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Russiagate: ecco come Trump ha cercato di fermare l'inchiesta

Secondo The New York Times, Donald Trump ordinò di licenziare Mueller. A impedire una decisione dalle conseguenze devastanti, il legale della Casa Bianca

Il New York Times rivela, citando quattro fonti informate, che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ordinò lo scorso giugno il licenziamento del procuratore Robert Mueller che guida l'inchiesta sul Russiagate, ma Trump fece poi un passo indietro dopo che il legale della Casa Bianca minacciò di dimettersi piuttosto che dare seguito alla direttiva.

Stando al resoconto del Nyt, all'epoca Trump avanzò l'ipotesi di conflitti di interessi per Mueller che lo squalificavano dalla guida dell'inchiesta sul Russiagate, con riferimento a tre particolari circostanze: una disputa risalente ad anni fa circa la quota di iscrizione al Trump National Golf Club di Sterling, in Virginia, che indusse Mueller allora direttore dell'Fbi a revocare il suo abbonamento.

Trump riteneva inoltre che Mueller non potesse essere imparziale in quanto aveva di recente lavorato per lo studio legale che che aveva in passato rapresentato Jared Kushner, oltre a mettere in evidenza che era stato consultato per tornare a dirigere l'Fbi il giorno prima della sua nomina a procuratore speciale a maggio.

Il rifiuto di McGahn

Dopo aver ricevuto l'ordine del presidente Trump di licenziare Mueller, il legale della Casa Bianca, Donald F. McGahn, si rifiutò di chiedere al dipartimento di Giustizia di sollevare il procuratore speciale dall'incarico, affermando che piuttosto avrebbe rassegnato lui le dimissioni.

McGahn disse ad alti funzionari della Casa Bianca che il licenziamento di Mueller avrebbe avuto conseguenze devastanti sulla presidenza di Donald Trump, quindi comunicò che non avrebbe dato seguito alla direttiva salvo le sue stesse dimissioni e allora il presidente fece dietrofront.

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