Santori
(Ansa)
Politica

Santori, la "sardina" che affoga nel pesto

L'ex idolo della nuova sinistra paragona la celebre salsa ligure alla cannabis. E c'era chi gli aveva aperto le porte del Nazareno

Il nostro problema è che abbiamo un dannato bisogno di eroi. Il circuito mediatico ha bisogno di personaggi di cui innamorarsi. Esaltati, e poi scaricati nel giro di qualche mese. Pensiamo ad Aboubakar Soumahoro, passato da paladino degli ultimi, osannato in ogni salotto, a ingenua comparsa in spinosi casi di famiglia legati ad oscure cooperative. Pensiamo a Greta Thunberg, passata da eroina minorenne delle nuove generazioni, a ideologa del peggior fanatismo green.

Da ultimo, occorre registrare la triste parabola di Mattia Santori, il leader delle sardine. Quelli che una volta riempivano le piazze e sui giornali venivano descritti come “il futuro della politica”. Ecco, il Che Guevara col cerchietto che doveva scalare il Pd, per ora ha scalato solo una pianta di cannabis. Per trovare disperatamente spazio sotto ai riflettori, Santori si è fatto portatore sano (forse) di spinello nel dibattito politico. Prima ha invitato in piazza i bolognesi a consumarne. Adesso, per protestare contro il ministero della salute che ha inserito la cannabis nell’elenco degli stupefacenti, ha portato provocatoriamente un barattolo di pesto alla genovese nel consiglio comunale, sostenendo che si tratta si sostanza nociva al pari della droga.

L’errore di Santori, evidentemente, è stato quello di parlare di cannabis dopo averla fumata. Trattasi di classico esempio di sardina affumicata. Non si spiega altrimenti l’annebbiamento mentale di chi cerca pubblicità con certe trovate. Peraltro infangando il buon nome di un prodotto made in Italy venduto in tutto il mondo come il pesto alla genovese. “Entrambi i prodotti (cannabis e pesto) contengono rischi per la salute - ha aggiunto la sardina - il pesto può contenere tracce di frutta con guscio, che per le persone allergiche può essere mortale, come gli zuccheri per le persone diabetiche”.


Sorvoliamo sul fatto che il capo-sardina continui ad affrontare certi argomenti come se fossero la più grande urgenza nazionale. Sorvoliamo anche sul fatto che parla di certi temi come se ancora avesse vent’anni, quando ormai Santori ha superato una certa, e all’orizzonte quasi scorge il profilo della pensione. Al di là di tutto questo, sarebbe il caso di domandarsi seriamente come sia possibile che solo qualche anno fa, sulle prime pagine dei giornali e nel dibattito pubblico, si immaginasse davvero un futuro nazionale per un personaggio di tal fatta. Se davvero qualcuno ha pensato che Santori potesse essere il nuovo che avanza, delle due l’una: o abbiamo sbagliato previsioni, oppure il livello generale dell’attuale classe dirigente è finito davvero sotto terra.

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Federico Novella