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Salviamo la Formula 1 che così com'è non piace a nessuno

Gare noiose, spettatori e sponsor in fuga. Cosa fare per salvare il Circus (rimettendo anche le «ombrelline»)

Salviamo la Formula 1

Il politicamente corretto sta uccidendo la Formula 1. Lo dicono gli ascolti televisivi già da qualche anno e a nulla valgono gli effetti speciali, rei secondo molti spettatori di trasformare l'evento in un pessimo film di fantascienza, e alcune scelte ormai discusse da tempo come quella, funesta, di utilizzare motori turbo-ibridi, un vero regalo all'industria dell'automobile tedesca in epoca di dieselgate. E da ultima, qualche anno fa, la decisione di eliminare dalla griglia di partenza le ombrelline, le ragazze immagine che nulla facevano di male accanto ai piloti se non aizzare l'invidia di qualche racchia perbenista.

Il punto è che una gara, soprattutto se estrema come dovrebbe essere la Formula 1, di politicamente corretto non può aver nulla per definizione. Primeggiare, in qualsiasi campo delle attività umane, dovrebbe sempre essere leale ma non potrà mai essere politicamente corretto perché, inevitabilmente, dopo il primo arrivato seguono, messi più in basso, tutti gli altri. Mentre quella che vediamo in tv in questa stagione è una formula che se da un lato non riesce a essere politicamente corretta, dall'altro a ben guardare non è neppure leale.

Tutti lo hanno capito, ma forse soltanto alla Honda hanno avuto il coraggio di annunciare che a loro non interessa rimanere in un circo fatto così, e che a fine 2021 non daranno più i motori a RedBull e, ovviamente neppure alla scuderia sorella AlphaTauri. Il motivo ufficiale è la riallocazione delle risorse finanziarie in un momento di trasformazione industriale verso l'elettrificazione spinta, ma è inevitabile che nel quartier generale di Sakura, come nel Regno Unito, a Parigi e fino a Maranello, tutti pensino ma pochi abbiamo il coraggio di dire che il motore turbo-ibrido sia il maggior fiasco nella storia della più elevata categoria dell'automobilismo sportivo dalla sua nascita. Ma come?


waving formula 1 GIF by Mercedes-AMG Petronas Motorsport Giphy


Neppure in epoca di crisi petrolifera e guerra fredda si era arrivati a tanti scrupoli, mentre ora, pensando forse che la mancanza dell'urlo di un 12 cilindri e delle ragazze potesse essere compensato da presentazioni virtuali e grafiche computerizzate. Si è tentato maldestramente di far dimenticare al pubblico i freni incandescenti, le fiamme dagli scarichi, i rifornimenti al cardiopalma.

Che la Formula 1 sia ormai un teatrino edulcorato da ciò che disturba, a partire dagli sponsor del tabacco, lo dimostrano in primis i compromessi culturali fatti per arrivare a correre negli stati arabi, ma anche l'infinita serie di trionfi della Mercedes, un fenomeno che arriva a svilire il valore della stessa casa di Stoccarda e che ha una genesi precisa. Se rileggiamo le notizie riguardanti la ricerca sui motori ibridi ad alte prestazioni negli ultimi 20 anni, vediamo che fin dai primi anni 2000 i tedeschi hanno investito e sperimentato più degli altri. Se poi pensiamo che l'attuale Mercedes F1 altro non è che una trasformazione della BrawnGP di Ross Brawn venduta a Stoccarda, capiamo in quale posizione privilegiata sia la scuderia Petronas rispetto a tutte le altre. E in più sono bravi.

Non è un caso che al grido dell'ecologia e del politicamente corretto tutti i team storici stanno trovando difficoltà a rimanere dentro a una formula dalle regole quantomeno bizzarre (a cominciare dalle ruote scoperte), che a fronte di costi enormi non porta più nulla in termini di ricadute industriali alle produzioni di serie delle vetture e sempre meno a quelle d'immagine, peraltro inquinando comunque. Si crede forse che i componenti in carbonio siano verdi? Ed anche per il solo fatto di far vagabondare auto e squadre in giro per il pianeta da marzo a novembre usando aerei cargo, dovrebbe far pensare. Se rapportato all'inquinamento totale generato dall'umanità stiamo parlando di qualcosa d'irrilevante, ma se nel tentativo di rinverdirsi questo sport non diverte più, anche gli sponsor cominciano a fare qualche ragionamento su dove investire.

Sia chiaro, tutto questo non rende la Ferrari incolpevole della sua crisi, anzi: questo regolamento, nato nel 2014, fu accettato senza fare una piega anche dalla Rossa e ciò senza dubbio creò l'inizio di una rincorsa tecnologica sulla quale Maranello ora mostra tutti i suoi limiti.

Se poi pensiamo che nel 2016 il Circus fu venduto agli americani della Liberty Media Corporation, che di cultura sportiva europea erano digiuni e, al contrario, sono intrisi di manie politicamente corrette tipiche dello show business statunitense, ecco che il disastro è servito. Forse alla Liberty pensavano di poter gestire il Circus come la Drone Racing League, la più alta espressione di tecnologia e competitività per i Nerd.

No, la Formula Uno non può essere salutista come un sorpasso non può essere etico e neppure green. Si dovrebbe avere il coraggio di tornare ai motori endotermici puri, magari studiando il carburante bio come avviene in aviazione, al contempo si dovrebbe far crescere una Formula E che non decolla negli ascolti e nel pubblico perché fatta con macchine tutte assurdamente uguali, che viene corsa su circuiti claustrofobici ricavati nelle città e presentata in televisione alla stregua di un videogioco. Nell'anno della pandemia, una riflessione andrebbe fatta.

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