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Pnrr, cosa dobbiamo fare entro la fine di dicembre

Il Presidente del Consiglio uscente cerca di blindare il pacchetto per evitare ritardi o sospensione dei finanziamenti del Recovery Fund

Una corsa contro il tempo. Se il via libera alla seconda trache di finanziamenti UE da 21 miliardi stanziata per l’Italia dopo aver centrato gli obiettivi del Piano Nazionale di Recupero e Resilienza nel quadro del Recovery Fund è una buona notizia è anche vero che la fine dell’anno è sempre più vicina e sono ancora tanti i capitoli da chiudere per ottenere anche la terza rata dei fondi europei (pari a 19 miliardi di euro) collegata ai 55 obiettivi da raggiungere nella seconda metà del 2022 tra Milestone e Target.

Come si lavora alla realizzazione degli obiettivi Pnrr

Ogni Ministero ha una serie di progetti da realizzare. In alcuni casi sono si tratta di cammini di riforma lunghi che andranno avanti da qui al 2026 che, però, prevedono mappature work in progress semestrali come ad esempio nel caso dell’avvio del sistema di certificazione della parità di genere e dei relativi meccanismi di incentivazione per le imprese. Ogni sei mesi l’Europa controlla che si proceda verso la destinazione finale.

Ci sono poi dei progetti che entro fine anno devo essere portati a compimento (riforma della giustizia) e altri ancora – come tutti quelli legati alle infrastrutture – che chiedono l’apertura dei bandi di gara per procedere all’appalto delle opere (nello specifico questo semestre in agenda c’è l’assegnazione dell’appalto per la costruzione della ferrovia ad alta velocità Napoli Bari e Palermo Catania).

Ecco perché il centrodestra chiede la rinegoziazione del Pnrr

Proprio il capitolo delle grandi opere infrastrutturali è uno dei più controversi del momento. La maggioranza guidata da Giorgia Meloni sottolinea e ribadisce che non si possono fare gare d’appalto per grandi opere infrastrutturali (in questo semestre si parla anche di appalti per la costruzione di infrastrutture per il trasporto energetico) senza tenere conto degli aumenti dei prezzi di materie prime e combustibili. Secondo il Sole24ore nell’ultimo anno l’aumento congiunturale del comparto si colloca intorno al 30% e per questo costi e progetti che quadravano anche solo un anno fa e che come tali sono stati approvati dall’Europa non hanno più senso e validità ora. Rinegoziare il Pnrr, secondo la maggioranza, parte proprio da qui. L’Unione per altro ha previsto questo tipo di rinegoziazione e per l’Italia non dovrebbe essere difficile dimostrare la liceità di tali rimostranze e ottenere la rivisitazione di prezzi e budget alla luce del contesto socio economico attuale.

Cosa deve fare l’Italia entro il 31 dicembre

Più complesso il discorso quando si parla di macro-progetti politici, burocratici ed economici messi nero su bianco nel Pnrr. In questo caso la rinegoziazione è più rischiosa e ci sono meno margini di manovra. I grandi contenitori di riforme da affrontare entro fine anno sono tanti, come si legge nel link che riporta alla pagina ufficiale del Pnrr pubblicata sul sito del Mef, ma i più importanti sono:

Riforma della giustizia. All’ordine del giorno per Draghi e i suoi ci sono i tre pilastri della rifoma del sistema giuridico italiano ovvero il nuovo ufficio del processo, la revisione del processo civile e la riscrittura di quello penale. Entro il 31 dicembre l’intero fascicolo deve essere sul tavolo della Commissione.

Altro tema di impellente risoluzione è quello della chiusura dell’annuale legge sulla concorrenza cui è chiamato a lavorare il sottosegretariato di Stato che deve anche dimostrare l’entrata in vigore della Legge nonché di tutti gli strumenti attuativi (anche di diritto derivato, se necessario) in materia di energia al fine di eliminare gradualmente i prezzi regolamentati per le microimprese e le famiglie a partire dal 1° gennaio 2023 e adottare misure di accompagnamento per sostenere la diffusione della concorrenza nei mercati al dettaglio dell'energia elettrica.

Al Viminale si lavora per l’approvazione della strategia di investimento del Fondo dei fondi della BEI sui Piani urbani integrati da parte del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF).

Altro fascicolo di competenza del Ministero dell’interno è quello dell’adozione del piano di investimenti per progetti di rigenerazione urbana nelle aree metropolitane nei seguenti ambiti di intervento: 1) manutenzione per il riutilizzo e la rifunzionalizzazione delle aree pubbliche; 2) miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale; 3) miglioramento della qualità ambientale e del profilo digitale delle aree urbane.

Il Ministero dell’Istruzione dal canto suo dovrà provare l’entrata in vigore delle riforme del sistema di istruzione primaria e secondaria per migliorare i risultati scolastici.

In tema lavoro il Governo è chiamato a dimostrare l’adozione del piano nazionale e della roadmap attuativa per la lotta al lavoro sommerso in tutti i settori economici.

Il Ministero per la pubblica amministrazione deve arrivare all’entrata in vigore della Legge, nonché di tutti i provvedimenti normativi di natura secondaria, per la riforma della semplificazione delle procedure amministrative finalizzata all'attuazione dell'RRF, inclusi gli accordi con le regioni in caso di competenza regionale.

