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Politica

Eppur si muove anche la Delega Fiscale

Dopo «l'accordo» sui balneari un'altra delle storie infinite di questa maggioranza sembra fare un passo avanti

Draghi ottimista sulla delega fiscale, ma le tensioni fra i partiti di maggioranza non sono finite. Se da una parte, il Premier in conferenza stampa dichiara di essere vicino ad un accordo sulla delega fiscale, dall’altro Lega e LeU sono sempre più cauti. Ma partiamo dai fatti di ieri. La conferenza dei capogruppo di Montecitorio ha deciso che la delega fiscale dovrà essere esaminata dalla Camera il 20 giugno. Prima di quella data ci sono però altri due passaggi fondamentali. Il primo riguarda la futura riunione di maggioranza, che dovrà ratificare il nuovo accordo raggiunto. Attenzione perché al compromesso ottenuto dal centrodestra si dovranno aggiungere anche alcune modifiche richieste dagli altri partiti. Il testo finale, dovrà poi passare in commissione Finanze e infine arrivare in Aula. Le tempistiche sono dunque piuttosto strette se si pensa che, stando a voci parlamentari, la delega dovrebbe ritornare in commissione Finanze il 13 giugno. Da tenere conto che dal 2 al 12 giugno i lavori della Camera saranno sospesi a causa delle elezioni amministrative. E che prima di riprendere qualsiasi dialogo in commissione Finanze deve essere convocata una riunione di maggioranza e il testo approvato. Ad oggi il governo non ha però pubblicato un calendario per questo evento; martedì, in compenso, l’ufficio di presidenza della commissione inizierà a dettare i tempi per la discussione al Parlamento del testo.

Un Iter, quello della delega fiscale, che non sarà privo di ostacoli e che non si preannuncia di certo facile. Lega e LeU si sono infatti mostrati cauti sul nuovo testo. La sottosegretaria Maria Cecilia Guerra (Leu-Articolo 1) ha fatto sapere che Liberi e uguali non voterà l'articolo 2 della delega (sulla tassazione personale del reddito) dato che

"dopo l’ultimo compromesso voluto dal centrodestra, conferma di fatto lo status quo, cristallizzando tutte le ingiustizie che caratterizzano il nostro sistema fiscale. In primo luogo quello di una progressività che colpisce ormai solo i redditi di dipendenti e pensionati". E dall’altra parte, esponenti del Carroccio hanno sottolineato come prima di dare l’ok definitivo al testo di compromesso della delega vogliono vedere il risultato finale (il documento che dunque verrà fuori inserendo dentro anche le modifiche richieste dal centrosinistra). Poco contenti della delega lo sono anche i sindacati, che chiedono un incontro al governo: “i dati del Mef mostrano che l’85% di chi paga l’Irpef è costituito da lavoratori dipendenti e pensionati, a conferma che ormai questa imposta è in capo solo a questi soggetti. È fondamentale che si affronti il nodo ineludibile dell’evasione fiscale attraverso una svolta epocale di contrasto per recuperare gli oltre 100 miliardi evasi ogni anno. Su questi aspetti, la Uil con la Cisl e la Cgil hanno da tempo presentato una piattaforma unitaria, con precise proposte che disegnano una vera riforma fiscale nella direzione della giustizia e dell’equità" , conclude Domenico Proietti, segretario confederale della Uil.

Meno polemico il M5S che si dice soddisfatto dell’accordo raggiunto sulla delega fiscale e si augura “che si proceda celermente all’esame del testo in commissione con successivo approdo in Aula entro il termine previsto per il 20 giugno”. Martinciglio e Giovanni Currò, rispettivamente capogruppo e vicepresidente M5S della commissione Finanze alla Camera, ribadiscono come non si debba dimenticare che “una riforma così importante è rimasta bloccata per due mesi senza ragioni sostanziali", per poi attaccare l’accordo raggiunto dal centrodestra: "A questo proposito ricordiamo che anche sul catasto nulla è cambiato se non nella forma, dato che già il testo originario escludeva l'utilizzo delle nuove rendite a fini fiscali. In compenso, imprese, famiglie e professionisti hanno dovuto attendere più a lungo misure importanti come il cashback fiscale per le spese socio-sanitarie e l'easy tax, che consente a chi beneficia del regime forfettario di superare il limite dimensionale dei 65.000 euro di fatturato senza subire un eccessivo e improvviso aumento di imposte". Da sottolineare come il cashback fiscale presupponga, per la sua realizzazione, una revisione in toto del sistema delle detrazioni/deduzioni fiscali (parliamo sia di un riordino delle spese che dei soggetti beneficiari e non). Passaggio non semplice e che vede nel cashback la fine di un iter molto complesso di cui non si è mai riusciti a venirne a capo, in tutti questi anni, anche con maggioranze più “solide”.

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