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La procura di Trani e il complotto contro l'Italia

Nell'autunno del 2001, con Berlusconi in sella, le agenzie di rating avrebbero manipolato i dati allo scopo di scatenare la speculazione internazionale


La Procura di Trani rischia, a sorpresa, di fornire un primo avallo giudiziario alla tesi berlusconiana del «complotto»: quello che tra l’estate e l’autunno del 2011 portò al disarcionamento del Cavaliere e alla sua estromissione «violenta» da Palazzo Chigi, anche grazie all’impennata dello spread fra i tassi dei nostri titoli pubblici e quelli tedeschi.

Tra le concause dell’estromissione dal governo di Berlusconi, infatti, intervenne proprio l’impennata di quel diferenziale, che nel giro di poche settimane schizzò a 570 punti e obbligò il ministero del Tesoro italiano a varare emissioni con interessi generosissimi. Si disse allora che i mercati non avevano più alcuna fiducia nel governo Berlusconi. Che alla fine fu costretto a dimettersi l’11 novembre di quell’anno travagliato.

Lunedì 22 settembre, a Trani, si è aperto il dibattimento che deve decidere sul rinvio a giudizio delle due agenzie di rating statunitense Standard & Poor’s e Fitch, entrambe accusate di avere manipolato scientemente i dati allo scopo di scatenare la speculazione internazionale contro i titoli di Stato italiani. Il sostituto procuratore Michele Ruggiero, nell’udienza del 22 settembre, dedicata interamente a Standard & Poor’s, ha dichiarato: «Abbiamo raggiunto la prova che è stata falsata l’informazione ai mercati finanziari, e che così facendo è stato manipolato il mercato». Convitata di pietra dell’udienza in tribunale però è stata la politica: se la Procura di Trani dovesse riuscire a dimostrare l’assunto d’accusa, è evidente che verrebbe rafforzata la tesi del complotto internazionale contro Berlusconi, peraltro già confermato da plurime, autorevole voci della politica estera.

La prossima udienza è prevista per martedì 28 ottobre: in quella sede il pm Ruggiero si occuperà di Fitch, l’altra agenzia di rating finita sotto inchiesta. E il giudice dovrebbe decidere sui rinvii a giudizio.

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