Politica

IL KO DI CONTE AGLI STATI GENERALI

Il premier subisce oggi i colpi (non devastanti) di Confindustria, dopo quelli dei commercianti e del Quirinale. E' la forza della realtà che voleva tenere fuori da Villa Pamphili

Fin dal suo annuncio la grossa critica piovuta sugli Stati generali dell'Economia è di essere "lontana dalla realtà". Conte lo sapeva benissimo ed ha provato a creare tra le sale ed i giardini di Villa Pamphili un mondo a parte, dorato, dove tutto era bellissimo. Pieno di parole come "unità nazionale", di tanto "ce la faremo, insieme", senza dimenticare degli evergreen come "meno burocrazia", "più aiuti al sud e ai giovani".

Peccato che però a fargli saltare lo schema ci hanno pensato le eccellenze invitate e non alla kermesse.

Il primo è stato in ordine di tempo il Presidente della repubblica che, al via dei lavori, ha ricordato come sia arrivato il momento "di fatti concreti" e non più degli annunci iperbolici.

Il secondo schiaffone è arrivato dall'opposizione che si è rifiutata di presenziare alla passerella spiegando che esiste già un luogo adibito proprio al dialogo ed al confronto: il Parlamento.

La terza sveglia è arrivata dai commercianti con il loro Presidente, Sangalli, che ha lanciato il grido di allarme: "o si fa qualcosa subito o chiuderanno 270 mila imprese e perderemo un milione di posti di lavoro".

L'ultimo colpo, quello del definitivo ko, arriva da Confindustria e, diciamo la verità, era l'unico annunciato e nemmeno troppo violento. Alla vigilia infatti il neo presidente degli industriali, Carlo Bonomi, aveva detto con chiarezza che "il governo non ha un piano economico e industriale per il paese". Oggi poi, sedutosi al tavolo non ha fatto alcuna marcia indietro, anzi: "Ci sono stati gravi ritardi sulla cassa integrazione. Lo Stato ora restituisca 3,4 miliardi di accise sull'energia alle aziende". Richieste di certo non nuove ma che hanno messo il premier all'angolo.

Conte ha provato ad incassare i colpi, come Rocky sul ring, difendendosi con le ormai note frasi senza contenuto ("L'impresa è un pilastro delle società… possiamo avere diversità di opinioni e valutazioni ma qui non c'è nessun pregiudizio ideologico") ma siamo davvero al pugile sulle gambe, barcollante.

Tanto è vero che Conte ha dovuto chinare la testa davanti alle richieste (sensate) di Bonomi che ha chiesto un'accelerazione in merito ai tempi della presentazione del piano di rilancio, prevista dal premier per settembre. E così ecco che Palazzo Chigi ha dovuto annunciare le prime anticipazioni sul rilancio addirittura per settimana prossima.

La realtà, i problemi, le richieste del mondo del commercio e dell'industria hanno rotto la bolla che il premier voleva costruire dentro Villa Pamphili.

È' ora di rimboccarsi le maniche, senza rinvii, scuse, bugie

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