ANSA/GIACOMO RIZZO
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Fermate il fermento ittico delle sardine

Dopo Ulivo, Margherita e Rosa nel pugno ora spopolano le "Sardine". Forse perché la politica non sa più che pesci pigliare



Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Caro Grillo, sono una sardina. Anzi: caro Grillo parlante, sono una sardina parlante. E lo so che detta così sembra una presa in giro, ma ti garantisco che non lo è: sono una sardina vera, una di quelle che nuota nel mare, non nelle piazze. Che si bagna con le onde, non sotto la pioggia dell’Emilia. E se proprio deve entrare nel menù, beh, allora meglio quello del ristorante che quello dei talk show. Ho deciso di far sentire la mia voce, mettendo la testa fuori dall’acqua perché ti dirò che non ne posso già più di essere tirata in ballo in ogni discussione e in ogni titolo di giornale. Le sardine di qui, le sardine di là, le sardine a Bologna, le sardine a Modena, le sardine in tutt’Italia. Per carità: io sono abituata a finire in bocca tutti. Ma con il saor veneziano o con la pasta palermitana, ripiena di ortaggi come in Liguria, marinata o a beccafico. E per quanto strano ti possa sembrare mi sento più a mio agio se vengo cucinata da un cuoco che da un dibattito politico. Qualsiasi ricetta è meglio che finire rosolata a Porta a Porta o ad Agorà.

Per cui, abbi  pazienza caro Grillo, ma voglio approfittare della tua solidarietà zoologica per mandare un messaggio ai miei consimili dalle sembianze umane che hanno fatto irruzione sulla scena politica: giù le mani dalla sardina. Io amo essere schiacciata, lo so, mi piace stare stretta stretta con altre sardine. Ma sotto sale. Non sotto i riflettori. Amo il riserbo. E ho una mia dignità, una mia storia. Non mi piace essere sventolata qui e là, contro questo o contro quello, non mi piace essere tirata in mezzo a liti e polemiche, su Twitter o su Facebook. Ho un Orgoglio Sardino da difendere: se devo farmi maciullare, meglio una sana e vecchia pescheria che er dibattito con gli onorevoli in tv.

Che poi, dico io: perché prendersela proprio con me? Lo so che in politica va di moda il pesce (molto spesso pesce lesso, per altro). Sarà l’abitudine che hanno a prenderci all’amo, ma c’è da sempre un gran fermento ittico nella vita pubblica del Paese. In principio fu la Balena bianca, poi vennero i troppi delfini (spiaggiati), di poi comparve il Trota (sventurato), infine c’è stata la stagione del tonno in scatola (che si voleva aprire come il Parlamento), di squali e pescecani ce ne sono sempre stati in abbondanza, e adesso ecco che sono comparse le sardine, seppur con sembianze umane e dal vago sapore di mortadella prodiana. Nemmeno all’Osteria del Mare s’è mai vista un’offerta così. Con tanta abbondanza di esemplari di ogni tipo, compresi ovviamente pesci palla e pesci sega, che anche quelli non mancano mai.

Ma ora dico: perché ora accanirsi così con noi sardine?  Te lo chiedo, caro Grillo, in nome di un destino comune, in fondo tutti e due siamo parlanti e tutti e due finiremo un po’ schiacciati. Ma che cosa abbiamo fatto noi sardine per meritarci questo strapazzo mediatico? Non bastava finire, come è sempre successo, da generazioni e generazioni, arrostite o fritte, magari alla sagra delle sardine di Treviso? Perché ci doveva toccare questa dura prova? Perché ci è toccato essere rosolati da Omnibus e da Tagadà? Ah, i bei tempi in cui i politici si accanivano sulle piante. Lo ricordi, caro Grillo? Ulivo, Margherita, Girasole, Rosa nel Pugno, impazziva la botanica politica, ogni partito si faceva cespuglio o fiorellino di campo. E noi ce ne stavamo tranquilli a nuotare nel nostro mare, ignorati dai più.

Invece niente, adesso è esplosa la passione politica per l’ittica. Chi dorme non piglia pesci, sembrano voler dire l’uno all’altro. Ma se proprio dovevano pigliare pesci, non potevano accanirsi sulle cernie per esempio? O sulle spigole? O sugli sgombri? E perché non un pesce d’acqua dolce? Una tinca? Una carpa? Un luccio? O perché non puntare a ribaltare qualche antico pregiudizio? Per esempio, perché non rivalutare gli scorfani? O le anguille? Ecco: mi dicono che sia appena uscito un bel libro (Nel segno dell’anguilla di Patrick Svensonn) in cui si rivaluta la storia delle anguille citando nientemeno che Aristotele, Freud e Montale. Se lo leggete magari vi convertite all’anguilissimo politico (che per altro può vantare già alcuni fulgidi esempi) e lasciate in pace noi povere sardine, che siamo sempre state dei pesci semplici, umili, poco abituati al caos mediatico, più  propensi alla padella della cucina che alle luci della ribalta. Nel caso poteste farci questo favore, ve ne saremmo grati. Tu, Grillo, se puoi intercedi per noi. E per il resto, acqua in bocca, naturalmente.

Firmato: La Sardina Parlante.   n

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