Politica

Quanti favori da Lumia, il senatore dell'Antimafia

La Procura di Termini Imerese mette in luce un caso di voto di scambio in Sicilia. Che coinvolge pure l'ex presidente della Commissione parlamentare

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Giuseppe Lumia all'Assemblea Nazionale del Partito Democratico, Roma 21 Febbraio 2016 – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

In nome dell’antimafiosità, è diventato il cardinale Richelieu della politica siciliana. Da quasi un decennio, il senatore del Pd Giuseppe Lumia fa e disfa: governi, alleanze e strategie. E’ stato l’artefice dell’appoggio dei democratici all’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Ed è il puparo che muove i fili dell’attuale giunta, guidata da Rosario Crocetta. I due, in vista delle imminenti elezioni regionali, hanno lanciato a Palermo un nuovo movimento: Riparte Sicilia. Ancora nel nome della giustizia e delle magnifiche sorti che attendono l’isola.

Nelle settimane scorse la Procura di Termini Imerese ha chiuso le indagini su Giuseppe Volante, primo degli eletti nelle file del Pd alle amministrative termitane del 2014. Un atto che solitamente è il prodromo della richiesta di rinvio a giudizio. L’accusa è corruzione elettorale: Volante avrebbe promesso posti di lavoro, trasferimenti, intercessioni. Assieme a lui, sono indagate altre cinque persone: in cambio di «utilità», avrebbero dirottato il loro voto su Volante, già assessore alle Attività produttive a Termini Imerese. Ma cosa c’entrano queste presunte clientele locali con Lumia? E’ presto detto. L’ultralegalitario senatore del Pd è proprio di Termini Imerese. E Volante è un suo uomo di fiducia. Raccoglie curriculum, documenti, messaggi, richieste di assunzione e domande di trasferimento. Che poi gira a Lumia. Le carte dell’inchiesta svelano l’arcinoto copione delle elezioni siciliane. Voti in cambio di supposti favori. Niente di nuovo. Se non fosse che il collettore delle richieste è la segreteria politica di un senatore che è stato presidente della Commissione parlamentare antimafia.

«Legalità è sviluppo. Sviluppo è legalità». Lo slogan elettorale di Lumia, a leggere le carte della Procura, potrebbe aver goduto di un momento di stasi nella primavera del 2014. A Termini Imerese è in pieno svolgimento la campagna elettorale. In corsa per diventare sindaco c’è Salvatore Burrafato, pure lui fedelissimo del senatore. Tra i candidati al consiglio comunale c’è poi Volante. Il 9 aprile 2014 invia alla mail personale di Lumia la richiesta del maresciallo Emanuele Brucato, anche lui indagato. Il militare, scrive il pm Giacomo Brandini, «accettava le offerte e promesse di Volante di interessamento presso la segreteria di Lumia per una domanda di trasferimento già presentata, in cambio del suo voto elettorale». Il 21 maggio 2014, a quattro giorni dalle elezioni, Volante invia un sms a Lumia: «Puoi vedere per Brucato Emanuele? Alessandra sa tutto: uscita graduatoria trasferimenti, lui e 100esimo...». Alla fine, il maresciallo ottiene quanto sperato. I documenti dell’inchiesta confermano: «La domanda di trasferimento ha trovato accoglimento nel mesi di giugno 2015, consentendogli di essere trasferito presso la stazione dei carabinieri di Bagheria».

Volante si attiva, sempre tramite la segreteria del senatore, pure per un’altra domanda di trasferimento in Sicilia di un agente di polizia penitenziaria in servizio in Valle d’Aosta: Giuseppe Moreci, anche lui indagato per corruzione elettorale. Il 20 maggio 2014, nell’imminenza del voto, il militare chiede notizie dell’«istanza»: «Già a Roma, segreteria Lumia» risponde Volante. Che, come emerge dagli atti dell’inchiesta, invia alla segreteria del politico almeno altre tre domande di trasferimento, con indicazioni precise. E, di fronte, alle richieste di aggiornamenti, rassicura: «Mi ha chiamato Lumia, ti devi fidare» scrive a un quetuante il 3 giugno 2014, a un giorno dal ballottaggio.   

Anche Salvatore Calafato, altro concittadino del senatore, è indagato. Interrogato il 4 maggio del 2016, spiega: «Nei mesi precedenti al maggio 2014 mi rivolsi a Lumia per chiedere aiuto a trovare un impiego. Quest’ultimo mi diceva che avrebbe fatto qualcosa per aiutarmi e mi comunicava di rivolgermi, quale suo referente, al signor Volante. Lumia mi chiedeva quindi di aiutare Volante nella campagna elettorale per le elezioni del consiglio comunale». Calafato esegue. Il suo voto e quello della sua famiglia finisce all’esponente del Pd. Come riprova, invia una foto della scheda elettorale a Volante. «Succesivamente, fino agli inizi del 2015, sono andato diverse volte nella segreteria di Lumia» racconta l’uomo ai carabinieri. «Il senatore mi ha più volte comunicato che mi avrebbe aiutato a trovare un’occupazione, che però non è mai arrivata». Lo stesso capita a un altro indagato: Giuseppe Vuono. Avrebbe chiesto al senatore un posto di lavoro per il genero.

Il 7 giugno 2014 Burrafato vince il ballottaggio e viene eletto sindaco di Termini Imerese. Volante è il candidato più votato: 349 preferenze. La mattina del 20 giugno 2014, però, una pattuglia dei carabinieri bussa a casa sua. In mano hanno un decreto di perquisizione. Volante è indagato per voto di scambio. L’inchiesta impensierisce Lumia. Lo rivela un’annotazione di polizia giudiziaria del 24 giugno 2014 finita agli atti. E’ firmata dal capitano Gennaro Petruzzelli, comandante dei carabinieri di Termini Imerese. Petruzzelli riferisce di aver ricevuto, il 21 giugno 2014, una telefonata da parte del senatore. L’ex presidente della Commissione antimafia gli gliede un incontro. Che avviene il giorno successivo: «Lumia» scrive il capitano «mi chiedeva cosa pensavo in merito alla vicenda giudiziaria che vedeva coinvolto Volante». Il comandante mette a verbale di aver glissato. Lumia gli chiede se, a suo parere, il consigliere comunale perquisito si sarebbe dovuto dimettere. «A questa domanda rispondevo che non conoscevo gli sviluppi dell’indagine, e che comunque si trattava di una valutazione politica che non mi riguardava».

Volante si dimette il 24 giugno 2014: tre giorni dopo il colloquio tra Lumia e Burrafato. Due anni anni più tardi, il 5 luglio 2016, si dimette anche il sindaco Burrafato, travolto da un’indagine per truffa, abuso d’ufficio, falso e peculato. Il sistema di potere locale legato a Lumia è stato smantellato dai magistrati. Il senatore, invece, è pronto per la sua nuova avventura politica al fianco di Crocetta. Lo slogan è quello di sempre: «Legalità è sviluppo. Sviluppo è legalità».
  

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