In tema infrastrutture come si accennava entro fine anno deve essere approvata l’entrata in vigore degli atti normativi primari e secondari per la semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti di cold ironing riducendo ad un massimo di 12 mesi la costruzione di infrastrutture di trasporto dell'energia volte a fornire elettricità da terra alle navi durante la fase di ormeggio.

Deve poi essere aggiudicato l'appalto (o gli appalti) per la costruzione della ferrovia ad alta velocità sulle linee Napoli-Bari e Palermo-Catania.

Osservati speciali dell’UE – in termini di obiettivi da raggiungere – sono la digitalizzazione e la transizione ecologica

Nel primo ambito deve essere definita l'architettura dell'intero ecosistema della cybersecurity nazionale tramite l'istituzione di un Centro nazionale di condivisione e di analisi delle informazioni con la creazione della nuova Agenzia nazionale per la sicurezza informatica. Il Ministero deve poi dimostrare l’avvenuta implementazione della Piattaforma Digitale Nazionale per l’interoperabilità dei sistemi informativi e delle basi di dati delle Pubbliche Amministrazioni e dei gestori di servizi pubblici.

Per quanto riguarda invece la transizione ecologica i temi chiave sono l’entrata in vigore della normativa in materia di servizi idrici integrati finalizzata alla riduzione dei diversi gestori idrici e l’aggiudicazione di (tutti gli) appalti pubblici per incrementare la capacità di rete e per la distribuzione di energia rinnovabile e l'elettrificazione dei consumi energetici.

Tra i target quantitativi promessi entro il 31 dicembre (che sono 16 in tutto per questa tranche) si registra: l’aumento del 15% rispetto al 2019 del gettito fiscale generato dalle «lettere di compliance» (lettere nelle quali sono riportate delle anomalie rinvenute nelle dichiarazioni dei redditi); avvio delle procedure di reclutamento di almeno 8.764 unità di personale per l’ufficio del processo per i tribunali civili e penali e immissione in servizio

Via libera alla seconda tranche, cosa succede ora

Intanto va specificato che dopo l’ufficializzazione della valutazione positiva da parte della Commissione europea, per l’effettivo esborso della seconda rata da 21 miliardi serviranno altri due mesi. Prima si deve passare dall’Ecofin e, dopo anche quel via libero, può trascorrere un altro mese. È infatti necessario dapprima il via libera finale del Comitato economico e finanziario, il braccio tecnico del Consiglio dei ministri Ue delle Finanze (Ecofin), un passaggio che richiede un massimo di quattro settimane. Poi, in caso di responso affermativo, a Bruxelles serviranno ulteriori 30 giorni per erogare il finanziamento.

Nel frattempo, però, i giorni passano ed entro il 31 dicembre tutti e 55 gli obiettivi tra target e milestones devono finire sul tavolo della Commissione (al momento solo 9 di questi possono dirsi conclusi).

ll tutto mentre l’Italia lavora alla formazione del nuovo esecutivo e, per quanto questa possa procedere velocemente, richiede comunque tempi tecnici lunghi.

La prima convocazione della nuova formazione parlamentare è fissata per il 13 ottobre e da lì in poi è stabilito un ricco scadenziario da rispettare prima che il nuovo Governo diventi operativo e possa mettere mano ai dossier più importanti per il futuro immediato dell’Italia come la prossima legge di bilancio e soprattutto, appunto, il Pnrr.

I tempi del Pnrr

L’attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza prevede tempi estremamente ristretti e per questo c’è chi lavora alacremente dietro le quinte. Si tratta della squadra di Governo uscente con l’ex premier Mario Draghi in testa che sta facendo di tutto per blindare il pacchetto di riforme promesse all’Europa cercando di mettere il sigillo per lo meno sulla metà dei 55 obiettivi previsti (si punta a 29 su 55).

Progetto ambizioso che vuole mettere al riparo gli assi cardine del Pnrr da possibili rinegoziazioni – previste peraltro dal programma di maggioranza del centrodestra e persino dalla stessa UE – che potrebbero complicare le strada all’erogazione dei fondi.

Cosa succede in caso di rinegoziazione

La Commissione, infatti, prevede la possibilità di rinegoziare gli accordi a patto che si dimostri la reale impossibilità di portare a termine i lavori o lo scostamento per cause di forza maggiore dall’ipotesi di bilancio prevista. Dopo aver vagliato eventuali richieste di rinegoziazione Bruxelles può accettarle e quindi – in ogni caso – diluire i tempi di realizzazione del target o milestone in oggetto oppire - se non dovesse ritenerle idonee - si procede in due direzioni: si può sospendere l’erogazione o ridurre il capitale accordato. Ipotesi che Draghi vorrebbe scongiurare a priori.

I lavori conclusi

Tra i lavori già chiusi nelle scorse settimane e pronti per essere consegnati ci sono la riforma delle commissioni tributarie e quella degli istituti tecnici e professionali. Via libera anche al Fondo per l’Housing universitario, che disciplina i 660 milioni previsti a questo scopo dal Pnrr.

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