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Salvini con Berlusconi: perché i due leader devono stare insieme

Fra Forza Italia e Lega non si è mai chiuso nessun rapporto. Ma ora è arrivato il momento di condividere un programma per contrastare il Pd

Nel gossip della politica romana, ancora pigro in questi giorni di lenta ripresa dalle vacanze, uno degli argomenti dei quali si chiacchiera è un prossimo incontro Salvini-Berlusconi.
In verità, l’incontro non è ancora stato fissato, anzi siamo poco più in là di un generico “al rientro dobbiamo vederci”. C’è chi immagina che l’occasione sarà il prossimo derby Inter Milan, in calendario il 13 settembre. I più sottili spiegano che la scelta non sarebbe casuale: così Salvini potrebbe evitare di recarsi ad Arcore, marcando in questo modo la differenza con Bossi che ad Arcore era di casa.

In effetti non è escluso che i due si vedano a San Siro: Berlusconi ovviamente ci sarà, e il segretario della Lega è un tifoso milanista sfegatato. Tuttavia immaginare che la tribuna d’onore del Meazza sia il luogo adatto per discutere del futuro del centro-destra è un’ipotesi un po’ bizzarra. In quella sede, magari, discuteranno di come impiegare al meglio Balottelli, o sulle ragioni per non schierare in campo Montolivo: questioni d’altronde molto più appassionanti della politica per la gran parte degli italiani.

Certo quando l’incontro si terrà davvero, di diverso rispetto alla stagione di Bossi ci sarà il rituale: non più canottiere ostentate in Costa Smeralda, né lunghe chiacchierate notturne dopo le rituali cene del lunedì con Giulio Tremonti. Fra i due non esiste il rapporto umano, persino affettuoso, che legava il Cavaliere al vecchio leader leghista. Esiste però la consapevolezza di essere reciprocamente utili, anzi necessari, per giocare la partita contro Renzi con serie chances di vincerla.

Si è visto nella tornata elettorale di primavera: anche nel suo momento peggiore il centro-destra, se unito, può vincere o comunque essere competitivo persino nella tradizionali zone rosse.
Da qui le dichiarazioni estive di Salvini che sono state definite un’apertura a Berlusconi.

Curioso, il linguaggio della politica: nella vita normale, si apre ciò che prima era chiuso. Fra Forza Italia e Lega non si è mai chiuso nulla, tanto è vero che le due maggiori forze del centro-destra governano insieme quasi ovunque, e che nella maggior parte delle competizioni elettorali i due partiti hanno marciato uniti. Tuttavia, il fatto che Salvini abbia dichiarato di voler governare insieme a Berlusconi, come ha spiegato in una lunga intervista proprio a Panorama, è stato visto come una svolta.

Salvini a Berlusconi: "Rifacciamo insieme il centrodestra"


Il segretario della Lega è un uomo concreto: è consapevole di avere davanti a sé un bivio difficile. Da un lato, sa bene che i suoi toni e i suoi argomenti gli procurano un largo consenso, che potrebbe crescere ancora di fronte all’esplosione di drammi come l’immigrazione. Dall’altro sa altrettanto bene che così facendo si condanna a un destino “lepenista”, di perenne opposizione. La sua Lega, pur potendo crescere ancora, ha un limite fisiologico, non può puntare, con quelle posizioni, al consenso della maggioranza degli italiani.

Da qui la necessità assoluta, per non essere forte ma irrilevante, di trovare alleanze. Berlusconi, dal canto suo, non ha ovviamente nessun interesse a isolare la Lega, sia perché è l’unico leader politico in grado di dialogare con Salvini, sia perché se non lo facesse sarebbe un meraviglioso regalo per Renzi, sia infine per una ragione più importante e più sostanziale: la Lega oggi esprime stati d’animo, percezioni ed esigenze di una fetta importante di italiani, che sono del tutto legittime e spesso condivisibili, per dei moderati, anche se i moderati le esprimerebbero in altro modo e con altri toni. Soprattutto, i moderati guardano meno alla protesta e più alle soluzioni, ma questo non significa che le soluzioni non possano essere condivise.

Certo, Berlusconi è un leader del PPE, ha una dimensione anche internazionale che non gli permette di associarsi con facilità, per esempio, alla “serrata” di tre giorni annunciata da Salvini. Ma quello che più conta è che non è interesse di nessuno dei due farsi concorrenza nello stesso elettorato.

Berlusconi ha ben chiaro che il suo compito è quello di lavorare per rimettere assieme i cocci dell’area moderata, oggi dispersa in mille rivoli, e soprattutto di riportare alle urne i tanti elettori che le hanno disertate nelle ultime occasioni. 

Per questo – si pensa ad Arcore - non serve che Berlusconi indossi una felpa, che d’altronde non gli starebbe neppure bene, serve che faccia quello per cui è sceso in campo nel 1994, portare al voto i moderati, i delusi dalla politica,  gli elettori alla ricerca di soluzioni concrete e non di slogan.

E tuttavia anche in casa azzurra si sa bene che la strada dell’alleanza con la Lega, pur mantenendo ferme le distinzioni, è indispensabile. I segnali in questo senso da Forza Italia infatti si moltiplicano: da Giovanni Toti, che chiede una “mobilitazione comune” contro il governo, a Deborah Bergamini, che – citando proprio un sondaggio pubblicato da Panorama – ricorda che Forza Italia e Lega insieme superano il PD, e si augura “iniziative concordate e comuni, dentro e fuori del Parlamento”.

Centrodestra davanti al Pd nei sondaggi


Dunque, i due leader hanno molte cose di cui parlarsi, a cominciare dai candidati sindaci per la prossima primavera: è in gioco una città decisiva, anche sul piano simbolico, come Milano. Un tema sul quale ancora si brancola nel buio, ma sul quale stavolta Berlusconi e Salvini sono determinati ad arrivare presto ad una scelta, anche per approfittare alla crisi del centro-sinistra milanese, nel quale l’annuncio del ritiro di Pisapia ha aperto una vera e propria guerra civile (tanto è vero che Renzi spera ancora in un ripensamento del sindaco uscente).

Marciare divisi, colpire uniti, dunque? La frase (che non è di Mao, come molti credono, ma del generale Von Moltke, il padre della grandezza militare prussiana) potrebbe forse riassumere il futuro del centro-destra? Quello che è certo è che Salvini e Berlusconi sanno di poter colpire la sinistra, e non intendono lasciarsi sfuggire l’occasione.

Matteo Salvini

Alberto Bevilacqua
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