bianca per non bruciare Violante e Bruno

Sulla Consulta ora pende anche la guerra del jobs act. Minoranza pd spiazzata da Napolitano

L’indicazione è arrivata per sms nella tarda mattinata: scheda bianca per tutelare Luciano Violante  ma anche per poter ripresentare Donato Bruno. Entrambi i candidati alla Consulta, il primo per il Pd, l’altro per FI, avrebbero rischiato di essere bruciati definitivamente, sotto il fuoco dei franchi tiratori che ha ripreso a ardere in casa pd in seguito allo scontro sul jobs act. E così nella tarda mattinata prima della nuova votazione comune di Camera e Senato Pd e FI hanno trovato la quadra. Il Pd lo ha fatto per poter ripresentare Violante, Forza Italia per ricandidare Bruno.

E difenderlo “dalla vergognosa gogna mediatica che gli hanno scatenato addosso”, dice sotto anonimato un forzista di rango, riferendosi a una sua presunta iscrizione al registro degli indagati tirata fuori da “Il Fatto quotidiano”. Cosa smentita seccamente dallo stesso interessato. “Ora non pensassero che noi ci tiriamo indietro su Bruno, perché se cade uno cade anche l’altro. E quindi se loro insistono su Violante noi lo faremo con Bruno, a maggior ragione”, dice sempre il parlamentare forzista. Alla fine l’accordo è stato trovato sulla scheda bianca.


Se ne riparlerà tra una settimana. Se però Bruno fosse costretto a fare un passo indietro tra i nomi che avanzano in Transatlantico c'è anche quello del costituzionalista Giovanni Guzzetta. Intanto, un buon viatico può essere l’elezione al Csm di Paola Balducci (indicata da Sel) e di Pierantonio Zanettin (indicato da FI). Sulla prossima votazione per la Consulta però incombe sempre l’incubo dei franchi tiratori pd scatenati ora dalla guerra sul lavoro che potrebbero far mancare i voti a Bruno. Ma chissà forse anche sullo stesso Violante. Visto che la confusione è grande sotto il cielo del Pd.


Guerra a sinistra sul jobs act
La guerra del jobs act che infiamma la minoranza interna, a difesa dell’articolo 18, ormai sembra destinata a condizionare il quadro politico per settimane. La minoranza pd, con Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre (bersaniani di ferro) insiste: alla fine “come ultima ratio si ricorrerà al referendum tra gli iscritti”.
Ma dopo l’uscita di Giorgio Napolitano contro “conservatorismi e corporativismi” a difesa del jobs act, l’opposizione interna sembra aver perso un po’ di smalto. Dice un parlamentare pd: “Napolitano con quell’assist fortissimo al premier li ha spiazzati e ora saranno più deboli. Hanno ottenuto un effetto boomerang. Come faranno ora a mettersi contro il capo dello Stato che viene dal partito dal quale il Pd ha preso origine?”.

Napolitano blinda Renzi
Un’uscita quella di Napolitano volta a blindare il governo e di conseguenza il Pd. Perché, dicono i maligni in Transatlantico, se ci fosse “un soccorso azzurro in parlamento cambierebbe il quadro politico e Napolitano si troverebbe di fronte a uno scenario che a lui forse non sarebbe troppo gradito: fare un nuovo governo con Forza Italia dentro oppure sciogliere le Camere cosa quest’ultima che non farà mai”. Stasera riunione dell’” Area riformista”, la parte più consistente della minoranza pd. Ma, preconizza il leader dei Moderati alleati del Pd, Giacomo Portas: “Vedrete, che dopo le parole di Napolitano, il Pd sarà obbligato a mettersi d’accordo”.

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