Sanremo e la canea antisemita dei comunisti italiani
Sanremo e la canea antisemita dei comunisti italiani
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Sanremo e la canea antisemita dei comunisti italiani

Il coordinatore Esteri Pdci invita a boicottare il Festival. Il motivo? La presenza all'Ariston di due artisti israeliani: una top-model (pacifista) e un cantante pop

Niente israeliani, niente ebrei a Sanremo! Boicottiamo Israele. È in sintesi l’appello dei Comunisti italiani che appoggiano Ingroia.
Indecenza. Ignoranza. Intolleranza. Quante altre parole possono venire in mente leggendo la nota del partito dell’ex ministro della Giustizia (!) Oliviero Diliberto, co-fondatore con Ingroia, De Magistris e Di Pietro della Lista Rivoluzione Civile che a questo punto meriterebbe di esser chiamata Rivoluzione Incivile. Che vergogna dare copertura a chi protesta per la partecipazione (reale o presunta) a Sanremo di uomini e donne di spettacolo, e artisti di calibro mondiale, che hanno l’unica “pecca” di essere israeliani. Anzi, ebrei.

Maurizio Musolino, coordinatore Esteri e membro della Direzione del Pdci, scrive infatti che “ancora una volta il carrozzone del Festival di Sanremo diventa vetrina privilegiata per Israele”, Fabio Fazio “ha pensato bene di far fare alla modella israeliana Bar Refaeli il contro altare alla simpatica e brava Littizzetto… ma non paghi di ciò a metà serata sale sul palco dell’Ariston Asaf Avidal, cantante sempre israeliano, figlio di diplomatici… Una canzone, piccolo bis e via il gioco è fatto, tanto più che sembra che nelle prossime serate si esibirà anche l’ottimo direttore d’orchestra Daniel Barenboim”.

Ora, qual è il problema? Musolino riconosce che Bar Refaeli è stata anche criticata in patria per un tweet pacifista di equidistanza tra Israele e Gaza nel pieno della guerra. E proprio questa sarebbe la furba operazione pro-Israele: la presenza della controversa modella (l’unica cosa sulla quale tutti concordano è la sua bellezza) “serve ad avvalorare una presunta pluralità e l’idea di un Paese democratico dove tutto e tutti sono ammessi”, e quindi “negli occhi e nella mente dei dieci milioni di italiani che seguiranno il Festival resterà l’idea di Israele come stato ‘normale’”. Seguono le solite accuse a Israele per crimini, apartheid, angherie. Il Pdci invoca la par condicio e rilancia la campagna di boicottaggio dei prodotti israeliani.

E adesso ditemi se questo non è antisemitismo. Musolino omette (o non sa) che Barenboim ha infranto il blocco israeliano a Gaza tenendo un concerto nella Striscia su invito delle Ong palestinesi e dell’Onu, e ha pubblicamente dichiarato, fra l’altro: “Il mondo intero deve accettare la creazione di una Palestina indipendente, penso che il blocco sia un enorme sbaglio”. La popolazione di Gaza “chiede una migliore qualità della vita, e se tu glielo impedisci diventano automaticamente nemici. Mi ha colpito che, nonostante tutto, siano riusciti a costruire 12 università in un territorio così piccolo”. Barenboim parla di “occupazione israeliana”. Ma allora, se questo grande direttore d’orchestra e divulgatore di musica, e la splendida Refaeli, vengono invitati a San Remo, l’obiezione non può essere politica.

Risiede esclusivamente nel loro essere israeliani e ebrei, in quanto tali da boicottare (anzi, a maggior ragione se di larghe vedute e quindi capaci di generare ammirazione per il coraggio delle loro posizioni). Qui risiede il virus dell’antisemitismo. Un orrore, un obbrobrio, che va denunciato. E complimenti per la bella compagnia di magistrati militanti e moralisti che tollerano l’intollerabile.

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