Salute

«Prevenire il dolore cervicale al tempo dello smart-working»

Nella terza puntata della serie «Come rimettersi in movimento dopo il lockdown», realizzata in collaborazione con l'Associazione italiana di fisioterapia, intervista al dottor Erasmo Galeno sul mal di collo legato all'uso di videoterminali.

«Con lo smart-working stiamo assistendo a un aumento delle problematiche collegate alla colonna cervicale. In particolare fra i lavoratori che stanno molte ore al giorno davanti a computer, tablet e smartphone». È un po' preoccupato, il dottor Erasmo Galeno, fisioterapista specializzato. A 31 anni, Galeno è già tutor didattico all'Università Tor Vergata di Roma e docente all'Università di Siena, nonché membro del direttivo nazionale del Gtm dell'Associazione italiana di fisioterapia.

Perché con la pandemia è peggiorato il dolore cervicale?

«Per rispondere bene, vorrei in primis spiegare che cos'è la colonna cervicale. Si tratta di una zona anatomica complessa, formata dalle articolazioni, muscoli, fasce e legamenti dalle prime sette vertebre del corpo, che funge da crocevia fra testa e tronco. Proprio per questo svolge un ruolo importante per quanto riguarda la stabilità, il sostegno e la mobilità del capo. In continuità con il nostro capo, la colonna cervicale compie più di 600 movimenti l'ora e gioca un ruolo fondamentale per il funzionamento di organi sensoriali deputati alla vista, all'olfatto e all'udito. Ma ha anche un'importante azione meccanica per la protezione delle strutture nervose e vascolari che partono e arrivano nel nostro cervello».

E che cos'è invece il dolore cervicale?

«Il dolore cervicale è una condizione patologica comunissima, tant'è che alcuni studi dimostrano che il 70% delle persone ne soffriranno almeno una volta nella vita. I dati scientifici dimostrano che, fra le patologie muscolo-scheletriche, il dolore al collo è la causa principale di disabilità e di dispendio di risorse economiche in ambito sanitario, seconda solo al dolore lombare. Per le caratteristiche fisiche, psicologiche e sociali del problema, il dolore al collo è associato a una riduzione della qualità di vita, della produttività lavorativa, a limitazioni funzionali e all'aumentato utilizzo di assistenza sanitaria in circa il 5% della popolazione adulta dei Paesi industrializzati».

Un bel problema...

«Secondo un recente studio, il 23,5% dei lavoratori, quasi uno su quattro, ha riferito dolore alla cervicale. E il dolore è peggiorato nel 50% dei lavoratori da casa, in particolare quelli costretti a lavorare per molte ore al giorno davanti ai computer, tablet e smartphone».

Ma perché il fenomeno è cresciuto così tanto?

«Di certo è correlato alla scarsa attività fisica di quest'ultimo periodo. Come spiego nel video qui sopra, la posizione statica della testa può portare sovraccarichi di alcune zone e di alcuni tessuti della colonna stessa. Ma il dolore al collo, essendo una problematica multifattoriale, può anche essere collegato a inattività fisica e ad ansia e stress correlati al lavoro e alla poca partecipazione sociale dei soggetti colpiti. Sicuramente, per quanto riguarda la questione bio-meccanica, la colonna cervicale è sottoposta a più stress proprio perché spesso le posture e le posizioni tenute a casa sono più scomode rispetto a quelle tenute in ufficio. Con lo smart-working si utilizzano schermi più piccoli e si cambiano le abitudini dal punto di vista del movimento e del mantenimento della posizione. Il lavoro a casa, se non organizzato bene, può portare a meno movimento e a più sovraccarico di alcuni distretti».

Come mai il dolore cervicale è correlato all'utilizzo dei videoterminali?

«A causa delle posture sedute mantenute troppo a lungo, con scarsa possibilità di variazione, specialmente se scorrette e scomode. Monitor e tastiere non posizionati in modo corretto determinano poi frequenti movimenti di rotazione del capo e un aumento significativo dell'elevazione delle spalle e rigidità muscolare, oltre a un incremento dello sforzo visivo per mettere a fuoco. Posture lombari e toraciche non appropriate comportano inoltre un'anteposizione della testa, con un aumento dei carichi nel tratto di passaggio tra il rachide toracico e quello cervicale basso. Non aiuta neppure la mancanza di variazioni nei compiti lavorativi, che sarebbero invece opportuni per interrompere il carico neuro-muscolo-scheletrico posturale prolungato».

Poi c'è il problema delle sedie, che spesso a casa non sono ergonomiche...

«Questo è un punto su cui vorrei soffermarmi, perché l'evidenza scientifica riguardo all'ergonomia non è così chiara. Si pensa che i fattori ergonomici siano preponderanti, ma in realtà l'ergonomia è molto soggettiva. Quindi, come sottolineo anche nel video, l'ergonomia è un fattore importante ma più importante è cambiare spesso posizione e prendersi delle pause per muovere il collo e far riposare gli occhi».

Al posto delle sedie, alcuni fisioterapisti suggeriscono l'utilizzo di palle da fitness.

«Un consiglio interessante, perché la chiave del cambio di abitudine è la rottura dell'immobilità. L'uso di un pallone, o il ricorso a strategie che permettono l'attivazione di muscoli che mantengano stabile la colonna, possono migliorare la stabilità del tronco e quindi della colonna in toto».

Cos'altro può fare un lavoratore che soffre di cervicale?

«Sicuramente programmare delle pause, che possono aiutarlo a non sovraccaricare alcune strutture muscolo-scheletriche, come quelle del collo».

Ogni quanto?

«Esistono alcuni dati scientifici a riguardo. Il neck pain è significativamente associato all'utilizzo continuo del mouse per più di due ore, all'uso del computer per più di sei ore o al lavoro al videoterminale in posizioni stressanti (cioè con la flessione in avanti del collo e della testa) per più di un'ora senza regolari pause. Almeno ogni ora è importante fare una pausa e cercare di utilizzare strategie di mobilità per la colonna cervicale come quelle che mostro nel video».

E poi?

«Per ridurre il dolore al collo è anche utile cambiare spesso posizione: sia del corpo sia degli oggetti in uso. Quindi alzare e abbassare il computer e tirar su la schiena, attivando i muscoli erettori della colonna.Infine, ci sono esercizi mirati (vedi opuscolo allegato qui sotto), Sicuramente quando il dolore diventa persistente e non si riesce a trovare autostrategie per la riduzione del dolore stesso, sarebbe bene consultare un fisioterapista specializzato o un medico».

Infine c'è la posizione in cui viene tenuto il computer...

«Anche i computer fanno parte dell'aspetto ergonomico. Un aspetto un po' dibattuto in letteratura: forse meno efficace, ma comunque utile in termini di miglioramento dei sintomi e della produttività. In tal senso, sarebbe utile consultare le linee guida dell'Inail (vedi allegato qui sotto). Resta il fatto che è più importante cambiare spesso posizione, muovendo il segmento muscolo-scheletrico, che seguire alla lettera i dettami ergonomici».

In conclusione, si può dire che lavorare da casa comporta più problemi per la cervicale?

«Al momento non abbiamo dati certi per sostenerlo. Certo è, però, che lo smart-working comporta più inattività del sistema muscolo-scheletrico rispetto al lavoro svolto in ufficio».



opuscolo dolore-cervicale.pdf

VDTperif.pdf

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