Bilancio di una settimana di Forconi
ANSA /Alessandro Di Marco
Bilancio di una settimana di Forconi
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Bilancio di una settimana di Forconi

Nonostante blocchi, scontri e manifestazioni di piazza, i disagi per la popolazione sono stati limitati. Adesso, però, con la manifestazione di mercoledì a Roma, inizia la settimana più calda

“Nessuna trattativa, mercoledì saremo in piazza" . Sono le parole di Danilo Calvani, uno dei leader dei Forconi, originario dell’agro-pontino, da cui gli altri esponenti del Movimento si sono dissociati per la manifestazione organizzata nella Capitale.

Sarà infatti una protesta dimezzata quella che i Forconi porteranno avanti mercoledì prossimo in piazza del Popolo, a  Roma. La momentanea "spaccatura" del movimento forse alleggerisce temporaneamente la tensione in città, anche se l'allerta resta alta. A preoccupare, infatti, sono soprattutto per la possibilità di infiltrazioni durante la manifestazione, come già paventato da lunedì scorso, dagli stessi leader dei Forconi: Ferro, Calvani e Zunino. Tutti e tre fin dall’inizio hanno lanciato questo “pericolo”. Un pericolo peraltro condiviso anche dalla polizia e dall’intelligence italiana che, per la promiscuità di manifestanti che scendono continuamente in piazza, non hanno la possibilità di avere un interlocutore certo e di prevedere mosse e strategie dei manifestanti.

Infatti, assieme all’ormai conosciuto e pacifico movimento dei forconi potrebbero scendere in piazza, nonostante il divieto della Questura e l'invito a non sfilare arrivato direttamente dal prefetto, anche altri movimenti, come quello per la casa. "Sarà una manifestazione pacifica, dopo la quale manterremo il presidio a piazzale dei Partigiani", tiene a specificare Calvani.

Intanto in tutta Italia continuano blocchi e presidi, in particolare in Valle d'Aosta e Veneto. In Valle d'Aosta, ad esempio, resta operativo il presidio iniziato venerdì scorso anche se il coordinamento sta valutando soluzioni alla mancanza di attivisti nell'orario notturno. A Vicenza,c’è stata nuovamente la chiusura della tangenziale sud, se pur con disagi comunque limitati per il giorno feriale. Grigliata all'aperto, invece, all'uscita del casello di Montecchio Maggiore. Corteo in pieno centro c’è stato a Mestre tra tricolori e bandiere della Serenissima.

Ma probabilmente solo con l'arrivo del movimento a Roma, si entrerà per la prima volta dall’inizio delle manifestazioni, nella settimana più calda della protesta.
Fino ad oggi le manifestazioni più importanti sono state a Torino, Genova, Ventimiglia, in Sardegna e in alcune aree del Nordest. Nel capoluogo piemontese gli scontri più violenti con le forze dell’ordine ma anche le proteste più durature con presidi diurni e notturni in varie zone della città, sui caselli autostradali e sulla tangenziale per l’aeroporto di Caselle. Sempre a Torino nei primi due giorni della manifestazione, alcuni attivisti che lo stesso movimento dei forconi ha riconosciuto come ‘infiltrati’, hanno costretto diversi negozi del centro città a chiudere la saracinesca.

La protesta torinese si è spostata anche nelle stazioni ferroviarie che sono rimaste bloccate per alcune ore. Stessa casa si è verificata a Genova, Firenze, Cerignola, Bari e in stazioni minori. In queste primi sette giorni sono state interessate anche le città di Milano e di Roma. Ma nonostante ritardi, rallentamenti e blocchi autostradali, i disagi in questa prima settimana di protesta sono stati abbastanza limitati.

A Roma, nelle ultime ore, a tenere alta discussione sulla pericolosità delle infiltrazioni nel movimento dei forconi, l’episodio che ha visto l’arresto del vicepresidente di Casapound per aver tolto la bandiera dell’Ue e averla sostituita con il Tricolore. Un gesto criticato da molti e minimizzato da altri leader politici.

Ma probabilmente il momento più interessante e da monitorare per l’intelligence italiana sarà quello dopo la manifestazione di mercoledì 18 dicembre. Infatti, solo dopo il 18 e comunque prima di sabato 21 dicembre arriveranno a Roma i simpatizzanti degli altri due leader, Mariano Ferro e Lucio Chiavegato per una manifestazione ancora tutta da definire. A questo punto la protesta poterebbe non svolgersi più in piazza del Popolo, dove più volte Ferro ha ribadito di non voler essere “richiuso come una pecora” ma spostata in piazza San Giovanni.  

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