Renzi e le torte senza sapore
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Renzi e le torte senza sapore
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Renzi e le torte senza sapore

Perché non ci convincono le coperture per assicurare l'omaggio pre-elettorale degli 80 euro

A Pasqua gli italiani che guadagnano fino a 25 mila euro lordi all’anno (con la vergognosa esclusione dei pensionati e dei lavoratori diversamente fiscali come gli autonomi) avranno la certezza di ricevere un po’ di soldi in più nella busta paga di maggio. E questo ci fa ovviamente piacere. Non ci convincono affatto, a costo di sembrare gufi e rosiconi (categorie usate dal premier per zittire chi osa muovere qualche obiezione di fronte alle sue mirabolanti promesse), le coperture per assicurare l’omaggio preelettorale che purtroppo sarà mangiato in gran parte dai balzelli comunali e regionali. Non per essere uccelli del malaugurio, ma i conti non tornano e, caro Renzi, non riusciamo proprio a farcene una ragione. Se poi un’istituzione venerata al pari del Verbo in materia di finanza come la Banca d’Italia mette in guardia il governo esattamente su questo fronte, affermando che
per esempio i risparmi previsti sulla spesa pubblica nel 2015 sono insufficienti, allora vuol dire che non siamo dei tontoloni.


Ciò che accade appartiene a una ricetta demagogica che Renzi sa preparare benissimo. Prendiamo le nomine per le società partecipate. Rispettate le indubbie
competenze dei manager scelti e il necessario principio di continuità in alcune aziende (vedi Eni ed Enel), il premier ha applicato quanto e come prima il manuale
 Cencelli nella spartizione dei posti nei consigli di amministrazione, il luogo dove si decidono le strategie: lì, furbo com’è, ha infilato i suoi amici fidati curandosi di distribuire un posticino ad Alfano, uno a Casini, uno a Letta e uno perfino a D’Alema. Ma l’autentico capolavoro del pasticciere Renzi è l’ornamento della torta, quello spruzzo di demagogia che ha consentito di far concentrare altrove l’attenzione della gente e cioè la scelta di affidare tutte le presidenze a donne facendo credere che «guideranno» le aziende e che ne «saranno a capo». Non
è vero, è una colossale bugia facilmente verificabile dopo aver letto, negli statuti delle società, i poteri assegnati al presidente. Il vero segnale di discontinuità sarebbe stato indicare almeno una delle prescelte – tutte peraltro di dimostrata capacità – alla testa di un colosso posseduto dallo Stato. Al nostro pasticciere però le torte piacciono così: bellissime, ma senza sapore.

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