Il tribunale: plausibile che Scajola abbia comprato la casa "a sua insaputa"
Il tribunale: plausibile che Scajola abbia comprato la casa "a sua insaputa"
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Il tribunale: plausibile che Scajola abbia comprato la casa "a sua insaputa"

Nelle motivazioni dell'assoluzione dell'ex ministro, uscite oggi, c'è la sua piena rivincita, anche lessicale. Dopo quasi quattro anni di gogna

Per quasi quattro anni è stato messo alla gogna, ridicolizzato, crocifisso: non soltanto con l'infamante accusa di corruzione (in realtà l'ipotesi di reato era stata poi derubricata al finanziamento illecito), ma anche per  una frase che neppure aveva pronunciato esattamente in quei termini: «A mia insaputa».

Oggi Claudio Scajola, uscito assolto il 27 gennaio con formula piena dall'accusa di finanziamento illecito per il pagamento della sua casa romana da parte del costruttore Diego Anemone, si riprende una rivincita doppia.Perché nelle motivazioni della sentenza romana si legge testualmente che la frase mille volte «incriminata» aveva in realtà un pieno senso logico.

Scrive oggi nelle motivazioni Elena Santolini, il giudice romano che due mesi fa aveva assolto Scajola perché il fatto non costituisce reato: «Sui motivi per i quali l'imprenditore Anemone versi 1 milione e 100 mila euro alle sorelle Papa (le venditrici dell'immobile, ndr) per l'acquisto dell'immobile vicino al Colosseo, senza che il beneficiario di siffatta elargizione ne sapesse alcunché, non è inverosimile ipotizzare che Balducci (l'intermediario fra Scajola e Anemone, oltre che amico di entrambi, ndr), una volta avuta richiesta da Scajola di aiutarlo a trovare un'abitazione, possa aver pensato, unitamente ad Anemone, di sfruttare positivamente quella situazione in vista di eventuali richieste di favori da avanzare all'allora ministro».

Prosegue il giudice: «Sicché, appare verosimile che i predetti personaggi, nella previsione di un netto rifiuto di Scajola a fronte di un'offerta di aiuto economico di quella portata, si siano determinati a versare il maggior prezzo di acquisto senza che Scajola ne fosse a conoscenza, ben consapevoli di porlo, a quel punto, di fronte a un fatto compiuto e, conseguentemente, in una situazione di sudditanza psicologica e di condizionamento, a causa delle evidenti implicazioni negative che si sarebbero abbattute sull'allora ministro nel caso in cui la notizia fosse diventata di dominio pubblico».

In definitiva: secondo il tribunale di Roma, è del tutto plausibile che Claudio Scajola abbia acquistato la casa romana di via del Fagutale senza sapere che Anemone avesse pagato parte del prezzo. La vittoria dell'ex ministro, se possibile, è così non solo processuale, ma anche lessicale.

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