Politica

La Spesopoli dei 5 Stelle

Panorama ha esaminato i giustificativi dei 50 milioni di rimborsi chiesti dai grillini. Scoprendo un uso smodato di diarie, vitto, affitti e trasporti

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Antonio Rossitto

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Il grande bluff della morigeratezza grillina è stato svelato. Nell’ultima settimana, giornali e tv hanno messo in dubbio le decantate restituzioni dei Cinque stelle di una parte dello stipendio. Avete presente quei mitologici versamenti al fondo per le piccole e medie imprese italiane? Bene, al conto finale manca un milione e mezzo. Una decina di parlamentari avrebbe effettuato falsi versamenti con l’espediente più bambinesco: annullare il bonifico entro 24 ore, per intascare la ventilata resa. È seguito l’imbarazzato mea culpa e l’autosospensione di qualche interessato.

Insomma, è scoppiata la rimborsopoli grillina. Ma in realtà, come verificato da Panorama, il problema non riguarderebbe solo un manipolo di furbetti. È tutto il sistema che vacilla, sotto i colpi di rendiconti spericolati e improbabili. Usando un’altra semplificazione giornalistica: è la spesopoli il vero baco. Perfino ad agosto, quando l’attività parlamentare è quasi nulla. 

Premessa fondamentale. L’11 agosto 2011 nel «Comunicato politico numero quarantacinque», pubblicato sul suo blog, Beppe Grillo ratifica: «Ogni eletto percepirà un massimo di 3.000 euro di stipendio, il resto dovrà versarlo al Tesoro, e rinunciare a ogni benefit parlamentare». Ossia: alla diaria (3.503 euro al mese), ai rimborsi per l’esercizio del mandato (3.690 euro), alle spese per andare dall’aeroporto al Parlamento (1.107 euro), a quelle telefoniche (500 euro), oltre che a trasporti illimitati e gratuiti.

Il totale è 8.800 euro al mese: di questi, solo 2 mila euro deve essere giustificato da scontrini o ricevute. Per il resto, quasi 7 mila euro, non serve nessun giustificativo. Criterio che non ha eguali in nessuna azienda o amministrazione pubblica. Una manna, per gli eletti di tutti gli schieramenti. Grillini compresi: che però, a differenza dei vituperati colleghi, hanno fatto voto di francescanesimo politico. Intendimento che permette al Movimento di professarsi agli antipodi dalla banda di manigoldi che, a suo giudizio, siederebbe a Montecitorio e a Palazzo Madama.   

Facile proclama. Anche i Cinque stelle, però, non sono soggetti a nessun controllo né obbligo. Il sito Tirendiconto.it pubblica le note spese di deputati e senatori del M5s da marzo 2013, mese d’elezione, al dicembre 2017, ultimo mese di consuntivo. Dai calcoli di Panorama, i 123 «cittadini» hanno usato più di 50 milioni di euro: una media di più di 7 mila euro al mese. Sommati ai 3 mila euro auspicati ab origine, si raggiunge cifra tonda: 10 mila euro. Più di tre volte quanto indicato dal fondatore nel 2011.   

Il diavolo però si nasconde nei dettagli. Ovvero nei singoli resoconti dei grillini. Che prevedono una quarantina di specifiche voci: dagli «alberghi e simili» ai «servizi postali». Uno degli esempi che fa vacillare la loro buona fede sembra il consuntivo durante le vacanze estive. Agosto 2017, per esempio. Dagli archivi di Camera e Senato si apprende, ovviamente, che i lavori in aula hanno latitato. Appena due giorni di sedute: l’1 e il 2 agosto. Poi deputati e onorevoli sono filati in ferie fino a settembre. Sarebbe dunque logico ipotizzare che gli indennizzi dei Cinque stelle si limitino all’indispensabile: due giorni di trasferta a Roma. Punto. E invece anche sotto il Solleone, a leggere le loro ipertrofiche note spese, pare che tantissimi pentastellati non abbiano goduto di un attimo di riposo. 

Il regolamento parlamentare spiega: «La diaria viene riconosciuta a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma». Quindi, ad agosto 2017, andrebbe parametrata sui due giorni di sedute. Eppure decine di parlamentari grillini hanno utilizzato fino all’ultimo centesimo possibile. Esattamente come nei mesi di normale attività parlamentare. Con alcuni eclatanti eccessi, che fanno fortemente dubitare della genuinità dei ristori ottenuti.

