Lettera aperta a chi brinda alla condanna
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Lettera aperta a chi brinda alla condanna

Dopo la sentenza sul caso Ruby, riflessioni a caldo sul degrado moralista che distingue pure tra prostitute positive e non. E lascia da parte la pietà

Sul degrado morale dell’Italia berlusconiana (e in generale di tutti quelli che hanno votato Berlusconi nonostante sia, per dirla con Gad Lerner, un “puttaniere”) è stato detto di tutto, di più. Ma poco, anzi meno, è stato detto a mio parere sul degrado moralista della sinistra anti-berlusconiana (e in generale di molti che hanno votato “contro” il Cavaliere e che ieri hanno brindato a champagne, festeggiato a casa o in ufficio, tirato un sospiro di sollievo come al risveglio da un incubo di vent’anni). Io no, quando vedo festeggiare qualcuno per la sconfitta di un nemico mi ricordo gli elmetti asfaltati sotto l’arco monumentale della Baghdad di Saddam Hussein, con quelle orribili automobili che ci saltellano sopra nel traffico.

Voglio per un attimo vedere la kermesse di Milano con gli occhi di Ruby, che la sentenza promuove pubblicamente al rango di prostituta grazie alle determinazioni delle tre giudici-donne che abbiamo visto leggere senza una piega il verdetto sul Cavaliere (un anno di detenzione in più rispetto a quanto aveva chiesto la clemente Ilda “La Rossa” Boccassini). Ruby è da ieri, ufficialmente, una prostituta. Era già, stando alla delicata requisitoria della Boccassini, una furbetta “orientale”, ancorché marocchina (cioè nata a ovest di Palermo). Tutt’altro, quindi, che una ragazzina da compatire e aiutare, una 17enne di famiglia disastrata.

Agli occhi di molti, Karima non è una prostituta positiva come ce ne sono in tutta la grande letteratura “socialista”, dalla Bibbia ai Miserabili. Piuttosto, una diavoletta che per denaro, abbagliata da un futuro da starlette, ha venduto il suo corpo acerbo e mozzafiato. E Berlusconi, ovviamente, per quanto organizzasse le sue feste burlesque a casa sua e non nelle sedi istituzionali, è un “puttaniere” incompatibile con “lo Stato”. Detto in un tweet, lo ripeto, da Gad Lerner. Che ovviamente non ha alcuna esperienza di prostitute di altro genere, ovvero gentildonne che si uniscono a vecchi arnesi in vario modo potenti, politici imprenditori e boiardi, dai quali legittimamente ricevono come pegni d’amore case, gioielli e pellicce vita natural durante. Un eterno presente economicamente blindato, al riparo da giudizi di femministe (o misogine). 

È probabile che Ruby, a differenza di tant’altre donne italiane senza un passato difficile, sia più facilmente percepita come una prostituta in quanto nata burina e straniera. Non risulta, infatti, che sia stata caricata lungo la strada da un Suv, ma che abbia frequentato feste e serate (e a detta sua, del “puttaniere” e di decine di testimoni, senza fare sesso; testimoni, va senza dire, da mandare sotto processo per falsa testimonianza). Ma chi, se non Ruby stessa, ha il diritto di dichiarare la sua giovane età e la sua antica professione? E se non lei, chi può arrogarsi il diritto di proclamarla in pubblico, lei sola, una “puttana”? 

Brindate pure, benpensanti “de sinistra” rassicurati nel vostro primato etico da una sentenza di tribunale (“de Milano”). Però io non brindo alla gogna di Ruby, e non vedo in quella sentenza alcuna redenzione. Mi resta solo una domanda: ma la pietà non era “de sinistra” anche lei?

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