Mario Draghi
(Ansa)
Mario Draghi
Politica

Per avere l'Italia in bianco Draghi ci rifila il Green Pass

Presentata la norma che regolerà le nostre vite dal 5 agosto, non senza polemiche nella maggioranza. Dal Cdm esce anche la decisione di porre sulla fiducia sulla riforma della Giustizia

Il dado è tratto. Il Governo ha approvato il decreto con cui si introduce anche in Italia il Green Pass, il documento che certifica il proprio stato di sicurezza sanitaria verso il Covid, dato dal vaccino (uno o due dosi fatte), da un tampone o da un certificato di guarigione e che sarà necessaria per partecipare ad eventi, per praticare sport nei centri o nelle palestre, per entrare in bar e ristoranti.

IL DECRETO

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Il premier Draghi ha spiegato in conferenza stampa i motivi da cui nasce questo decreto, motivi tanto sociali quanto economici: «L'economia italiana va bene, si sta riprendendo e cresce ad un ritmo superiore a quello di altri paesi. La variante Delta però è minacciosa, si espande molto rapidamente, più di altre varianti. Altri paesi sono più avanti di noi nei contagi ma abbiamo imparato ad osservare quanto succede all'estero. Dobbiamo reagire subito, la realtà che sembra lontana si presenta da noi in un tempo ravvicinato. Dovevamo prendere provvedimenti in fretta e quelli presi sono provvedimenti importanti. L'estate degli italiani è già serena e vogliamo resti tale. Il Green Pass serve per dare agli italiani la garanzia di ritrovarsi con persone non contagiose; una misura che serve per dare serenità, non per toglierla»

Tutto sul Green Pass

L'approvazione non è stata indolore e senza polemiche interne. Lo dimostra il ritardo con cui è iniziato il Cdm, segno che all'interno della maggioranza le posizioni fossero profondamente diverse tra loro. Alla fine però il decreto non si discosta molto da quanto preannunciato.

Il premier ha anche fatto il punto sulla campagna vaccinale, migliore rispetto a quella di altri paesi europei e persino degli Stati Uniti, spiegando come sia utile per tutto il paese che più persone possibili, soprattutto quelle che ancora non hanno fatto richiesta. possano decidere di vaccinarsi. «Il vaccino non è un arbitrio, ma una condizione necessaria per rimanere aperti. L'appello a non vaccinarsi è un appello a morire».

Tornando al decreto Salvini porta a casa un piccolo successo dato che, come ha richiesto non a caso durante una diretta tv in mattinata, che il certificato non venga richiesto per chi si prende un caffè al banco. Per quanto riguarda le discoteche invece niente da fare. I locali dove si balla sono ritenuti troppo a rischio e non riapriranno. E le proteste degli imprenditori del settore sono già esplose dato che di fatto si tratta della seconda stagione estiva persa.In generale il documento sottoscritto a Palazzo Chigi non scioglie tutti i dubbi, sostanziali che questo decreto portava con se fin dall'inizio.

Non è chiaro infatti chi dovrà controllare tutti i clienti o i partecipanti ad un evento. Non si sa neanche se il controllore sia di fatto s sua volta controllabile (ricordiamo ad esempio che persino per le forze dell'ordine non c'è l'obbligo vaccinale).La sensazione è quella che si sia trattato di una norma con un suo fondamento anche medico scientifico ma non spinta fino in fondo, poco chiara, piena di dubbi, come se si trattasse di una misura pensata più per invogliare la gente a vaccinarsi, insomma, una sorta di «obbligo» mascherato.

Ma resta soprattutto l'amaro in bocca per quello che riguarda la scuola. Mancano ormai 50 giorni al suo della prima campanella e la situazione è ancora in alto mare. Sul tavolo c'è la proposta di chi vorrebbe imporre il vaccino ad esempio al personale scolastico, docente e non docente ma poco più. Niente sui trasporti, niente sulle santificazioni. Il rischio della dad (con tutti i danni fatti appena dimostrati chiaramente dal risultato degli Invalsi) è sempre più concreto. Il Governo però ha spiegato che di scuola si riparlerà già settimana prossima con l'obiettivo di rientrare a scuola in presenza.

Non solo Green Pass. Altro tema, rapido come ha detto Draghi, ma fondamentale trattato nel CdM è stata la riforma della Giustizia. Alla fine di una discussione tra i partiti di maggioranza ed i ministri è emerso il via libera a qualche leggera modifica della bozza del Ministro Marta Cartabia («questa non è la riforma della prescrizione ma quella della maggiore velocità della nostra giustizia») a cui però è seguita la presentazione della mozione di fiducia in Parlamento.

«Nessuno vuole sacche di impunità - ha spiegato Draghi - vogliamo un processo rapido con tutti i colpevoli puniti. Giusto per mettere in chiaro da che parte stiamo. Il testo è stato approvato dal consiglio dei ministri all'unanimità e faremo di tutto perché il documento finale sia condiviso nella maniera più ampia possibile»

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