La rendicontazione più strabiliante è quella del senatore barese Lello Ciampolillo. Alla voce «alberghi» annota 2.604 euro: vista l’esiguità dei lavori d’aula, fanno 1.300 euro a pernottamento. Lo stipendio mensile di un operaio. Altri 1.681 euro li ha spesi in «trasporti»: di cui 768 euro per taxi. Sempre sotto la dizione trasporti, il collega siciliano Mario Giarrusso, che ha perfino saltato le votazioni del 2 agosto 2017, ha appuntato 1.026 euro. Poco più di quanto appuntato dal mitologico Alessandro Di Battista, leader dell’ala antagonista: 1.021 euro. Un altro recorman del ramo è il deputato siciliano Gianluca Rizzo, che ha intascato 1.103 euro solo di «rimborsi chilometrici». Mentre la senatrice romagnola Elena Fattori ha annotato 780 euro alla voce «Ztl Roma». 

Lo scorso agosto, sono stati cospicui pure i costi per il «vitto». L’onorevole Carlo Sibilia, noto tra le altre cose per aver definito una «farsa» lo sbarco sulla Luna, ha speso 1.425 euro. Il collega Mattia Mantero, bontà sua, s’è fermato a 1.356 euro, di cui ben 617 euro di generi alimentari. Entrando ancora di più nel dettaglio: alla voce «pranzi e cene di lavoro» primeggia con 640 euro la senatrice Paola Taverna, indomita pasionaria del Movimento. Nemmeno il suo fidanzato, l’onorevole Stefano Vignaroli, ha lesinato su bar e ristoranti: 795 euro euro. Fra le varie ed eventuali, si potrebbero poi inserire i 457 euro investiti in «abbonamenti o ricariche telefoniche» dall’ormai celebre Andrea Cecconi, capogruppo del M5s alla Camera, vicinissimo al leader Luigi Di Maio, al centro della Rimborsopoli grillina dopo il servizio delle Iene. Chi ha ottenuto di più lo scorso agosto è stato però il deputato Cosimo Petraroli: ha giustificato la bellezza di 11.319 euro, tra cui spiccano i 3.600 euro incassati sotto la vaghissima dizione «altre spese».

Anche la contabilità generale è però di tutto rispetto. Sulla base dei resoconti grillini, Panorama ha calcolato che dall’inizio della legislatura a dicembre 2017 i parlamentari del M5s hanno ottenuto 50 milioni di euro di rimborsi. La somma più cospiscua è quella impiegata per l’alloggio: più di 10 milioni. Piuttosto esigente in fatto di immobili è Marta Grande, blogger, la più giovane deputata dei Cinque stelle, ricandidata dopo aver sbancato alle Parlamentare laziali. Per la sua magione ha pagato 132 mila euro: una media di 2.200 euro al mese. Nota a margine: Grande è di Civitavecchia, ad appena una cinquantina di chilometri dalla capitale.

C’è chi però di una casa non s’accontenta. Il già citato Ciampolillo ha sborsato fino a ottobre 2017 ben 90 mila euro per soggiornare in hotel. E quasi 25 mila solo negli ultimi dieci mesi. Il parlamentare pugliese, già mattatore dell’agosto 2017, è  indiscusso recordman in diverse categorie. Quasi 70 mila euro li ha utilizzati per trasporti: noleggio auto, rimborsi chilometri, parcheggio e ben 28 mila euro di taxi. Un lusso che pochi militanti potrebbero permettersi.  Così come i quasi 39 mila euro investiti dal deputato veneto Mattia Fantinati in pranzi, cene e bar. O i 28 mila euro spesi in generi alimentari dal senatore Carlo Martelli, anche lui coinvolto nella Rimborsopoli che sta travolgendo  il Movimento.

Le consulenze, vituperatissime dai grillini, sono un altro record dell’ineffabile Ciampolillo: 183 mila euro, fino a ottobre 2017. E quasi 47 mila negli ultimi dieci mesi, con picchi di 6.200 euro, come a gennaio 2017. Segue a ruota la senatrice Barbara Lezzi, pure lei finita nel tritacarne dei falsi bonifici, con quasi 106 mila euro.  Nell’assistenza legale brilla invece Di Battista: 56 mila euro, più di mille al mese. Mentre Di Maio, come rivelato da Panorama, ha speso ben 171 mila euro in «attività ed eventi sul territorio». Il candidato premier adesso promette pulizia, mentre sgrana gli occhi da cerbiatto: «Cacceremo le mele marce» assicura. Si mostra sorpreso che cotanto clamore insozzi i gigli parlamentari che rappresenta. Dimentica però uno dei capisaldi della Prima repubblica. Lo consegnò ai posteri il leader socialista Pietro Nenni: «A fare il puro c’è sempre qualcuno che ti epura».

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